Erano le ore 8 ant. quando cominciò il combattimento. Il brigadiere Nicotera aveva ordinato al 4o battaglione di slanciarsi ad occupare le alture di la del Chiese; prima però che il battaglione giungesse al ponte, l'artiglieria nemica cominciò a fulminarlo e una grossa colonna di austriaci si distendeva di corsa sulle alture di faccia al ponte ed al villaggio di Cimego.
Il maggiore Lombardo comandante il 1o battaglione del 6o reggimento, destinato alla riserva, visto il pericolo che correva il 4o, corre di moto proprio al 3o battaglione che stava allo sbocco del villaggio e gridando "avanti" trasse seco i volontari e primo si lanciò sul ponte ove cadde fulminato. Una palla gli aveva traversato il cuore.
Il Nicotera volle ad ogni costo allontanare il nemico da quelle alture; a questo scopo ordinava al 4o battaglione di scacciarnelo. Si mise alla testa del battaglione il valoroso tenente colonnello Pais-Serra, il quale ordinava si attraversasse il fiume a guado e con grande ardimento, i bravi si slanciano sulle alture sotto il fuoco micidiale del nemico.
I garibaldini fecero sforzi eroici per snidare il nemico dall'elevata posizione, ma dovettero cedere a forze tanto prevalenti e sempre combattendo ritirarsi protetti dall'artiglieria.
Intanto altre masse austriache venivano ad assalire le alture di Narone, per battere la nostra sinistra; il capitano Bennici sostenne con grande valore il combattimento sulla vetta del Narone, ma visto il pericolo di essere avviluppato da forze tanto superiori, dovette ritirarsi colla sua compagnia volante e la 3a compagnia bersaglieri. Il colonnello Guastalla e il maggiore Lobbia dello Stato maggiore, che assistevano al combattimento, visto il pericolo che correvano le compagnie distaccate sulla sponda sinistra del Chiese ordinarono un cambiamento di fronte a destra indietro sempre combattendo. Il generale Garibaldi accorso in vettura mandava un battaglione del 9o reggimento ad occupare Condino ed ordinava all'artiglieria di piazzarsi dinnanzi al villaggio a mezza costa delle alture di Brione; il fuoco di 10 pezzi trattenne il centro e la sinistra degli austriaci. Intanto i generali Garibaldi e Fabrizi provvedevano alla riscossa, e con forze combinate e con grande valore, cacciavano gli austriaci da quelle alture e li mettevano in fuga tale, che più non si arrestarono.
Ormai Garibaldi non temeva più ostacoli, e con le sue mosse progrediva sempre per raggiungere l'obbiettivo dell'azione affidatagli; l'occupazione del Trentino; per cui serrava d'appresso Riva, portava il suo quartier generale a Cologna e incominciava l'investimento di Lardaro.
Padrone delle due valli principali, che dal Garda salivano a Trento, era ormai libero di spiegare tutte le sue forze e di marciare in battaglia contro un nemico, che aveva esperimentato il valore garibaldino. Intanto Medici alla testa di una forte colonna di truppe regolari, si era avanzato vittoriosamente sino a Levico ed a Perzine, per cui la vittoria finale e la presa di Trento era ormai sicura.
Senonchè il mattino del 25 luglio, quando tutto era pronto pel bombardamento di Lardaro giungeva l'annunzio della sospensione delle ostilità, preludio della pace.
Il 10 di agosto Garibaldi riceveva dal generale La Marmora il seguente telegramma:
"Considerazioni politiche esigono imperiosamente la conclusione dell'armistizio pel quale si richiede, che tutte le nostre forze si ritirino dal Tirolo.