Questi tentò di guadagnare tempo, ma dopo un'ora altri 12000 uomini andavano dispersi e disciolti come quelli del generale Briganti, lasciando libere nelle mani del Dittatore tutte le Calabrie. Garibaldi intanto proseguiva la marcia trionfale per Napoli.
Tra Salerno ed Avellino circa ventimila uomini, la più parte mercenarii stranieri, stavano aspettando Garibaldi, risoluti a combattere. Ma corsa la notizia che la rivoluzione si era propagata ad Avellino e nel Principato Ulteriore, saputo che il generale Calderelli, che aveva capitolato a Cosenza, era passato con Garibaldi, anche le truppe di quel campo cominciarono a dar segni di ammutinamento; il che tolse ai comandanti la speranza di tentare un attacco con probabilità di successo.
L'arrivo di queste notizie a Napoli indusse il Re a ritirarsi a Gaeta; il che fece il 6 del mese di Settembre, lasciando Napoli in tutela della Guardia Nazionale. All'udire la lieta notizia Garibaldi presa a Vietri la ferrovia, arrivò a mezzogiorno alla stazione di Napoli ove Liborio Romano lo ricevette, felicitandolo a nome della cittadinanza. Al tocco, in carrozza, accompagnato da Cosenz, da Bertani, da Missori, da Nullo e da pochi altri ufficiali entrava in Napoli, passando sotto i forti ancora occupati dalle truppe borboniche, in mezzo a soldati nemici sparsi per la città e fra l'entusiasmo di un popolo delirante, scendeva alla Foresteria, palazzo del Governo, e ne prendeva possesso.
Primo suo atto fu quello di emanare il seguente Decreto:
Napoli, 7 settembre 1860.
Il Dittatore Decreta:
"Tutti i bastimenti da guerra e mercantili appartenenti allo Stato delle due Sicilie, Arsenali e materiali di Marina, sono aggregati alla Squadra del Re Vittorio Emanuele, comandata dall'Amiraglio Persano".
G. Garibaldi.
Istituiva tosto il governo dittatoriale, nominando Crispi ministro degli Esteri, Bertani ministro dell'Interno, Cosenz ministro della Guerra, ed al general Turr dava il comando di tutte le truppe stanziate a Caserta ed al Volturno.