Sarebbe troppo lungo il ricordare i patriotti che le diedero la vita in tempi ormai lontani ma pur non dimenticati; basterebbe ricordare il Santorre Santarosa—nel 1821—il Basetti—il Tarella—il Mamiot—il Tirelli—il Briffori—il Tarsio—il Viviani—il Torricelli—il Prenario—il Miovitowich—il Dania—il Rattelani—che diedero la vita per la Grecia nel 1822—e l'Andrea Broglio marchigiano che lasciava la vita ad Anatolica nel 1828—come molti greci lasciarono la loro vita per la causa italiana; accenneremo ai più recenti, e diremo che insorta l'isola di Creta dopo la campagna del 1866, ben duemila e più volontari e non meno di ottanta ufficiali corsero a dare agli insorti il loro aiuto. I primi, sbarcati a Sira furono posti sotto gli ordini di Zambra-Kakis, Bisanzios, e Coracas, gli altri sotto il comando del maggiore Mereu, e tutti diretti all'isola di Creta ove si combatteva per la propria indipendenza.

Al Mereu prima della sua partenza il generale Garibaldi consegnava la lettera seguente:

Caprera, 9 ottobre 1866.

"Il maggiore Mereu, uno dei miei prodi compagni d'armi, va in Grecia per combattere la santa causa di quel paese.

"Io lo raccomando caldamente ai miei amici.

G. Garibaldi".

In tutti i combattimenti per l'indipendenza della Grecia il sangue italiano fu sparso gloriosamente.


Nel 1867 la Grecia minacciava di sorgere in armi per la questione non solo di Creta ma anche per la causa macedone: una nuova spedizione di Toscani guidata da Sgarellino partiva da Livorno; toccata Caprera prendeva il comando della spedizione il bravo giovane Ricciotti Garibaldi.

Egli partiva diretto non a Candia ma al Pireo, con istruzioni del padre di vedere di portare la rivoluzione nell'Epiro e nell'Albania e di far sapere che se l'insurrezione avesse luogo, anche egli sarebbe accorso sul campo dell'azione.