"All'ingiustificata provocazione ho risposto riprendendo le armi, che già si riducevano alla proporzione della necessità dell'interna sicurezza: e voi avete dato uno spettacolo meraviglioso e grato al mio cuore, colla prontezza e con l'entusiasmo con che siete accorsi alla mia voce nelle file gloriose dell'esercito e dei volontari.
"Nondimeno quando le potenze amiche tentarono di risolvere le difficoltà suscitate dall'Austria in Germania ed in Italia per via di un Congresso, io volli dare un ultimo segno dei miei sentimenti di conciliazione all'Europa, e mi affrettai di aderirvi.
"L'Austria rifiutò, anche questa volta, i negoziati, e respinse ogni accordo e diede al mondo una novella prova che, se confida nelle sue forze, non confida ugualmente nella bontà della sua causa e nella giustizia dei diritti che usurpa.
"Voi pure potete confidare nelle vostre forze, Italiani, guardando orgogliosi il florido esercito e la formidabile marina, pei quali nè cure nè sacrifizi furono risparmiati; ma potete anche confidare nella santità del vostro diritto, di cui ormai è immancabile la sospirata rivendicazione.
"Ci accompagna la giustizia della pubblica opinione, ci sostiene la simpatia dell'Europa, la quale sa che l'Italia, indipendente e sicura del suo territorio, diventerà pur essa una garanzia d'ordine e di pace, e ritornerà efficace istrumento della civiltà universale.
Italiani!
"Io do lo Stato a reggere al mio amatissimo cugino il principe Eugenio e riprendo la spada di Goito, di Pastrengo, di Palestro e di S. Martino.
"Io sento in cuore la sicurezza che scioglierò pienamente questa volta il voto fatto sulla tomba del mio magnanimo Genitore. Io voglio essere ancora il primo soldato della indipendenza italiana.
"Viva l'Italia.
"Firenze, li 20 giugno 1866.