—"Ma dunque la malattia è ben grave?

Il dottore riprese che si trattava di una precauzione—e il Re replicò, "Facciano pure".

Il Re prese il viatico con grande serenità di spirito e disse:

—"Io speravo di morire sul campo di battaglia: ma pazienza!—Muoio almeno in questa Roma, in mezzo al mio popolo".

Dopo il Viatico passarono avanti al Re, affranti dal dolore, i ministri e i dignitari e il Re li salutò tutti.

Al figlio suo disse queste testuali parole:

—"Mio Umberto—caro figlio mio—ti raccomando fortezza, amore alla patria e alla libertà".

Il principe che era inginocchiato accanto al letto, assieme alla principessa Margherita piangente, giurava al padre suo che non avrebbe dimenticati i suoi ultimi comandi e i suoi doveri.

Verso le 11 Vittorio Emanuele—il Grande Re—il Padre della Patria—entrava in agonia, che durò pochi minuti. Quando il prof. Bruno disse: "Il primo Re d'Italia è morto" fu uno scoppio unanime di pianto.

E così il dì 9 gennaio 1878 in Roma, nel palazzo del Quirinale cessava di vivere, dopo breve malattia, il Gran Re a cui l'Italia deve la sua unità, la sua indipendenza.