Il 18 settembre il generale Turr, comandante le forze al Volturno chiamava a sè il suo capo di Stato Maggiore e tutti i comandanti delle brigate ai suoi ordini; esponeva ad essi il progetto di una ricognizione offensiva su Capua, onde antivenire una battaglia che, secondo notizie ricevute, i regi si apprestavano a dare appunto nel giorno 19 dedicato a S. Gennaro, dal quale speravano protezione e vittoria. Si doveva simulare un attacco sul fronte di Capua, per attirarvi le forze borboniche ed impedire alle medesime di portare soccorso alla loro sinistra dove dovevano operare le colonne di Csudafii e di Cattabeni; dava ad ognuno dei comandanti di brigata verbali istruzioni, determinando ad ognuno la parte che doveva prendervi; raccomandava infine ai comandanti di non esporre le truppe oltre il limite richiesto dallo scopo cui tendeva l'azione, cioè la simulazione di un attacco.
Ordinava quindi che l'azione dovesse effettuarsi nelle prime ore del giorno seguente, 19 settembre.
In seguito a tale ordine i colonnelli brigadieri Spangaro, Puppi e di Giorgis si mossero sul fare del giorno del 19 al simulato attacco di Capua.
L'attacco contro il fronte di questa fortezza fu sostenuto con grande valore; colla punta della baionetta furono snidati i borbonici che occupavano due cascine sulla strada conducente agli approcci del forte e quelli appostati fra l'argine della ferrovia e la strada postale.
I bersaglieri milanesi, comandati dal capitano Pedotti, compirono atti di grande valore; il capitano, cacciatosi coi suoi fra le fitte schiere nemiche, corse pericolo di essere soprafatto; vi fu un momento in cui fu creduto perduto, ma il destino lo volle conservato alla patria.
La mitraglia, senza interruzione vomitata dai bastioni e dai forti di Capua, cagionava perdite enormi; lo stesso brigadiere Puppi, mentre con temerario ardimento si esponeva alla testa dei suoi, cadeva mortalmente ferito. Ormai lo scopo che il comandante superiore erasi prefisso poteva ritenersi pienamente ottenuto; per cui venne ordinato di retrocedere ordinatamente, per riprendere ciascun corpo le proprie posizioni. Al capitano Pedotti coi suoi bersaglieri milanesi, coadiuvato dal luogotenente Zancarini, comandante la compagnia Genio, fu dato l'arduo incarico di sostenere e proteggere la ritirata del grosso delle truppe garibaldine e di trarre in salvo l'artiglieria, specialmente i pezzi che il fuoco nemico aveva smontati.
Il nemico, appena visto che i nostri muovevano in ritirata, baldanzosamente usciva in buon numero dal forte per inseguirli e molestarli; ma venne arrestato dalle punte delle baionette dei bravi bersaglieri che, guidati dal loro comandante capitano Pedotti e assecondati dal 3o battaglione comandato dal capitano De Caroli, lo misero in fuga, inseguendolo fin sotto ai bastioni di Capua, al grido di "viva Garibaldi".
Il capitano Pedotti per la sua eroica condotta veniva proposto per la promozione e per la croce dell'Ordine Militare di Savoia.
Altri ufficiali per la loro bella condotta ebbero pure meritate onorificienze.
Il maggiore Cattabeni, partito secondo l'ordine ricevuto da Caserta alle 3 pom. del giorno 18, arrivava a Limatola a mezzanotte e mandava il seguente rapporto: