L'inserviente conserva la sua calma, ma sembra voglia adoperarla piuttosto a provar la verità delle sue asserzioni che a prevenire un disastro.—Fino a iersera si è fermato, ma oggi non si ferma più.

E riconducendo in stazione il signor Cesare inebetito, gli fa leggere un laconico avviso del seguente tenore: "A partire dal 5 agosto il treno 44 non si fermerà più alla stazione di Y. La Direzione."

—E oggi è il 5,—dice Bartolommeo.

Il capostazione se l'era dimenticato! Adesso egli comprende di che sbaglio si sia reso colpevole nel rispondere al suo collega di Z prima di assicurarsi s'era in tempo di fermare il treno 44; adesso vede tutto l'orrore della situazione, vede la catastrofe imminente, terribile.

—Ai segnali allora, ai segnali!—egli grida con voce troncata dalla commozione.—Ai segnali per arrestare il convoglio 44 che deve ormai esser vicino. Ma presto, per Dio!

E corse di nuovo sulla strada spingendo davanti a sè Bartolommeo che borbotta fra i denti:—Che brutta faccenda! Che brutta faccenda! Corpo dei sette fratelli Maccabei!

Proprio in quel momento un fischio acutissimo fende l'aria e il treno 44 passa davanti alla stazione con la rapidità di una freccia.

—Ferma! Ferma!—urlano il signor Cesare e Bartolommeo, come se la loro voce potesse giungere fino al macchinista, occupato soltanto dall'idea di riguadagnare il tempo perduto.

Il signor Cesare e Bartolommeo si guardano esterrefatti. È sogno? È realtà?

Il treno 44 e il treno 105, venendosi incontro sullo stesso binario con una velocità di oltre a 30 chilometri all'ora, non possono tardare a dar di cozzo l'uno nell'altro. Ancora due minuti, un minuto forse, e le due locomotive si urteranno, s'impenneranno, ansando, muggendo, sbuffando, e i due convogli, simili a due serpi immani abbracciati in un amplesso mortale, si stritoleranno a vicenda nelle spire poderose. Lo schianto del legno, il cigolio delle catene, lo scroscio dei vetri ridotti in frantumi, il gemito del vapore sprigionantesi da mille parti si mesceranno al grido d'angoscia che uscirà da cento petti, alle imprecazioni dei feriti, agli estremi aneliti dei moribondi.