Vani sforzi! inseguito come belva feroce passo passo dagli Austriaci che con forze superiori da ogni parte lo circondavano, seppe rompere il cerchio di ferro, e per vie dirupate e nascoste, guadagnò dopo enormi fatiche le alture di Carpegna al mezzodì del 30; ne ripartì nel Vespro, traversò la Valle del Conca, prese un po' di riposo poche ore in un bosco, e al tocco dopo mezzanotte ripigliò la marcia alla volta di S. Marino.
Non gli restava altro rifugio!
A San Marino scioglieva la sua colonna e lasciava libero ognuno di tornare alla vita privata col seguente ordine del giorno:
San Marino 31 luglio 1849.
Soldati!
Noi siamo giunti sulla terra di rifugio, e dobbiamo il miglior contegno ai nostri ospiti. In tal modo noi avremo meritata la considerazione che merita la disgrazia perseguitata.
Da questo punto io svincolo da qualunque obbligo i miei compagni, lasciandoli liberi di ritornare alla vita privata, ma rammento loro che l'Italia non deve rimanere nell'obbrobrio, e che è meglio morire che vivere schiavi dello straniero.
Verso le undici di sera chiamò intorno a sè i migliori suoi ufficiali e i pochi suoi fidi, e svelò loro l'incrollabile suo proposito di sottrarsi ai patti che il governo della repubblica Sammarinese stava trattando collo straniero.
"A chi vuole seguirmi, egli dice, io offro nuove battaglie, patimenti, esiglio; patti collo straniero mai".