Stava in riserva Novara Cavalleria. Erano in tutti appena ottomila uomini.

In Villafranca stavano gli altri due battaglioni del 13o, un secondo battaglione Toscano e mezza batteria di artiglieria; in tutto duemila cinquecento uomini che non presero parte al combattimento.

L'attacco incominciò a Sona alle 6 del mattino del 23 luglio; i Piemontesi assaliti da tre lati con forze tre volte superiori, respingevano con grandissimo valore i ripetuti attacchi.

E sebbene il Wimpfen vedendo l'ostinata resistenza dei Savoiardi e dei Parmensi avesse mandato in aiuto la riserva, pure poco frutto ne riportava contro il bastione difeso dalla brava artiglieria e dalle valorose truppe di fanteria; nè sarebbero riusciti ad impadronirsene se Sommacampagna avesse potuto resistere. Ma come era possibile resistere mentre tre battaglioni combattevano arditamente per più ore contro tre brigate? E non sarebbero entrati in Sommacampagna neppure; ma gli Austriaci per venirne a capo, collocata una batteria di obici sull'altura del Santuario della Salute, fecero piovere nel paese tale una grandine di proiettili che i Piemontesi dovettero sloggiare e ripiegare assai ordinati sopra San Giorgio in Salice, nel qual luogo erasi già ridotto il generale Broglia ritiratosi egli pure in ordine perfetto portando con se la sua artiglieria; dietro ordine ricevuto dal generale De Sonnaz ricondusse le valorose truppe per Sandrà e Colà sopra Pacengo.

Il maresciallo Radetzky dopo questa battaglia che gli era costata numerose perdite si preparava a valicare il Mincio per impedire a De Sonnaz di ricongiungersi col resto dell'Esercito; intanto Carlo Alberto ordinava i suoi per assalire il nemico e cacciarlo dalle posizioni di Custoza, Sommacampagna e Staffalo, ributtarlo contro il Mincio e togliergli la ritirata su Verona.

Il generale De Sonnaz prima del far del giorno del 24 luglio uscito da Peschiera colle sue genti saputo dell'avvicinarsi degli Austriaci al Mincio, presidiata la terra di Ponti con cinque battaglioni e collocati due cannoni e una compagnia di bersaglieri a Salionze per contrastare al nemico il passaggio del fiume, con la brigata Savoia recavasi a Monzambano; senonchè assalito il presidio di Ponti da forze assai preponderanti, dopo accanita resistenza furono costretti cedere, abbandonando i cannoni per ridursi a Peschiera; anche De Sonnaz vedendo che non avrebbe potuto tenersi a Monzambano con le poche sue forze, cinque volte inferiori a quelle nemiche, dovette abbandonarla per raccogliersi a Volta.

Ma nel frattempo Carlo Alberto trionfava in Val di Staffalo; il re si era mosso da Villafranca alle 2 e mezza pomeridiane colle brigate Guardie Piemonte e Cuneo, aveva lasciato la brigata Aosta ad Acqueroli a breve distanza da Villafranca sulla strada verso Valleggio, dando ordine a Sommariva d'invigilarla, a Manno di custodire Villafranca, ad Olivieri di lasciare la brigata Robillant di riserva al Centro e portarsi a perlustrare sulla destra in direzione di Alpo.

Giunta a Pozzomoretto la brigata Guardie veniva salutata dal cannone nemico, ma l'impareggiabile brigata schierava a battaglia i suoi battaglioni, piazzava la sua artiglieria e controbatteva vittoriosamente quella nemica; la brigata Cuneo continuando ad avanzare al centro progrediva sino a Fredda ed all'imboccatura della Valle di Staffalo che separa i Monti Gai e Mondatore dalle colline della Berettara e di Somma.

La brigata Piemonte convergendo fino a destra fiancheggiata dalla cavalleria assaliva la posizione di Berettara.

Gli austriaci avevano collocato due pezzi su quel Monte in un'ottima posizione da dove mitragliava i nostri; il generale Bava faceva prontamente raccogliere in un forte drappello i volteggiatori dei due reggimenti Piemonte e postili sotto gli ordini di due Capitani Marcello del 3o e Chiabrera del 4o ordinava loro di sloggiare il nemico e rivoltosi ad essi diceva: