Napoleone.


Mentre l'Urban, lasciata una forte retroguardia a Varese, contromarciava col grosso della sua divisione su Gallarate diretto al Ticino, Garibaldi ignaro di questa improvvisa ritirata, levato nel tempo stesso il suo campo da Induno, per Arcisate, Rodero, Casanova arrivava a Como fra il tripudio di quella cittadinanza che da quattro giorni paventava di rivedere ad ogni istante gli austriaci.

La vittoria delle armi alleate spalancava loro le porte di Milano, mentre gli austriaci erano obbligati a ritirarsi precipitosamente.

Quest'avvenimento fortunato ebbe per immediata conseguenza non solo la liberazione della Lombardia ma la sollevazione dei ducati, delle Legazioni e dell'Umbria.


Nel giorno 20 di giugno una forte colonna di soldati svizzeri al soldo del Papa, partiti da Roma assaliva Perugia che si era ribellata al governo papale. La patriottica città, quantunque la gran parte della gioventù fosse in Lombardia a combattere con Vittorio Emanuele e con Garibaldi, oppose una valorosissima resistenza, dapprima dall'alto delle mura, poi nelle contrade, combattendo corpo a corpo, cedendo il terreno alle forze soverchianti palmo a palmo, finchè, i bravi Perugini sopraffatti dovettero cedere. I vincitori, satelliti della tirannide vaticana, inferociti per la resistenza incontrata, si vendicarono mettendo a saccheggio la città, seminando strage, non rispettando neppure gli inermi e le donne; la strage di Perugia perpetrata da armati al soldo del Papa andrà alla storia come fatto esecrando.


Ventiquattro ore dopo la battaglia di Magenta l'intero esercito austriaco era in ritirata sull'Adda; le avanguardie degli alleati entravano in Milano, ed anche il piccolo corpo dei cacciatori delle Alpi poteva proseguire la sua marcia fortunosa.

Il 4 e 5 giugno Garibaldi li impiegò a riordinare le sue forze, a chiamare nuovi volontari, perlustrare in tutti i sensi le strade circostanti, e lanciare scorridori che si spinsero fin presso le porte di Milano.