Quando si formò il corpo di operazione contro gli Scioani, col suo 1o battaglione indigeni entrò a far parte della brigata Albertone—che come si è visto—fu la prima ad impegnarsi nel combattimento del 1o marzo—ed a sostenere tutto il grave peso dell'immensa oste nemica per essersi distanziata dalle altre nostre brigate.
Dopo la triste notizia del disastro toccato alle armi nostre nella battaglia d'Adua, alla famiglia, ai concittadini, agli amici, trepidanti per la sua sorte, venne notizia che il capitano Cesarini si trovava ad Adigrat; però la novella fu presto smentita. Solo poté essere accertata la sorte del valoroso capitano, quando fu liberato dalla prigionia l'ultimo scaglione dei prigionieri di Menelik del quale faceva parte il tenente Fuso, unico ufficiale superstite della compagnia comandata dal Ciro Cesarini, del quale raccontava così l'eroica fine.
"Il capitano Cesarini con la sua compagnia fu il primo ad attaccare il nemico e ne sostenne il fuoco per due ore di seguito.
"Quando il generale Albertone—dopo accanito combattimento contro masse nemiche dieci volte superiori alle sue forze—minacciato di avvolgimento—si trovò costretto ad ordinare la ritirata—il capitano Cesarini col resto della sua compagnia e con quanti altri potè raccogliere, venne incaricato di proteggere la ritirata—Ed egli—dando esempio ai suoi che in pochi rimasti si serravano intorno a lui—non abbandonava un palmo di terreno e battendosi come un leone compiva fin all'ultimo eroicamente il suo dovere. Ferito ad un braccio continuò a combattere—ma una palla gli fracassò un ginocchio—la ferita era orribile—il sangue ne usciva a fiotti—gli spasimi dovevano essere atroci.
"Io ed il furiere della compagnia volevamo prestargli soccorso—ma egli—visto che per lui era finita—ci pregò di non occuparci di lui—ordinava a me di prendere il comando della compagnia e di resistere fino all'ultimo.
"Allora lo trasportammo in una specie di grotta che vi era lì appresso—durante il tragitto perdette i sensi—lo adagiammo alla meglio e più non lo rivedemmo".
Ecco quanto il generale Albertone dice di questo bravo e della sua eroica compagnia.
"La compagnia rimasta col tenente Fuso, che ne aveva assunto il comando, col furiere ed una trentina di soldati Ascari rimasti, respinse quattro volte il nemico con altrettanti attacchi alla baionetta.
"Durante la mia prigionia intesi più volte dai capi Abissini la narrazione dei prodigi di valore del capitano Cesarini, il quale aveva meravigliato gli stessi nemici".
E combattendo da valorosi lasciavano in quella giornata la vita pure, il prode tenente Monina Attilio, ed i forti giovani Adolfo Muzzi, Alfredo Pettinelli, Adolfo Santarelli, Cesare Salustri, Cesare Stramazzoni.