L'Oreste Tomassi laureato a Camerino e nell'università di Bologna aveva 25 anni.—Si trovava a Vienna per affari—quando saputo che la Grecia aveva impugnato le armi contro la Turchia abbandonava ogni cosa e correva a Trieste per imbarcarsi il 22 aprile pel Pireo. Ecco come il valente giovane dava al padre notizia della sua decisione

Atene 19 aprile (1 maggio) 1897.

Caro Papà.

"Non so se avrai già ricevuto da Mario la notizia della mia partenza per la Grecia. Partii da Vienna il giorno 20 aprile e m'imbarcai a Trieste domenica passata; presentemente mi trovo qui in Atene dove sono arrivato oggi stesso insieme ad una numerosa legione d'italiani accorsi da tutte le parti del regno. Ci fermeremo qui probabilmente fino dopo domani per aspettare l'arrivo di Menotti Garibaldi; onde partire unitamente a un'altra legione di volontari per l'Epiro. Potremo essere in tutti circa tremila. Ricciotti Garibaldi ci ha fatta formale promessa di mandarci in prima linea, volendo il governo greco procurarci questo onore.

"Figlio di un garibaldino—figlio di un soldato della libertà e dell'indipendenza d'Italia—ho creduto di fare semplicemente il mio dovere di accorrere ad arruolarmi per una nazione che combatte per gli stessi ideali per cui ha combattuto mio padre. Non dirmi che ho fatto male, perchè tu pure studente e figlio prediletto—abbandonasti studi e famiglia per una causa consimile.

"Se io morrò credo fermamente che tu saprai sopportare dignitosamente il dolore che ti potrò arrecare. A mamma dille che non è poi certo che io debba morire—e che se anche ciò fosse, si consoli pensando che sarò morto bene. Papà—sono Garibaldino!—Mentre ti scrivo vesto la leggendaria camicia rossa—se io morrò con questa camicia ne dovrete essere orgogliosi!—Se ritornerò che orgoglio per voi e per me! Saluta tutti i fratelli e sorelle—che in questa lettera voglio nominarli tutti—pensando che forse sarà l'ultima".

E fu l'ultima davvero! Ma quale soddisfazione—quale orgoglio per il padre suo—per la sua famiglia! E quale gaudio per noi vecchi nel vedere come i nostri figli sanno far loro i nostri ideali.

O giovani d'Italia che portate in cuore sentimenti così elevati, siate benedetti!

Il generale Ricciotti Garibaldi così scriveva per dare notizia al padre dell'eroica morte del suo Oreste:

"Egregio Sig. Adolfo Tomassi,