Il 25 aprile le truppe francesi varcavano il confine della Savoia, ed altre prendevano imbarco nei porti di Tolone e di Marsiglia per Genova.

Il dado era tratto, la guerra dichiarata, e il 29 aprile un corpo di austriaci comandato dal generale Giulay invadeva il territorio sardo.

L'esercito Piemontese si concentrava sulla destra del Po, tra Casale e San Salvatore, fiancheggiandosi con Alessandria, aspettando che il nemico avanzasse se lo avesse osato.

Nella giornata del 30 giungevano a Torino ed Alessandria le avanguardie francesi.


In data del 29 aprile 1859 il re Vittorio Emanuele diresse alle truppe un nobilissimo proclama, il quale fra le altre belle cose diceva:

"..... L'annunzio che vi dò è annunzio di guerra; all'armi dunque o soldati... Io sarò il vostro duce. Altre volte ci siamo conosciuti con gran parte di voi nel fervore delle pugne; ed io, combattendo a fianco del magnanimo mio genitore, ammirai con orgoglio il vostro valore. Movete fidenti alla vittoria, e di novelli allori fregiate la vostra bandiera, quella bandiera che coi tre suoi colori e colla eletta gioventù, qui da ogni parte d'Italia convenuta e sotto a lei raccolta, vi addita che avete a compito vostro l'indipendenza d'Italia; questa giusta e santa impresa che sarà il vostro grido di guerra" quali parole del re guerriero e patriota empirono d'entusiasmo e di ardimento gli animi delle milizie regolari e dei volontari Garibaldini.


Nel pomeriggio del 22 maggio Garibaldi con marcia ordinata e celere aveva preso la via di Arona, e mentre per le disposizioni date, tutto doveva far credere che vi avrebbe pernottato, a notte calata le sue truppe facevano un rapido mezzo giro a destra e infilavano, serrate e silenziose, la strada di Castelletto, penetravano nel parco Visconti e trovati alla riva i barconi preparati già dal bravo Viganotti in ordine mirabile s'imbarcarono, e passarono sull'opposta riva occupandola militarmente; e subito dopo la 3a compagnia De Cristoforis, scelta per avanguardia si spingeva a notte profonda dentro Sesto Calende a cogliere nel sonno le autorità austriache, doganieri, gendarmi e croati colà residenti, facendoli prigionieri.