Mio caro Elia,

"Se potete e volete consacrarvi ad una grande impresa, che vi allontanerà per qualche tempo dalla vostra famiglia, ma che può e deve essere base della nostra gloria e della grandezza avvenire, venite immediatamente a Torino e da Torino al Campo di S. Maurizio, dove debbo dirvi cosa e come. Non dite niente a nessuno. Il latore non sa nulla e non gli dite nulla.

"Se poi le vostre ferite non vi permettessero di viaggiare per mare e per terra rispondetemi non posso.

"Attendo con impazienza voi od una vostra riga. Tacete tutto e vogliate sempre bene al

Sempre Vostro

Nino Bixio"

È da immaginarsi con che premura Elia rispondesse all'appello del caro amico generale Bixio, che già presentiva essere d'accordo col Re Vittorio Emanuele e con Garibaldi per qualche ardita e gloriosa impresa. Non indugiò la partenza e raggiunse dopo due giorni, Bixio al Campo di S. Maurizio.

Montati a cavallo si recarono in una casina di proprietà di Accossato, dove Elia ebbe l'altissimo onore e la grande soddisfazione di stringere la mano che gli veniva stesa dal Padre della Patria, Re Vittorio Emanuele II, che ebbe parole assai benevoli per lui. Elia ricevette verbali ordini e disposizioni intorno ad una combinata operazione e ritornò in Ancona in attesa di essere chiamato.

Anche Mazzini cooperava con Vittorio Emanuele e spronava gli amici suoi a dare il loro appoggio per l'insurrezione in Gallizia, e nel trovare appoggio nei principati Balcanici, e sopratutto nel Montenegro, per un forte diversivo contro l'Austria, per poi marciare colle forze nazionali alla conquista del Veneto.