Garibaldi continua la lotta contro l'Austria.
La Lombardia dopo l'Armistizio avea piegato il capo al duro destino; era forza che Garibaldi piegasse il suo; ma la sua doveva essere la ritirata d'un leone! Decide pertanto di piegare su Como, sperando che il paese, scosso dal primo sbalordimento, si leverebbe in armi per riprendere la lotta. Infiammato da questa fede arrivava coi suoi a Camerlata; ivi prendeva posizione e si trincerava: di là spediva messi al Griffini, al D'Apice, al Manara, all'Arcioni perchè si riunissero a lui per continuare la guerra Santa; apriva nuovi arruolamenti invitando alle armi il paese. Tutto inutile! Il Griffini per la Valcamonica, il d'Apice per la Valtellina, erano già in via sul confine Svizzero; il Manara, il Dandolo, il Durando subendo l'Armistizio, s'erano incamminati verso il Ticino; la sua Colonna, anzichè ingrossare perdeva più della metà dei suoi uomini; una cosa era sicura: che gli Austriaci s'avanzavano, e in poche giornate potevano avvilupparlo.
Tuttavia non volle darsi vinto. Levò bensì il campo dirigendosi verso San Fermo; ivi giunto, fece formare sulla piazza il quadrato e arringò i rimasti; disse che sarebbe stata vile cosa deporre le armi; che bisognava continuare la guerra di banda e con altre parole incisive che egli sapeva così ben trovare, tentava comunicare il suo sacro fuoco agli altri—ma il silenzio eloquente fu la prima risposta; nuove e numerose diserzioni, furono il commento di quel silenzio.
Calato il cappello sugli occhi come era solito fare nei momenti più torbidi, l'eroe iniziò la marcia senz'altro col resto de' suoi su Varese; passatavi la notte del 9, ripartiva il mattino seguente per il Lago Maggiore, e tragittato il Ticino a Sesto Calende approdò la sera del 10 agosto a Castelleto presso Arona. La mattina dell'11 s'impadronì nel porto d'Arona dei due piroscafi "S. Carlo" e "Verbano" v'imbarcò in essi e in alcuni navicelli a rimorchio, i millecinquecento uomini rimastigli; risalì il Lago Maggiore e sbarcò a Luino ove pose il suo campo.
Era la prima delle sorprese con cui Garibaldi doveva far meravigliare popoli e governi.
Già aveva deciso di non lasciare la terra Lombarda senza misurarsi con lo straniero. Egli mantenne il suo voto, nè l'occasione si fece attendere.
Fin dalla mattina del 15 una colonna di Austriaci forte di duemila uomini era partita da Varese coll'intenzione di attaccare i legionari italiani. Garibaldi era ammalato nell'albergo della Reccaccia posto a piccola distanza da Luino sulla strada di Varese. Medici vegliava per lui. Barricata la strada al di là dell'albergo, collocati gli avamposti, spediti esploratori a scandagliare i dintorni, stava in guardia pronto alle armi. Non era scoccato il mezzogiorno che gli esploratori vennero ad annunciargli l'avanzarsi del nemico.
Medici corse ad avvertire Garibaldi il quale, dimentico del male che lo tormentava, balzava dal letto, montava a cavallo, spiegava una parte della sua colonna sulla strada nei campi circostanti, appostava sulla sinistra il Medici col rimanente del corpo, lasciava, secondo il suo costume di guerra, avvicinare il nemico e, scambiati pochi colpi, lo caricava alla baionetta, prima di fronte, poi colla colonna del Medici di fianco. In poche ore di fiera lotta lo metteva allo sbaraglio, inseguendolo per lungo tratto di via e costringendolo a lasciare sul terreno, tra morti feriti e prigionieri, circa duecento uomini.
Una nuova campagna era incominciata in Lombardia! Il giorno 16 stette ad aspettare un nuovo assalto del nemico, che non si fece vedere; il dì seguente per la Valgana, s'avvicinò a piccole tappe a Varese, dove entrò il 18 alle cinque del pomeriggio.
La patriottica città lo accolse trionfalmente. Vi passò in riposo la giornata del 19, e la mattina del 20 avvertito dell'avvicinarsi di un grosso corpo di Austriaci ordinò la ritirata sulle colline d'Induno, spingendo Medici ad Arcisate. Il giorno appresso alcune compagnie presentavansi in ricognizione e, raccolte le notizie sulle posizioni occupate da Garibaldi, ripartivano. Il 23 tutta la divisione D'Aspre, comandata dal generale in persona, forte di dodicimila uomini, entrava in Varese, mentre due altre colonne Austriache, l'una da Luino e l'altra da Como, erano in moto per occupare tutti i passi della Valcuvia e del Mandrisiotto con l'intendimento di impedire a Garibaldi ogni ritirata e farlo prigioniero.