Due uomini nel secolo nostro lasciarono questa terra accompagnati da universale consenso di laudi e di dolore: Vittorio Emanuele e Garibaldi; perchè essi soli incarnarono due dei più straordinari avvenimenti della storia: un Re fedele alla libertà, che oblia la tradizione della sua stirpe, e mette in pericolo il retaggio dei suoi figli per la redenzione di un popolo; un popolano che si eleva, per virtù propria fino alla potenza di Re, ma per ritornare al suo modesto focolare scevro di qualsiasi ambizione, sagrificando gli ideali della sua anima alla suprema felicità della patria! Inchiniamoci alla memoria di questi Grandi!
Composta la salma del Generale il dottore Albanese inviava questo telegramma perchè fossero note le supreme disposizioni del Generale:
"Garibaldi spirò ieri sera; lasciò un'autografa disposizione in data 17 settembre 1881, così concepita:—"Avendo per testamento determinato la cremazione del mio cadavere, incarico mia moglie dell'eseguimento di tale volontà, prima di dare avviso a chicchessia della mia morte. Ove ella morisse prima di me io farò lo stesso per essa. Verrà costruita una piccola urna in granito che racchiuderà le ceneri sue e mie. L'urna sarà collocata nel muro, dietro il sarcofago delle mie bambine e sotto l'acacia che lo domina".
Ecco poi testualmente la lettera del generale al dottore Prandina:
Caprera, 27 settembre 1877
Mio carissimo Prandina,
"Voi gentilmente vi incaricate della cremazione del mio cadavere e ve ne sono grato.
"Sulla strada che da questa casa conduce verso tramontana alla marina, alla distanza di trecento passi a sinistra, vi è una depressione di terreno limitata da un muro.