Il 2o Corpo non passò il Mincio; ma con la 6a Divisione ed una brigata della 4a varcò la frontiera delle Grazie ed occupò Curtatone e Montanara; l'altra brigata della 4a Divisione fu posta sulla destra del Po, osservando Borgoforte.

Le divisioni Longone e Angioletti rimasero nei pressi di Castelluccio.

Tutti questi movimenti, come si disse, non incontrarono alcuna resistenza. L'assenza di forze austriache nella pianura avanti Verona, indusse il generale La Marmora a ritenere che il nemico avesse rinunziato a difendere il terreno fra l'Adige e il Mincio, e che si sarebbe limitato a contrastare il passo del primo fiume. Perciò venne nel concetto di gettarsi arditamente fra le piazze di Verona, Peschiera e Mantova, per separarle una dall'altra, ed occupare una forte posizione che, richiamando l'attenzione del nemico, favorisse il passaggio del 4o Corpo d'Armata, concentrato fra Bologna e Ferrara. In conseguenza di questo presupposto diede gli ordini perchè il 1o Corpo occupasse Castel Nuovo, S. Giustino e Sorra. Il 3o, prolungando questa linea, avesse occupato Somma-Campagna e Villafranca.

Ordinava infine che il 2o Corpo, passando il Mincio a Goito, avesse occupato quel paese, Marmirolo e Roverbella, quale riserva generale.

Tutti questi movimenti dovevano farsi nelle prime ore antimeridiane del giorno 24.


Garibaldi aveva accettato con gran cuore, che Trento, fosse l'obbiettivo delle sue operazioni; ma v'erano altre vie per giungervi oltre quella all'ovest del Garda. Scalare le sue truppe a Bergamo, accennando a nord per richiamare gli austriaci ai passi del Tonale e del Caffaro; poi correre a gran passi al Po Cremonese, e, per l'Emilia, al basso Po, dietro il corpo del generale Cialdini; entrare con questo nel Veneto, sopravanzarlo, e per la Val Sugana lanciarsi su Trento. Questo era il piano che egli aveva in mente. La Val Sugana era infatti la più facile per la impresa del Trentino; ma tale disegno non combinava colle idee del Comando Supremo ed a questo dovette sottomettersi.

Il generale il 23 giugno contava di avere con seimila uomini circa, e con questi si metteva in marcia per la via che gli era stata tracciata, mentre sapeva che il generale Kunn gli opponeva una forza superiore ai 18 mila uomini.

Elia aspettava da tre giorni a Milano la chiamata di Garibaldi, quando a mezzo del tenente colonnello Francesco Cucchi dello Stato Maggiore, riceveva l'ordine di portarsi con tutti i suoi a Salò.

Ivi arrivato Elia presentava al generale i volontari che lo accompagnavano. Questi lo informò che suo intendimento era di affidare a lui il comando della minuscola flottiglia del Lago di Garda; ma Elia gli fece osservare che avendo già il maggiore Sgarallino Andrea di Livorno, arrivato prima, presa la consegna ed il comando della flottiglia stessa, per ordine del Capo di Stato Maggiore, era suo desiderio di lasciarglielo; solo chiedeva il comando dell'unica barca cannoniera pronta ed armata "Il Torione", se il generale avesse risolutamente deciso di lasciarlo nella flottiglia. Il generale pregò Elia di rimanere nella flottiglia e gli diede il comando desiderato.