Ma mentre un comitato ellenico era dietro ad organizzare un movimento sulla frontiera Epirota; l'intervento delle potenze intimava alla Grecia di spegnere il movimento nel suo nascere, e i volontari italiani dovettero rimpatriare.

Nel 1875, Mico Liubibratic, un eroe Erzegovese, che col Vucalovich si era mantenuto in campagna contro i Turchi per l'indipendenza della sua patria fino al settembre 1862 riportando segnalate vittorie il 13, 14, 18 ottobre—tali da destare l'universale ammirazione e da obbligare il governo ottomano a segnare in Ragusa un trattato favorevole all'Erzegovina (trattato i cui patti non furono poi rispettati)—aveva ripreso le armi e indirizzava un fiero proclama alla gioventù di tutte le nazioni, perchè rispondessero al suo appello. Garibaldi alzava anche esso la sua voce in favore dell'Erzegovina col seguente proclama:

A Liubibratic ed ai suoi gloriosi compagni!

"Miei cari amici,

"Voi vi siete assunti una difficile missione, ma bella, superba, santa; quella dell'emancipazione degli Slavi dalla più atroce delle tirannidi.

"Io vi invidio e giammai tanto mi pesarono gli anni come oggi, che non posso dividere con voi glorie e perigli.

"Già m'indirizzai a tutte le popolazioni che languono sotto il giogo ottomano e non dispero di vedere raggiungere la vostra bandiera dai prodi che contano nella loro storia i Leonidas, gli Spartachi e gli Scanderberg.

"Il vostro divisamento di sostenere la guerra di partigiani durante l'inverno, lo credo il migliore; l'avvenire è vostro. Qualunque uomo che non sia un perverso farà sua la causa vostra e come noi palpiterà di gioia al vostro glorioso trionfo".

Roma, 29 ottobre 1875.

Vostro