Così la campagna ci sarebbe iniziata nel modo il più brillante.

La Marmora rifiutò recisamente di operare nel Po; adottò invece un mezzo termine che doveva infine condurre a cattivi risultati. Fu quindi stabilito che i primi tre corpi di armata eseguirebbero una seria dimostrazione sul Mincio onde attrarre da quel lato le forze dell'arciduca, mentre il 4o Corpo, varcato il Po marcerebbe su Rovigo di cui s'impadronirebbe, attendendo per inoltrarsi oltre l'Adige, di essere raggiunto dal grosso dell'Esercito, che vi si porterebbe mediante una marcia di fianco, utilizzando la ferrovia dell'Emilia. Se la dimostrazione accennata non fosse riuscita e che l'arciduca avesse opposti gravi ostacoli al passaggio del basso Po, era allora Cialdini che sarebbe andato a raggiungere La Marmora sul Mincio.

Fissato dal La Marmora questo piano, nella mattina del 19 giugno, dal comando supremo dell'Esercito fu ordinato che all'alba del domani il 1o Corpo si avanzasse a prendere posizione sulle alture tra Pozzolengo e Volta in modo da poter chiudere il passo ad ogni sortita da Peschiera sulla destra del Mincio; che il 3o Corpo d'armata si avanzasse su Goito legandosi a sinistra col 1o sotto Volta e a destra col 2o per Rivalta; che il 2o Corpo si appressasse a Mantova, senza passare il confine, ma in modo da potere al rompere delle ostilità, impadronirsi subito di Curtatone e minacciare Borgoforte; che la divisione di cavalleria muovesse nella notte per porsi tra Castiglione delle Stiviere, San Cassiano, Guidizzolo e Medole.

La riserva generale d'artiglieria si collocasse attorno a Cremona.

Il fronte dell'armata del Mincio era per tal modo collocato su una distesa di 42 chilometri.

Disegno del comando supremo dell'Esercito era il seguente: al mattino del 23 impadronirsi dei passi del Mincio tra Monzambano e Goito con truppe del 1o e 3o Corpo, porre piede sulla sponda sinistra e spingere la cavalleria verso l'Adige; e, nel tempo stesso, colle truppe pel 2o Corpo impossessarsi dei fortini avanzati di Curtatone e Montanara dinanzi a Mantova, entrare nel Serraglio, tagliare le comunicazioni tra quella fortezza e Borgoforte, e assalire questa ultima posizione dalle due sponde del Po e costringere con un rapido fuoco di numerosa artiglieria, il presidio alla resa o allo sgombro.

Nel mattino del 23 il passaggio del Mincio fu effettuato come era stato ordinato senza contrasti da parte degli austriaci.

Il 1o Corpo passò il Mincio a Monzambano colla brigata Pisa e si ritirò al di là ed a cavallo del fiume; la quinta divisione lo passò a Borghetto ed occupò Valleggio; la 3a lo valicò ai mulini di Volta ed occupò l'altipiano di Pozzuolo; la 2a restò nella sua posizione di Pozzolengo osservando Peschiera; una forte riserva si situò a metà strada tra Volta e Borghetto.

Il 3o Corpo valicò il fiume al ponte di Goito, alla presenza del Re.

Vi passarono la 7a, 16a e 9a Divisione mentre l'8a gettava un ponte più in alto, a Ferri; le divisioni 16a e 7a si collocarono in prima linea, fra Belvedere e Roverbella, le altre due rimasero in seconda linea.