Distribuiti viveri e munizioni, raccolti indizi di depressione da parte del nemico il generale risolse per l'alba dell'indomani (15) di dare l'attacco contro l'altura a Nord di Coatit. All'uopo l'artiglieria prima dell'alba doveva essere pronta a battere la cresta dell'altura della quale aveva misurato la distanza. Il 4o battaglione con manovra libera e tattica abissina, doveva scendere stormeggiando nel vallone e risalire l'altura avviluppandola sotto la protezione del fuoco d'artiglieria; le bande nel fianco destro aggirando, dovevano puntare sopra Adi-Auei per minacciare e colpire fianco e tergo dei tigrini. Il 2o e 3o battaglione dovevano aspettare ordini per appoggiare l'attacco.
Ma nella notte Ras Mangascià pensò bene di ritirarsi coi suoi verso Senafé.
Avutone il Barattieri notizia alle 3 1/2 del mattino del 15, diede gli ordini opportuni per l'inseguimento del nemico—questo durò fino a Senafé—ma non fu potuto raggiungere e le truppe abissine si dispersero.
Dopo la sconfitta di Coatit e la disastrosa ritirata da Senafé, Ras Mangascià, mentre faceva proteste di amicizia e mostravasi al generale italiano animato dal desiderio di pace, cercava d'altra parte di raccogliere soldati, ed avendo posto il campo coi suoi a due giornate da Adigrat, era di ostacolo alla pacificazione della regione. In tale stato di cose l'occupazione di Adigrat, capitale dell'Agame, per parte nostra s'imponeva.
Nella metà di marzo Barattieri intimava a Mangascià di disarmare; e siccome invece di disarmare egli continuava a dare molestie, il generale decise di varcare il confine ed occupava militarmente Adigrat.
Intanto le informazioni che venivano dallo Scioa confermavano sempre più la notizia che Menelik era deciso di portare forte aiuto a Mangascià. Nel suo rapporto al Ministro degli Esteri il governatore dell'Eritrea informava dello stato delle cose, concludendo che bisognava essere pronti ad una grossa guerra pel prossimo dicembre.
E fu in seguito a tali notizie che il Ministero, non essendo d'accordo sulle misure da prendersi, reputò opportuno di chiamare il governatore in Italia col seguente telegramma:
Roma, 8 luglio
"Il governo desidera conferire verbalmente sulla situazione preveduta pel prossimo autunno. La preghiamo prendere disposizioni opportune per una sua breve assenza dalla Colonia".
Crispi-Blanc-Mocenni.