La resistenza era ormai impossibile—e Garibaldi visto il pericolo di essere in breve avviluppati, ordinava la ritirata su Monterotondo, che fu eseguita sotto il continuo grandinare delle palle dei soldati dell'imperatore dei francesi.
Giunto a Monterotondo Garibaldi pensò di organizzare la difesa asserragliandone l'entrata. Ma mancavano del tutto le munizioni avendo i bravi garibaldini consumata fin l'ultima cartuccia; quale difesa era possibile?
I prodi difensori del governo teocratico portarono a Roma, trofeo di vittoria, i due cannoni di Monterotondo, non nostri ma del Papa: e fu una mistificazione!
Portarono è vero dei prigionieri—ma anche questi con frode perchè violarono i patti della capitolazione segnata col comandante del Castello, i quali sancivano che tutti i garibaldini che si trovavano nel Castello e nelle case di Mentana dovevano essere compresi nella capitolazione e lasciati liberi di ritornare alle loro case.
Per dare un'idea di come si svolse una parte dell'azione, ecco il rapporto del colonnello Elia al generale Fabrizi:
Rapporto del Comandante la 6a Colonna
al capo di Stato Maggiore del Comando Generale
Generale Nicola Fabrizzi.
Ancona, li 12 novembre 1867.
Generale,
"Rispondo all'invito diretto dalla S. V. a tutti i comandanti di Colonne che si trovarono presenti al combattimento di Mentana, inviandole questo rapporto sulla parte avuta nel combattimento suddetto, dalla 6a colonna da me comandata.
Alle ore 11 1/2 a. m. del 3 corrente mossi da Monterotondo alla testa della Colonna seguendo l'ordine di marcia prescrittami dal Comando Generale con ordine del giorno della sera precedente.