Lasciato per necessità il triste luogo Garibaldi, con l'aiuto di patriotti montanari, potè raggiungere la pinetta di Ravenna e di là subito dopo, si condusse alla valle Guiccioli, detto Manubria. Colà venne a prenderlo in consegna il bravo popolano Giuseppe Savini di Ravenna, che, tenutolo nascosto per alcuni giorni in un casolare delle Paludi di Ravenna della Valle di Canna, lo passò ad Antonio Fuzzi, Ravennate esso pure, che a sua volta lo affidò a Don Giovanni Verità onesto e patriottico sacerdote di Modigliana, mercè il quale, attraversato il Passo della Futa potè sconfinare in Toscana. Da allora passando sempre da mano amica a mano amica, sgusciando in mezzo alle ronde mandate alla sua caccia, protetto dalla sua stella, valicò i due versanti dell'appennino. Il 26 agosto fu a Poggibonsi, di là a Pomarance dove fu ospite di Antonio Martini. In appresso, Camillo Serafini lo tragittò a San Dalmazio dove lo raccomandò al Guelfi che a sua volta, condottolo prima a Massa Marittima poi a Follonica, lo consegnò finalmente alle mani di Paolo Azzarini, marinaio di Rio, che si offrì di portare Garibaldi a Porto Venere, in terra di salute.

Colà sbarcato assieme all'amico Leggiero rilasciò all'Azzarini un prezioso documento così concepito:

"Il padrone Paolo Azzarini, che la fortuna mi fece incontrare in terra italiana, dominata dagli austriaci, mi ha trasportato su questo luogo di asilo e di salvamento, trattandomi egregiamente e senza interesse".

G. Garibaldi.


In questo frattempo un forte corpo di armata austriaco invadeva gli Stati di Romagna; occupava il 7 maggio Ferrara e marciava difilato su Bologna. Quel popolo patriottico si dispose alla resistenza, e quando gli austriaci investirono la porta di Galliera buon numero di popolani spalleggiati da uno squadrone di carabinieri comandati dal Colonnello Boldrini con una carica arditissima ed a colpi di baionetta mettono in fuga il nemico; ma i bravi bolognesi sono ad un tratto arrestati dalle scariche di mitraglia di tre pezzi di cannoni che gli austriaci avevano piazzati in buona posizione e fulminati dalle Carabine dei Tirolesi che seminavano morte, sono costretti di cedere e ritirarsi dopo avere veduto cadere ferito a morte il colonnello Boldrini, l'aiutante Marziani, il maresciallo Pavoni e numerosi altri. Occupata Bologna gli austriaci proseguirono per restaurare il governo papale nelle Marche.


CAPITOLO XVI.

Assedio di Ancona e sua eroica difesa.