—Se non hanno rubato, ruberanno. Alle cinque una bambina che tornava da Lizzola ha visto su la Roncaglia alcuni uomini sinistri che, accovacciàti, si contavano molti biglietti da banca.
—Ed a chi mai ruberanno in Bondione?
Il principale si alzò: parlava lentamente, con voce cupa.
—Matteo Vento; in questo cassetto ho cinquanta scudi nuovi, due banconote da cento e gli spiccioli. Io li ho riscossi domenica, a Clusone, per la vendita del ferro.
—Diavolo!—esclamò l'operaio.
Il principale tacque un momento. Poi gli prese la destra.
—Questa notte, adunque, munisciti di un litro di vino, d'un coltello affilato e della mazza da battere chiodi. Veglierai nella ferriera. Chiuderò la porta che dà verso la torre e ne porterò meco la chiave. Se udrai qualche fracasso, ti appiatterai nell'ombra, aspetterai che entrino e, buttandoti nell'acqua, mi darai l'allarme.
—In quale acqua?—domandò Matteo stupito.
—Oh! bella! nel canale che passa per la fabbrica e che fa muovere il maglio. Essa viene dal monte e traversa il mio cortile. Un uomo che si curvi può benissimo venir dalla ferriera, sotto la vôlta, fino al cortile. E giunto nel cortile…
—Ho inteso—disse Matteo Vento.—I ladri potrebbero con chiavi false…