Quando la mattina dopo alle dieci arrivò al palazzo, gli parve di udire nell'interno un certo via vai di servi, e nel cortile quel leggero scalpitio prolungato di cavalli che aspettano impazienti di moversi: poi udì varie voci allegre, e quando entrò nel cortile vide una lieta comitiva di signore e di signori a cavallo sul punto di partire, e tra questi primeggiavano, accanto, una bella donna ch'era la baronessa, e quella figuretta aggraziata dell'Albertina; la quale appena vide il professor Gianlucardi con quella cera stupefatta, spronò il cavallo, e seguìta dagli altri, partì di galoppo dando in uno scroscio squillante di risa.
—Dove vanno?—domandò il professore a un servo.
—Vanno tutti in villeggiatura con la signora baronessa:—rispose il servo.
—Non v'era da aspettarsi altro;—diceva a me il professore chiudendo il suo racconto;—ma confesso il vero, quella risata mi passò l'anima![11] Perciò affermo che l'educazione....
—Dica la verità, professore:—gli dissi (mi premeva di troncare il tèma solito)—lei credeva di fare come Cesare, veni, vidi...
—Pur troppo...—interruppe con un sospiro:—veni, vidi... non vici!—
rosalia piatti.
XI.
UNA NOTTE INFERNALE.
FIGURIAMOCI tre piccole stazioni ferroviarie disposte nell'ordine seguente: X, Y, Z. Mi par già di sentirmi chiedere: o che[1] si tratta d'una equazione a tre incognite? No, l'algebra non c'entra per nulla, ma quelle tre lettere opache fanno benissimo al caso mio.