Le parole di Garibaldi caddero come stille roventi nell'animo degli accorsi al suo invito, ma a pochi bastò il cuore e la forza di ascoltare il suo appello. Non furono più di duecento quelli disposti a seguirlo. Allo scoccar della mezzanotte, preceduto da tre guide paesane, per un unico sentiero di montagna, scendeva il Titano; guizzando tra le scolte nemiche, traversava la Marecchia, passava Montebello; e camminando tutta la giornata verso le 10 di sera del 1o agosto penetrava in Cesenatico. Non perdette tempo; fatti prigionieri i Carabinieri e i pochi soldati austriaci colà sorpresi, s'impadronì di tredici "bragozzi" Chiozzetti, v'imbarcò tutta la gente, uscì dal porto e veleggiò per Venezia.
In sulle prime al fuggitivo arrise la fortuna; ma verso sera apparì all'orizzonte la flottiglia Austriaca che s'avanzava a tutto vapore.
Ritornato ardito uomo di mare, concepì con rapidità fulminea il suo piano; comandò ai bragozzi di sparpagliarsi e di dirigersi verso punta della Maestra, dove le acque basse li avrebbe protetti dall'inseguimento. Ma egli comandava a timidi pescatori; questi alle prima minaccie delle scialuppe nemiche che venivano loro incontro, si scompigliarono senza saper più manovrare: sicchè otto bragozzi caddero prigionieri degli austriaci ed a Garibaldi non restò che gettarsi sulla costa di Magnavacca, che per miracolo potè afferrare.
Ma la terra non era più sicura del mare; squadre di gendarmi lo cercavano per ogni verso.
Prima necessità fu quella di separarsi per potersi meglio nascondere ai nemici. Ugo Bassi e il Capitano Livraghi presero per una via, Ciceruacchio e i suoi figli per un'altra; e Garibaldi restò solo con Anita e il Capitano Leggiero. Ma la povera Anita era in fin di vita, di lei non viveva più lo che lo spirito, il corpo era consunto dagli stenti sofferti. Unico mezzo di salute era quello di lasciare all'istante quella spiaggia; Garibaldi, senza pensare ad altro, prese sulle braccia la sua Anita e scortato da Leggiero, e guidato da un contadino che la fortuna gli aveva condotto dinanzi, col caro peso traversò la macchia e arrivò ad una deserta capanna, dove trovò un nascondiglio, e fu per Anita un po' di riposo un giaciglio di frasche.
Era là da qualche tempo quando Garibaldi si vide davanti all'uscio della capanna un giovanotto in veste signorili che lo salutava rispettosamente. Era Gioacchino Bonnet di Comacchio, di famiglia di patrioti il cui nome va ricordato dagli Italiani. Fu lui che salvò Garibaldi, facendogli traversare le valli di Comacchio, travestito de' suoi abiti, in una sua barca, nella quale aveva preparato anche un giaciglio per l'Anita; fu per mezzo suo, e dei suoi fidi guardiani, che potè arrivare nella fattoria Guiccioli presso Sant'Alberto. Colà appena adagiata sul letto, l'eroica Anita esalava l'ultimo suo respiro nelle braccia del marito.
Così il 4 agosto 1840 alle 4 di sera spirava l'anima forte di Anita Ribeira Garibaldi; essa fu martire dell'amore, sublime, intrepida donna degna compagna dell'Eroe che tanto la pianse. Le sue ossa furono coperte, da poca sabbia, in vicinanza della fattoria Guiccioli alla Mandriola, a circa undici miglia da Comacchio!
Povera martire!!!