Ancona era investita dagli austriaci, il 24 maggio, bloccata e chiusa per terra e per mare.

Erano 12,000 gli assedianti, muniti di armi potenti.

Il generale Wimpfen aveva mandato agli anconitani l'intimazione di arrendersi, e di assoggettarsi al Sovrano Pontefice; il Preside Mattioli rispose con fiere parole; Livio Zamboccari, comandante delle milizie a difesa, ricordava: "gloria a piccolo Stato il vincere; gloria per la santità del diritto soccombere".

I difensori erano 4850 compresovi i fratelli accorsi da Iesi, da Loreto, da Sinigaglia, da Fano, da Pesaro, dalla Romagna, dalla Lombardia ed anche dal Piemonte, nell'insieme, i più maldestri alle armi, vissuti fino allora nelle industrie e nei commerci; ma tutti animati di amor patrio, e dal proposito di fare il proprio dovere.

Elia e suo padre erano giunti pochi giorni prima del blocco in Ancona e furono destinati sul vapore da guerra "Roma" sotto gli ordini del tenente di vascello Castagnoli e poscia comandati ai forti in difesa della città.

Il 25 maggio avvenne il primo scambio di fucilate fra le Torrette e Montagnolo, e il primo cannoneggiamento fra il forte della Lanterna e il piroscafo austriaco "il Vulcano".

Il 27 "la Bellona" la più potente nave armata della squadra nemica, attacca il forte della Lanterna con le sue bordate e nonostante fiera difesa, smontati alcuni pezzi, il forte fu costretto al silenzio: diresse allora la nave le sue bordate alla Darsena, ma i cannonieri del forte Marano risposero con spessi colpi e con tiri così bene aggiustati da aprire numerose falle nei fianchi della "Bellona" che fu salvata dal "Vulcano" accorso in aiuto per trarre la Nave Ammiraglia a rimorchio fuori del tiro del forte; essa ebbe il comandante mortalmente ferito, due morti e quaranta messi fuori di combattimento.

Così con ugual valore, con indomita fierezza, nessuno mancò al dovere suo nei memorabili venticinque giorni d'assedio.

Tutti i giorni un combattimento; sui forti, sui baluardi, sulle baricate, all'aperto. Agli austriaci occupanti le alture; alla squadra che batteva il forte cannoneggiando con potenti artiglierie, rispondevano con efficacia i nostri bravi dal Cardetto, dalla Cittadella, dai Cappuccini, da Marano, dalla Lanterna, da ogni luogo fortificato; i marinai e popolani senza conoscere la balistica eransi tramutati in un lampo puntatori meravigliosi.

Nel profondo della notte dal 29 al 30 maggio gli austriaci lanciarono in città una spaventosa grandinata di bombe.