Il 4 di giugno a Magenta e a Ponte Vecchio si decideva delle sorti di quella memoranda giornata.
Avanti e dentro Magenta il combattimento fu accanito oltre ogni credere. Gli austriaci vi avevano concentrate tutte le truppe del loro centro lasciando la sola brigata Rammindz in riserva. Le truppe degli alleati fecero sforzi i più eroici per sloggiarli; i loro soldati caddero sotto il fuoco violento dei ripetuti contrattacchi. Nel momento il più caldo e decisivo il generale d'artiglieria Auger ebbe un'ispirazione felice; seguendo il movimento dell'estrema destra riuscì a piantare, un dopo l'altro, 42 pezzi d'artiglieria sull'argine della ferrovia ed il loro fuoco a mitraglia fece orribili vuoti nelle file nemiche, e portò lo sgomento nelle brigate del 1o 2o 7o e 3o corpo che combattevano unite: i francesi e due battaglioni di bersaglieri italiani si slanciarono con impeto irresistibile contro il nemico che non resse all'urto tremendo, si ruppe e si dette alla fuga. Alle 8 di sera le truppe francesi entrarono a Magenta. Gli austriaci vi perdettero due bandiere, quattro cannoni e circa quindicimila uomini fra morti, feriti e prigionieri.
La vittoria di Magenta ebbe per immediata conseguenza non solo la sollevazione di Milano e di tutta la Lombardia, ma pur quella dei Ducati e delle legazioni pontificie.
Il giorno 8 di giugno, dopo un accanito combattimento di tre ore i francesi sloggiarono gli austriaci, comandati dal Principe di Sassonia ed occuparono Melegnano.
Il giorno 10 gli austriaci sgombrando Lodi batterono in piena ritirata sulla sinistra dell'Oglio.
Il giorno 16 occupate forti posizioni dietro il Chiese attesero di piè fermo gli alleati. Lonato e Castiglione furono i due punti salienti sui quali la linea spiegò la sua azione.
L'imperatore Napoleone e Vittorio Emanuele conosciuta la ritirata dei nemici nell'interno del quadrilatero ordinavano il passaggio del Chiese e l'occupazione delle ultime colline che tra questo fiume e il Mincio rannodano la grande catena delle Alpi alla pianura Lombarda.
Il giorno 23 al Maresciallo Mac-Mahon venne ordinato di fare ricognizioni generali tra il fronte dell'esercito e il Mincio.
Intanto all'imperatore Francesco Giuseppe giunsero grandi rinforzi: cambia, perciò, tattica e risolve di prendere l'offensiva. Divise le sue forze in due grossi corpi di armata, il 23 passava il Mincio sopra 11 ponti gettati fra Peschiera e Goito, spingendo avanti forti ricognizioni, onde conoscere al giusto le posizioni degli alleati.