I nostri bravi soldati inebbriati dalla vittoria inseguono il nemico, scalano i parapetti della seconda lunetta e v'impiantano la bandiera del 40o reggimento impossessandosi di altri due pezzi.

Monte Pulito viene occupato dal 39o reggimento che vi si stabilisce.

Si dà allora alla squadra il segnale di aprire il fuoco e questa assale con le sue bordate il Gardetto e il Forte dei Capuccini, che ne vengono gravemente danneggiati.

Nella notte del 26 essendosi ultimati i lavori del forte Scrima, e piazzatavi una batteria d'obici ed altra di pezzi rigati sulla sinistra, al far del giorno tutti questi pezzi aprirono il fuoco contro le posizioni fortificate della piazza. Intanto il generale Cialdini ordinava al 7o battaglione bersaglieri, comandato dal capitano Brunetta, sotto la direzione del suo capo di stato maggiore tenente-colonnello Piola, di occupare rapidamente Borgo Pio. Il battaglione si slancia risolutamente, e cacciati i posti nemici lo occupa provvedendo subito alle opere di prima difesa; verso sera due altri battaglioni di bersaglieri il 6o e il 12o rinforzarono il 7o e occupano solidamente quel borgo.

Alle ore 8 del 27 il 6o battaglione dei bersaglieri ebbe l'ordine d'impadronirsi del Lazzaretto; sotto un fuoco micidiale questi bravi si lanciano all'ardita impresa; una barca serve da ponte nello stretto canale che isola il Lazzaretto.

Il primo plotone accompagnato da un drappello di zappatori procede sotto un fuoco vivissimo all'atterramento della porta; ma il sottotenente Ferrari Luigi si slancia entro il ridotto per una cannoniera seguito dai suoi bersaglieri, e, cadendo all'improvviso sul nemico, facilita la apertura della porta; in un'ora l'intero battaglione si stabiliva al Lazzaretto, impossessandosi di 3 pezzi e facendo prigionieri 3 ufficiali ed i soldati che lo presidiavano.

Il giorno 28 e la notte fra il 28 al 29 le truppe piemontesi si occuparono nel piantare a 400 metri dalle mura, nuove batterie. Il Lazzaretto era stato rinforzato da altre truppe, ma vedendo il generale Fanti che le batterie del Molo e quella della Lanterna lo avevano preso di mira e lo fulminavano, dava ordine al contrammiraglio Persano di attaccare quelle batterie e farle ad ogni costo tacere.

Il Persano corrispose prontamente all'invito del Fanti. Ad un'ora pomeridiana la Piro-fregata "Vittorio Emanuele" si abbozzava a 500 metri di distanza dalla batteria Casamatta della Lanterna; le Piro-fregate "Governolo" e "Costituzione" assecondarono la "Vittorio Emanuele" ormeggiandosi a 500 metri di distanza a ponente della Lanterna. Alle due pomeridiane le manovre erano eseguite sotto il fuoco delle batterie della piazza; senonchè il vento forte che soffiava da scirocco fece arare gli ancoroti che tenevano abbozzata la "Vittorio Emanuele" la quale dovette cambiare di posto e per manovrare fu obbligata a mettersi fuori di tiro. Fu segnalato alla "Carlo Alberto" di prendere il posto della nave suddetta e questa s'andò ad abbozzare verso le 3 pom. a 200 metri di distanza dalla Lanterna, senza rispondere neppure con un colpo ai tanti che le piovevano attorno dai forti.

Alle 3 1/2 fatto il tiro di prova questa fregata lanciava tutta la sua fiancata contro la batteria della Lanterna; che ne aveva rovinato il piano superiore. "Il Governolo", "La Costituzione" e il "Carlo Alberto" continuavano a fulminare le batterie del porto.

La "Vittorio Emanuele" rientra in azione e a tutta velocità manovra per passare ad un tiro di pistola dalla Lanterna; alla temeraria manovra rimangono pietrificati gli stessi artiglieri delle batterie nemiche; ma, arrivata la bella fregata all'altezza della Lanterna lancia a bruciapelo la sua terribile fiancata e come se nulla fosse passa avanti prendendo il largo per girare di bordo e portarsi a lanciare all'occorrenza l'altra fiancata; ma non ve ne fu bisogno, perchè ad un tratto si vide uscire denso fumo dalle cannoniere della batteria e da li a poco si fe' udire un terribile scoppio e la Lanterna apparve avvolta in una fitta colonna di fuoco.