"Io mi sono trovato presente a pugne ben micidiali, ma certamente, poche volte ho veduto sì gran numero di cadaveri ammonticchiati su piccolo spazio, come ne vidi in quella posizione a tramontana, occupata dalla quarta brigata e da parte della quinta.
"Nelle prime ore della notte il nemico era in piena ritirata, e per vari giorni ci lasciò tranquilli a Dijon avendo sgombrato pure i villaggi circostanti che furono occupati da noi.
"Le notizie dell'armistizio, e poscia della capitolazione di Parigi, e finalmente l'emigrazione dell'esercito di Bourbaky in Svizzera, cambiarono la faccia delle cose.
"Il nemico, libero dall'assedio di Parigi e dell'esercito dell'Est passato in Svizzera, cominciava ad ammassare su di noi forze imponenti, e, malgrado tutte le opere di difesa da noi eseguite, esso avrebbe finito per ischiacciarci ed attorniarci, come aveva fatto a Metz, a Sedan, ed a Parigi.
"Per ordine del governo di Bordeaux dovevasi trattare coi Prussiani per l'armistizio, ed il generale Bordone capo del mio stato maggiore, si recò più volte al campo nemico; ma il risultato della sua missione fu, che per noi non vi era armistizio.
"Dal 23 gennaio al 1o febbraio ci tenemmo come meglio si potè nella capitale della Borgogna in tutte le nostre posizioni. Il nemico aveva capito che per scuoterci occorrevano grandi forze, e ne accumulava molte, tanto che alla fine di gennaio, le sue colonne occupavano con grandi masse il nostro fronte, e cominciavano a stendersi per avviluppare i nostri fianchi. L'esercito di Manteuffel, libero di quello dell'est di Bourbaky, scendeva verso la vallata del Rodano, e minacciava la nostra linea di ritirata.
"Il 31 gennaio si cominciò a combattere verso la nostra sinistra dal mattino, e si continuò sino a notte avanzata. Il nemico ci tastava su vari punti, prendendo posizioni al di fuori di Dijon per un attacco generale. Alcuni corpi prussiani mostravansi nella valle della Saone, minacciando di prenderci a rovescio per la nostra destra.
"Non v'era tempo da perdere. Noi eravamo l'ultimo boccone, che avidamente solleticava il grande esercito vincitore della Francia, e voleva farci pagare cara la temerità di avergli contrastato per un momento la vittoria.
"Ordinai la ritirata in tre colonne: la prima brigata comandata da Canzio, a cui s'era aggregata la quinta, doveva scendere parallelamente alla strada ferrata di Lione, proteggendo l'artiglieria pesante e il nostro materiale che marciavano in vagoni. La terza brigata con Menotti s'incamminò per la vallata dell'Ouche verso Autun. La quarta preso la via di Saint-Jean di Losne, per la sponda destra della Saone verso Verdun. Il quartiere generale partì in via ferrata dopo avere fissato a Chagny il punto centrale della riunione dell'esercito; i vari altri corpi e compagnie di franchi tiratori distaccati dalle brigate, furono pure dirette al punto di convegno.
"Tutto fu eseguito col migliore ordine possibile, grazie all'attività del capo di stato maggiore, del comandante generale d'artiglieria colonnello Olivier, e dei comandanti dei corpi, senza essere molestati dal nemico.