La mattina del 20 la brigata col generale a capo si metteva in marcia. Un ordine del Comando generale portava che i cacciatori delle Alpi senza indugio si recassero ad occupare la Valtellina.
Il 26 la brigata bivaccava a Pontida e a sera arrivava a Lecco; così il generale si approssimava alla meta designatagli, la Valtellina, preceduto buon tratto avanti dal colonnello Medici. Lecco, costeggiando il lago, mena a Colico e, continuando nella Valtellina, va per lo Stelvio al Tirolo austriaco.
La Valtellina incomincia dalla foce dell'Adda nel lago di Como e si prolunga, incassata fra altissimi monti, le cui inaccessibili punte piramidali vanno a congiungersi colle altre pure altissime dello Stelvio.
Il basso fondo della valle è così stretto da non lasciare altro spazio che al corso rapidissimo dell'Adda e ad un'unica strada carreggiabile che la costeggia fino a piccola distanza da Bormio, ove volge a sinistra per salire allo Stelvio.
Bormio, ora poco popolato, fu un punto importante cinto di fortificazioni, avanzo delle quali sono le sue antichissime torri.
Da Bormio incomincia una strada tortuosa tagliata lungo il fianco del monte Cristallo; verso la sommità si trova la fortissima posizione della Cima di Sponda Lunga che gli austriaci tenevano chiusa con doppie palizzate e con parapetti, oltre a due fortini all'estremità, armati di più pezzi per battere di fianco e di fronte il sottoposto stradale, nei cui ponti e gallerie vi avevano praticato delle mine. Trincerati in tale inespugnabile posizione gli austriaci vi possedevano la chiave dell'unica comunicazione della Valtellina all'Alto Tirolo.
Il generale Cialdini avendo assunto l'incarico della difesa delle Valli limitrofe al Tirolo aveva concentrato il nerbo delle sue forze in Valcamonica e come principale punto lo stretto di Breno che mise tosto in stato di difesa.
A Garibaldi era dato l'incarico d'impedire la discesa in Lombardia di masse nemiche dal Tirolo. Importava prima di tutto impadronirsi delle gallerie soprastanti alla strada dello Stelvio, per frapporre un ostacolo inespugnabile alla minacciata invasione. Necessitava quindi conquistare la sommità dello Stelvio onde far nostro lo sbocco alla valle dell'Adige.
Questo compito era affidato al colonnello Medici, che precedeva la brigata comandata da Garibaldi, il quale aveva formato una colonna di ottocento combattenti con volontari che il maggiore Fanti, il capitano Bassini ed il tenente Bottini avevano arruolati ed armati alla meglio.
Il giorno 25 giugno Medici diede ordine al tenente Zambelli, comandante una compagnia di volontari Valtellinesi, di occupare il ponte del Diavolo come estremo avamposto, e la seconda linea di Prese-Mondadizza e Balladore, mentre faceva avanzare le altre truppe su Mazzo, Grosetto e Grosio, e si assicurava i fianchi con un distaccamento in Val Grosina, ed un altro alla sommità del Monte Mortirolo che comunica colla Val Camonica.