[851]. V. più particolarmente le epistole esortatorie a Benedetto XII e il poemetto latino indirizzato a Clemente VI, ap. Rossetti, Poëmata minora Francisci Petrarchae quae exstant omnia, Milano, 1819-24, v. III.

[852]. V. D'Ancona, La poesia politica italiana ai tempi di Lodovico il Bavaro nel Propugnatore, v. I, p. 145-70.

[853]. Versus de Gregorio papa et Ottone Augusto, ap. Duemmler, Anselm der Peripatetiker, Halle, 1872, p. 78. Ma non mancò, da altra banda, chi negò essere allora, od essere mai stati i Romani legittimi possessori dell'impero. Antonio de Rosellis dice nella sua Monarchia, scritta ai tempi di Eugenio IV (parte V, c. VI, ap. Goldast, Monarchia, t. I, p. 538): «Divino iure non apprehendisse Romanos imperium ostenditur. Imperium non potest competere nisi illis, qui illustrati sunt lumine fidei, et illis qui sunt de ovibus Christi». E seguita dimostrando che l'impero non appartiene ai Romani nemmeno per diritto delle genti, o per diritto naturale. Secondo Guglielmo Postel, nella citata sua opera, la legittima monarchia non fu fondata nè da Costantino, nè da Cesare, ma solamente da Carlo Magno, e spetta pertanto ai Francesi.

[854]. Ad Heinricum IV imperatorem, l. I, ap. Pertz, Script., t. XI, p. 602. Pietro d'Eboli nel suo Liber ad honorem Augusti, altrimenti intitolato Carmen de motibus siculis, così descrive la incoronazione di Enrico VI (l. I, partic. X, testo pubblicato di sul manoscritto originale da E. Winkelmann, Lipsia, 1674, p. 29):

Serta recepturus cum cesar venit in urbem,

Exultat pompis inclita Roma novis.

Ad Petri devenit eques venerabile templum,

Quo pater antistes preredimitus erat.

Balsama, thus, aloe, mirietica, cinnama, nardus,

Regibus assuetus ambrae modestus odor