"Vedono quei due pezzi?—me li facciano tacere".
In breve spazio di tempo—in meno di mezz'ora gli artiglieri che li servivano erano fulminati: l'ufficiale austriaco pensò a tirarsi indietro ma non fu in tempo, i nostri erano sul monte.
Da per tutto si combatteva dai nostri con impareggiabile valore guidati dal Duca di Savoia e dal duca di Genova, a baionetta spianata cacciavano gli Austriaci dalle favorevoli posizioni di Sommacampagna e di Custoza e vi si mantenevano; i morti da parte degli Austriaci furono in numero stragrande circa quattromila. Furono diciotto ufficiali, milleottocento soldati colla loro bandiera quelli che dovettero deporre le armi.
Fu un giorno di gloria! ma era destino fosse foriero di ben dolorose sventure!
Il 25 luglio Carlo Alberto ordinava alle sue truppe d'impadronirsi di Monzambano e di Borghetto alfine di ricongiungersi al De Sonnaz. Usciva col Bava e col Sommariva da Villafranca e presso Valleggio attaccò gli Austriaci. Ma l'astuto Radetzky indovinando la mossa aveva moltiplicato le sue forze traendole tutte con se da Mantova e da Verona, e mentre si combatteva accanitamente nei pressi di Villafranca, il Duca di Savoia e il Duca di Genova venivano furiosamente attaccati a Sommacampagna ed a Custoza. Dopo fierissima lotta, dopo essere stati per bene otto volte respinti da Custoza e da Berettara nei quali combattimenti i principi di casa Savoia dettero prova d'indomito coraggio, finalmente gli austriaci del generale d'Aspre che ritornavano all'attacco con sempre nuovi rinforzi poterono nel cadere del giorno occupare Sommacampagna e stabilirsi nella posizione di Custoza.
Questo risultato ebbe le più fatali conseguenze. Nello scoraggiamento e nel pericolo di quelle ore, fu decisa l'immediata ritirata su Goito.
Per la via di Roverbello marciava in ritirata l'esercito piemontese; chiudeva la marcia il duca di Savoia. Con cozzo furioso l'armata regia la sera del 26 s'avventava all'assalto di Volta, superando sotto il fuoco micidiale nemico l'ertissima altura lottando disperatamente nelle tenebre, replicando l'assalto più e più volte in sette ore di combattimento; ma ogni sforzo fu inutile, il nemico ne faceva un vero macello—e la ritirata si rese imperiosamente necessaria.
A Custoza si era iniziata, a Volta si compiva la catastrofe!
L'ora del risveglio era suonata, e qual triste risveglio!