Intanto anche Nicola Fabrizi, grande patriota, mandava da Malta a Crispi non liete novelle sull'insurrezione siciliana. Ma Crispi che voleva far decidere risolutamente Garibaldi alla spedizione, faceva sapere a modo suo che le notizie erano buone.

I più decisi erano Crispi, Bertani, Bixio; Stefano Türr dichiarava che avrebbe seguito Garibaldi in qualsiasi spedizione. Sirtori faceva la stessa dichiarazione; Medici decideva di rimanere per seguire il generale con altre spedizioni.

Le insistenze di Crispi, di Bertani, di Bixio, la vinsero. Il 1o di maggio dalla bocca di Garibaldi usciva la fatidica parola "Partiremo!" Elia, che si teneva sempre presso al generale e che ebbe l'incarico di preparare gli equipaggi, avrebbe voluto chiamare i marinari che aveva avuto sotto i suoi ordini nei legni armati a Rimini, ma Garibaldi non credette di accordargli tale consenso, perchè non voleva si propagasse troppo la notizia della spedizione. A Genova vi erano buoni marinari, fra i quali i nostromi Lorenzo Carbonari, Demetrio Conti e Fabi Eugenio; li arruolò e mandò il Capitano della Marina Mercantile Carlo Burattini, per arruolarne altri a Livorno. Bixio ebbe l'incarico di provvedere al resto, e fu aiutato dal patriota garibaldino Francesco Carbone. Occorrevano vapori e fissò col Rubattino la presa di possesso, a momento opportuno, dei due vapori "Piemonte" e "Lombardo". Tutto fu in breve pronto. Nella notte del 4 al 5 maggio chiamato in casa sua Andrea Rossi (uno dei comandanti dei legni armati a Rimini) ed Elia, Bixio dispose che Rossi prendesse possesso senza rumore del "Piemonte" con metà dell'equipaggio e con Schiaffino ed Elia, con l'altra metà dell'equipaggio e con Menotti Garibaldi, s'impossessasse del "Lombardo".

La presa di possesso dei vapori fu eseguita col massimo ordine e silenzio. Quando Bixio arrivò col rimorchiatore, gli ormeggi erano già stati abbandonati, e tutto era pronto. Accodato al rimorchiatore il "Piemonte", e dietro al "Piemonte" il "Lombardo", alle 5 del mattino del 5 maggio i vapori erano già fuori di Quarto, per ricevere a bordo il generale Garibaldi ed i mille suoi seguaci.

Prima d'imbarcarsi il generale Garibaldi aveva raccomandato al suo grande amico Medici di preparare altre legioni che, da lui comandate, lo avessero raggiunto in Sicilia se la sorte gli fosse stata propizia—e il Medici, ossequiente ai desideri di Garibaldi, scriveva al Panizzi a Londra così:

Genova, 6 maggio 1860.

Caro Panizzi,

"Garibaldi con 1000 uomini corre il mare in due battelli a vapore da ieri mattina alla volta della Sicilia. L'impresa è generosa; Dio la proteggerà, e proteggerà la fortuna dell'eroico condottiero.

"Io sono rimasto per appoggiare l'ardita iniziativa con una seconda spedizione, o meglio con una potente diversione altrove; ma i mezzi ci mancano. Bertani ha fatto miracoli di attività che molto hanno prodotto, ma che la prima spedizione ha completamente esauriti.