"Alle 5 pomeridiane attaccati rabbiosamente, i Turchi interrompono la loro marcia in avanti, si fermano, balenano, si disordinano e infine volgono in precipitosa ritirata. Un grido si leva altissimo dalla Legione Filellenica: "Viva i garibaldini! Viva l'Italia!" Ben altro ci rimaneva da fare.

"Bisognava sloggiare i Turchi che si erano trincerati in un altura detta della Madonna. Montai a cavallo; pregai il valoroso capitano Varatassis, comandante la Legione Filellenica, rimasta in poco più di cento, e il capitano greco Stifiliades che era venuto a mettere a mia disposizione una compagnia di truppe regolari, di appoggiare la mia destra, e sostenuti alla sinistra dal 3o battaglione greco comandato da bravi ufficiali e diretto dal valoroso compagno Ramos, ordinai un attacco generale alla baionetta. Tutti con slancio ammirevole si avventarono ansanti sull'erta posizione nemica, ma i Turchi non aspettarono l'ardito e furioso assalto, abbandonarono la posizione e si diedero alla fuga.

Il sole era tramontato—le fucilate erano cessate—ed anche l'artiglieria taceva—ormai non vi era da fare altro che ritornare ai villaggi per pernottarvi.

"Le trombe suonarono a raccolta e da tutte le parti venivano gruppi di camicie rosse gridando evviva—ebbri tutti di un immenso entusiasmo.

"La prova era superata e splendidamente superata.

"La camicia rossa aveva scritto un'altra pagina non indegna di figurare accanto alle altre gloriose; e l'Italia nostra poteva andare superba di questa nuova generazione dei suoi figli. Avevano combattuto uno contro sette e non erano stati vinti!

"Verso l'una del mattino mi venne l'ordine di ritirarmi per la via di Dranitz a Lamia—e mi si diede notizia che tutto l'esercito greco si ritirava".


Ma il generale Ricciotti Garibaldi non volle abbandonare il campo prima di avere raccolti i feriti e fatto un convoglio di trasporti. E prima di tutto volle rendere l'estremo tributo al valoroso compagno Antonio Fratti dandogli onorata sepoltura. Fu preparata dai compagni la fossa e con mestizia di tutti venne sepolto sotto ad un salice vicino al ruscello Pentamili!

Fra i morti caduti nel combattimento di Domokos—va ricordato un giovane valorosissimo—Oreste Tomassi—degno figlio del maggiore Adolfo Galanti Tomassi che nel combattimento di Milazzo e del Volturno si meritava decorazioni al valore e promozioni.