La mattina del 20 il generale in capo mandò sulla strada di Terracina qualche squadra volante di fanti e di cavalli a perseguitare il nemico; ma Garibaldi aveva già idea di buttarsi nel Regno ed accendervi la rivoluzione.

Ne scrisse perciò lo stesso giorno al Roselli con la seguente lettera:

"Generale.

"Io profitto della vostra compiacenza ad ascoltarmi, e vi espongo il mio parere. Voi avete mandato ad inseguire l'esercito Napoletano da una forza nostra; ed è molto bene.

"Domani mattina dobbiamo col Corpo d'esercito tutto prendere la strada di Frosinone, e non fermarci fino a giungere sul territorio Napoletano, le popolazioni del quale bisogna insurrezionare.

"La divisione che seguita la strada di Terracina non deve impegnarsi con forze superiori, e deve ripiegarsi sopra noi in caso di urgenza; ciò che potrò, farò anche traverso le montagne, non impedito dal peso dell'artiglieria.

Velletri, 20 maggio 1849.

G. Garibaldi."

Il generale Roselli, come era debito suo, trasmise la proposta di Garibaldi al Ministro della Guerra, esponendo le difficoltà dell'impresa e declinandone la responsabilità.

Il governo Romano richiamò a Roma il Roselli col grosso delle forze; e lasciò Garibaldi con una brigata coll'incarico apparente di liberare i confini dalle masnade dello Zucchi, ma con quello reale di tentare l'impresa dell'insurrezione del Regno di Napoli.