A rendere più memorabile la giornata, Peschiera si era resa alle 2 pomeridiane; e alle 4 il Re lo annunziava all'esercito durante il combattimento.
Per facilitare le comunicazioni con la Carniola e con la Carinzia il Re Carlo Alberto credette utile di conquistare la posizione di Rivoli, punto importantissimo per gli austriaci; ne diede ordine al generale De Sonnaz.
Stava a difesa dell'importante posizione il colonnello Zobel con 4 mila uomini. Il generale De Sonnaz il 9 di giugno si metteva in marcia e l'avanguardia piemontese, formata dal battaglione degli studenti, entrata a Cavaion, che trovò sgombra di nemici, proseguiva fino a Costerman ove pernottava ad un'ora di distanza dagli avamposti.
All'indomani il De Sonnaz divideva il corpo in due colonne; l'una comandata dal Duca di Genova composta dalle due brigate Piemonte e Pinerolo, dalle compagnie degli studenti, dei volontari pavesi e piacentini e di due batterie, giunse per Costerman, Boi e Caprino, sopra S. Martino, accennando a circuire la posizione di Rivoli per la sinistra e tagliare la ritirata al nemico, l'altra colonna partita da Pastrengo composta di tutta la Divisione Broglia per la strada del Ronchi ed Affi giunse sopra Rivoli che fu trovato sgombro, perchè il Zobel, quando si accorse che due forti colonne erano in marcia per attaccarlo da due parti, s'era ripiegato su Incanale; giunto a Preabono occupava fortemente la Corona, punto molto importante sul suo destro fianco e le Croare, e mandava sul Trentino alcune compagnie sulla sinistra dell'Adige e quivi sperava di mantenersi. Ma allo spuntare del giorno 11 fatto assalire dal Duca di Genova, dopo qualche resistenza, batteva in ritirata verso Madonna della Neve luogo al di là del confine italiano.
Il 18 luglio le truppe Piemontesi ordinate a serrar più d'appresso Mantova, con brillante attacco ordinato e diretto dal Generale Bava s'impadronivano di Governolo ricacciando nelle paludi gli Austriaci e facendone molti prigionieri.
Il giorno 22 luglio il Maresciallo Radeztky deciso di dare una decisiva battaglia ai Piemontesi usciva di Verona con 45 mila uomini; divideva queste forze in tre corpi l'uno capitanato dal d'Aspre doveva portarsi sulle alture e il borgo di Sona; l'altro comandato da Wratislaw doveva assalire Sommacampagna; il terzo lo teneva sotto mano il Wimpfen per soccorrere al bisogno d'Aspre o Wratislaw.
Le posizioni che stavano per essere investite dal nemico erano difese dal Generale Broglia che con la brigata Savoia, un battaglione del 13o, alcune compagnie di Toscani, di bersaglieri e di volontari, sei squadroni di Cavalleria Novara, una batteria da posizione Piemontese, due pezzi Toscani e quattro pezzi Modenesi e Parmensi, occupava Palazzolo, S. Giustino e mandava avamposti alle Cascine di Colombarone a destra ed a sinistra fra Sondrio e Boscolengo.
Pochi alberi abbattuti e qualche barricata erano tutte le difese dei Piemontesi sulla sinistra.
Non così al centro ove il generale De Sonnaz aveva fatto innalzare un lungo bastionato che legando le colline di Palazzolo con quelle di Sona, chiudeva la gran strada che da Peschiera porta a Verona; quest'opera era difesa dal Duca di Genova e dai Parmensi.
Sulla destra a Sommacampagna eransi pure erette alcune trincee, difese da un battaglione del 13o e dai Toscani con tre cannoni.