Svanito il fumo si vide la batteria ridotta ad un mucchio di macerie, sotto le quali rimasero sepolti ufficiali e artiglieri. La catena che sbarrava l'entrata del porto non esisteva più, perchè i pontoni che la reggevano erano stati affondati dai colpi di cannone delle fregate, per cui il porto stesso era aperto alla nostra squadra e quindi Ancona poteva considerarsi perduta per i mercenari papalini.

Alle 4 1/2 cessava il fuoco ed il maggiore Mauri recavasi a bordo dell'ammiraglio per chiedere un armistizio; ma il Persano rispondeva che egli non aveva la facoltà di accordarlo e che bisognava trattare col generale Fanti; senonchè ripugnando al Lamoricière di trattare col Fanti non mandò alcun parlamentario e quindi il Fanti ordinava che alle 10 di notte tutte le batterie riaprissero il fuoco. Da due ore i nostri fulminavano la città, quando fu annunziato al Fanti l'arrivo di un parlamentario e la resa fu conclusa.

Così poterono fare ritorno in Ancona i patriotti conte Michele Fazioli, conte Ferdinando Cresci, l'Ornani, l'Albani, i fratelli Gigli, il Bravura, l'Andreucci, lo Stronati, i fratelli Schellini, l'Andreani e tanti e tanti altri che per sfuggire alle gravi pene, perfino di morte, inflitte loro dal mansueto governo dei preti, avevano dovuto abbandonare la patria e le loro famiglie.


Disfatto a Castelfidardo il generale Lamoricière ed entrate le truppe italiane nella capitale delle Marche, il conte Cavour, sfidando la collera di qualche potenza europea, chiese al Parlamento subalpino l'approvazione della sua politica, che era quella di annettere tutte le provincie italiane, che liberamente avessero dichiarato di voler far parte della Monarchia Sabauda, ed avutone l'assenso dispose tosto che il Re stesso si mettesse alla testa dell'Esercito per passare il Tronto. Già il Re aveva emanato il seguente proclama ai soldati, che stavano per occupare l'Umbria e le Marche:

Soldati!

"Voi entrate nelle Marche e nell'Umbria, per restaurare l'ordine civile nelle desolate città, e per dare ai popoli la libertà di esprimere i propri voti.

"Non avete a combattere potenti eserciti, ma liberare infelici provincie italiane dalle straniere compagnie di ventura.

"Non andate a vendicare le ingiurie fatte a me o all'Italia, ma ad impedire che gli odi popolari rompano a vendetta della mala signoria.

"Ora insegnerete coll'esempio il perdono delle offese e la tolleranza cristiana a chi, stoltamente paragona all'islamismo, l'amor della patria italiana.