Il giorno 26 i ponteficii abbandonavano Viterbo e l'Acerbi se ne impadroniva senza colpo ferire. Nella giornata del 24 si distinse anche il capitano Greco, siciliano.
Il Nicotera che aveva per obiettivo Velletri ebbe un serio e micidiale combattimento a Monte San Giovanni, ove cadeva l'eroico Di Benedetto con ben ventidue valorosi compagni; il 28 il Nicotera prendeva la sua rivincita a Frosinone, ove fugava il nemico cagionandogli forti perdite ed il 30 occupava Velletri.
Appena si seppe in Roma che bande di garibaldini erano entrate nel territorio del papa, il governo non ebbe più ritegno. Chiuse alcune delle porte della città; le altre fortemente custodite; sorvegliati gli alberghi e le case; cacciati i forestieri sospetti; infine rigori e vessazioni di ogni sorta; difficile quindi più che mai preparare una sommossa, senza che la polizia non ne venisse a cognizione.
Cucchi Francesco era stato incaricato, con amplissima credenziale di Garibaldi, d'intendersi col Comitato d'insurrezione e coi membri della Giunta Nazionale per promuovere e dirigere il movimento di Roma.
A coadiuvare il colonnello Cucchi erano entrati in Roma, il maggiore Guerzoni il maggiore Adamoli, il colonnello Bossi, il Cella, i quali sfidando ogni pericolo lavoravano indefessamente perchè scoppiasse la scintilla rivoluzionaria ma, nonostante i prodigi d'operosità e d'ardire del Cucchi e dei suoi compagni, i preparativi per l'audace impresa non si erano potuti completare; e, quel che peggio, le armi, senza le quali i congiurati romani si protestavano impotenti a qualunque tentativo, non erasi ancora trovato modo di farle entrare in Roma.
Ma da quelli di Firenze si scriveva al Cucchi "una schioppettata, una sola schioppettata entro Roma e basta"; e la schioppettata fu tirata.
Disegno dei cospiratori era d'assalire il Campidoglio, impadronirsene ed asserragliarvisi. Un drappello di congiurati guidati dal Cucchi e dal Costa Nino era incaricato di questa faccenda. Il colonnello Bossi con altra squadra doveva sorprendere il corpo di guardia di piazza Colonna; Guerzoni con cento uomini forzare Porta S. Paolo e distribuire agli insorgenti le armi depositate nella Villa Matteini. Giuseppe Monti con altri doveva minare e fare saltare la Caserma Serristori, e Zoffetti e altri cannonieri inchiodare le artigliere del Castel Sant'Angelo. I fratelli Cairoli dovevano scendere il Tevere fino a Ripetta, e portare armi che dovevano prendere a Terni. Senonchè, tutte queste imprese audaci abortirono, perchè il Governatore di Roma venutone a cognizione, aveva prese le misure preventive; solo la Caserma Serristori andò in parte all'aria, ma senza scopo, perchè vuota di soldati ponteficii. I fratelli Cairoli con settanta valorosissimi compagni, arrivati all'altezza di Ponte Molle, saputo che i preparativi di sommossa erano falliti, furono costretti a tenersi nascosti durante la notte fra i canneti, ed a cercarsi poi un migliore rifugio appena fatta l'alba. Credevano d'averlo trovato a Villa Glori sui monti Parioli; ma scoperti ed assaliti da truppe cinque o sei volte superiori, dopo eroica resistenza, caduto Giovanni Cairoli, ferito mortalmente Enrico mentre cercava d'assistere il fratello moribondo, la più bella schiera d'eroi, che avesse mai fatto sagrifizio di sè per la patria veniva decimata e dispersa.
Fallito il moto insurrezionale della notte del 22 ottobre, in Trastevere buon numero di arditi popolani si apparecchiavano alla riscossa.
Giulio Aiani patriota e giovane pieno di ardimento, proprietario di un lanificio in via della Lungaretta, aveva dato convegno a quanti erano giovani liberali, forti e coraggiosi in Trastevere, e per quanto potè, raccolse nel suo stabilimento fucili, revolver e munizioni.