Chi nel giorno 13 giugno avesse potuto guardare a volo d'uccello sulla terra Lombarda vi avrebbe scorto: l'imperatore Napoleone colla sua guardia imperiale a Gorgonzola, il re Vittorio Emanuele a Vimercate in mossa per Palazzolo, la più avanzata sinistra degli scaglioni francesi a Treviglio sulla sinistra dell'Adda, il più avanzato scaglione piemontese a Romano sulla sinistra del Serio, lo scaglione austriaco più vicino, divisione Urban, a Pontoglio e Garibaldi marciare coi suoi cacciatori da Palazzolo a Brescia; marcia pericolosa perchè fatta su strada parallela a quella del nemico, quattro volte più forte, e minacciante sul fianco. Ma il generale destreggiandosi con grande avvedutezza, facendo uso delle poche guide, comparendo or quà or là su tutti i punti della linea nemica, spingendo a marcia forzata i cacciatori delle Alpi, affranti ma non domi, all'alba del 14 si trovava già alle porte di Brescia, la quale, incitata da infuocate parole dell'illustre patriota Giuseppe Zanardelli, non aveva atteso neghittosa l'arrivo del corpo liberatore, ma era già tutto pronto per dare a colui che li emancipava potente aiuto. Dopo l'entrata in Brescia accolto dalla popolazione delirante, Garibaldi cessava di godere di quella indipendenza che era il principale fattore dei suoi successi.
Mentre i cacciatori dello Alpi eransi fermati nella sera del 14 di giugno per pernottare a S. Eufemia a due chilometri circa da Brescia, il generale Garibaldi riceveva nella notte stessa un ordine dal quartier generale espresso in questi termini: "S. M. il Re desidera, che domattina ella porti la sua divisione su Lonato, dove sarà raggiunto dalla divisione di cavalleria comandata dal generale Sambuy composta di quattro reggimenti di cavalleria di linea, con due batterie a cavallo".
Generale Della Rocca.
Ebbe anche l'ordine il generale di ristabilire il ponte del Bettoletto sul Chiese a monte del ponte di S. Marco.
Sul fare dell'alba del 15 Garibaldi lasciata una compagnia a S. Eufemia, e fatto perlustrare tutto intorno il paese si pose in marcia. Giunto a Rezzatto e non avendo notizia della divisione di cavalleria che doveva seguire, fermò la colonna e mandò al Re, a mezzo del tenente Trecchi, un rapporto scritto col quale informava che, quantunque avesse sul fianco destro la divisione Urban pure egli procedeva avanti per eseguire gli ordini ricevuti. Infatti pattuglie delle guide a cavallo avevano rapportato che avamposti nemici stavano sulla strada tra Rezzato-Castenedolo e Villa-Boffalora. Per non lasciarsi dietro al suo fianco destro truppe nemiche sì prossime, scaglionò i suoi sei battaglioni nel modo seguente. Due del 1o reggimento agli ordini di Cosenz, dietro le case Carbone in Tre Ponti; un battaglione del 2o con una squadra di carabinieri genovesi sotto il comando di Medici, in Bettola di Ciliverghe, dove la strada da Brescia a Lonato si biforca, l'una sul ponte di S. Marco, l'altra a sinistra sul ponte del Bettoletto; l'altro battaglione del 2o reggimento, e i due del 3o coll'artiglieria e con i rimanenti carabinieri genovesi Garibaldi stesso li condusse in persona al ponte del Bettoletto; al colonnello Turr addetto al suo Stato Maggiore il generale ordinava di occupare con due compagnie del 1o reggimento lo sbocco di Tre Ponti verso Castenedolo e nel tempo stesso riconoscere bene il nemico; a tutti Garibaldi raccomandava di difendere ad ogni costo la strada da Rezzato a Tre Ponti e Bettola di Ciliverghe aspettando l'arrivo della divisione di cavalleria piemontese; mandò il capitano Corte del suo Stato Maggiore ad avvisare Cialdini che era sul Mella, della sua mossa e si mise senz'altro per la via di Molinetto. Intanto il generale Rupprecht, che colla sua brigata formava l'avanguardia della divisione Urban dal Mella al Chiese, mandava ricognizioni sulla strada tra Rezzato, Tre Ponti e Bettola-Ciliverghe, mentre si portava col grosso a Castenedolo.
Per far fronte al nemico e rigettarlo come aveva ordinato il generale Garibaldi, Medici fece costrurre una barricata al biforcamento della strada Brescia-Bettola-Ciliverghe appoggiata alla Cascina Lana che occupò militarmente; pose tre compagnie nel Cimitero di Ciliverghe munendo i muri di feritoie. Cosenz dal suo canto fece occupare Osteria di Rezzato, casa Bassalini che sta a destra della strada bresciana a capo del sentiero di Tre Ponti, munendo i muri di feritoie, lasciando in riserva il primo battaglione. Così la difesa era ordinata col fronte a Castenedolo, la destra a Osteria di Rezzato, il Centro a Tre Ponti, la sinistra a Bettola-Ciliverghe.
Una ricognizione nemica si spinse stendendo la sua catena di cacciatori fin sotto il giardino di casa Bassalini; e fu presto respinta. Alle otto di mattina il nemico molto rinforzato si avanzò a destra e a sinistra del canale Lupo, con forti riserve nelle cascine Chizzola e Chidone fra Tre Ponti e la strada ferrata. Il colonnello Cosenz deliberò di opporre attacco ad attacco; il colonnello Turr si recava di persona a Rezzato e dava ordine al comandante della compagnia posta all'Osteria di mandare una parte dei suoi uomini per un sentiero traversale in forma di testa di colonna che accennasse a girare la sinistra della catena nemica.
Ciò fatto Turr raggiunse Cosenz il quale, spinte due compagnie da casa Bassalini a risoluto attacco di fronte, costringeva il nemico a ripiegare; e tanto fu l'ardore dei nostri da riuscire a sloggiare il nemico anche dalle due cascine Chizzola e Chidone, ed occupare l'argine della strada ferrata e il ponticello sul Lupo.
I nostri, rinforzati da una compagnia del Bronzetti e da altra del Lipari, non si arrestarono, assalirono il cascinone chiamato Fenile-Ospitale e, sebbene fortemente difeso, riuscirono a cacciarne il nemico e l'occuparono.