La guerra fu dichiarata.


Il Re Vittorio Emanuele, dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, indirizzava alla Nazione il seguente proclama:

Italiani!

"Sono corsi ormai sette anni che l'Austria assalendo armata i miei Stati, perchè Io aveva perorata la causa della comune patria nei consigli d'Europa, e non ero stato insensibile ai gridi di dolore che si levavano dall'Italia oppressa, ripresi la spada per difendere il mio trono, la libertà dei miei popoli, l'onore italiano e combattere pel diritto di tutta la nazione.

"La vittoria fu pel buon diritto; e la virtù degli eserciti, il concorso dei volontari, la concordia ed il senno dei popoli e gli aiuti di un magnanimo alleato, rivendicarono quasi intera la indipendenza e la libertà d'Italia.

"Supreme ragioni che noi dovemmo rispettare ci vietarono allora di compiere la giusta e gloriosa impresa: una delle più nobili ed illustri regioni della penisola, che il voto delle popolazioni aveva riunito alla nostra Corona e che per una eroica resistenza e una continua e non meno eroica protesta contro il restaurato dominio straniero ci rendeva particolarmente sacra e cara, rimase in balia dell'Austria.

"Benchè ciò fosse grave al mio cuore, nondimeno mi astenni dal turbare l'Europa desiderosa di pace, che favoriva colle sue simpatie il crescere ed il fondarsi del mio Regno.

"Le cure del mio governo si volsero a preferenza ad accordare gli ordinamenti interni, ad aprire ed alimentare le fonti della pubblica prosperità, a compire gli armamenti di terra e di mare, perchè l'Italia, posta in condizione di non temere offesa, trovasse più facilmente nella coscienza delle proprie forze la ragione delle opportune prudenze, aspettando si maturasse col tempo, col favore dell'opinione delle genti civili e degli equi e liberali principii che andavano prevalendo nei consigli d'Europa, l'occasione propizia di ricuperare la Venezia e di compiere ed assicurare la sua indipendenza. Quantunque l'aspettare non fosse senza pericoli e senza dolori entro confini mal circoscritti e disarmati, e sotto la perpetua minaccia di un inimico, il quale nelle infelici provincie rimaste soggette alla sua dominazione aveva accumulato i suoi formidabili armamenti della offesa e della difesa: collo spettacolo continuo innanzi agli occhi dello strazio che egli faceva delle nostre popolazioni, che la conquista e una spartizione iniqua gli avevano dato, pure io seppi frenare, in omaggio alla quiete d'Europa, i miei sentimenti di italiano e di Re, e la giusta impazienza dei miei popoli. Seppi conservare integro il diritto di cimentare opportunamente la vita e le sorti della Nazione: integra la dignità della Corona e del Parlamento, perchè l'Europa comprendesse che doveva dal canto suo giustizia intiera all'Italia.

"L'Austria ingrossando improvvisamente sulla nostra frontiera, e provocando con un atteggiamento ostile e minaccioso, è venuta a turbare l'opera pacifica e riparatrice intesa a compiere l'ordinamento del regno, e ad alleviare i gravissimi sacrifici imposti ai miei popoli dalla sua presenza nemica sul territorio nazionale.