"Trovando, con arti subdole e continue, vincolata quella libertà d'azione che è inerente al mio grado nell'Armata dell'Italia Centrale, onde io usai sempre a conseguire lo scopo, cui mira ogni buon italiano, mi allontano per ora dal militare servizio. Il giorno in cui Vittorio Emanuele chiami un'altra volta i suoi guerrieri alla pugna per la redenzione della Patria, io ritroverò un'arma qualunque ed un posto avanti ai miei prodi commilitoni.

"La miserabile volpina politica, che turba il maestoso andamento delle cose italiane, deve persuaderci più che mai, che noi dobbiamo serrarci intorno al prode e leale soldato dell'Indipendenza Nazionale, incapace di retrocedere dal sublime e generoso suo proposito; e più che mai preparare oro e ferro per accogliere chiunque tenti tuffarci nelle antiche sciagure.

G. Garibaldi"

Dopo ciò il generale volle annunciare al Re la sua determinazione con questo affettuoso e riverente biglietto:

23 novembre 1859.

Sire,

"Secondo il desiderio della Maestà Vostra, io partirò il 23 da Genova per Caprera, e sarò fortunato quando voglia valersi del mio debole servizio.

"La dimissione mia, chiesta al Governo della Toscana ed al generale Fanti, non è ottenuta ancora. Prego Vostra Maestà si degni ordinare venga ammessa.

"Con affettuoso rispetto di Vostra Maestà

"Devmo