LXI. Intanto, una folla di avidi delatori contrastavansi e dividevansi a brani le sostanze de’ ribelli che erano stati giustiziati, e degli altri infelicissimi che consumavansi sotto il sole del Tropico. Secondo la legge, un suddito condannato come reo di crimenlese, perde gli averi; la qual legge dopo il Tribunale di Sangue fu eseguita con un rigore crudele ad un’ora e ridicolo. Le sconsolate vedove e i miseri orfani de’ lavoranti i cui cadaveri erano appesi sui canti delle piazze, venivano intimati a comparire dinanzi agli agenti del Tesoro, perchè rendessero ragione di ciò che fosse divenuto di una cesta, d’un’oca, d’un pezzo di lardo, d’un fiasco di sidro, d’un sacco di fave, d’un mannello di fieno.[464] Mentre i piccoli impiegati del Governo spogliavano le famiglie de’ contadini giustiziati, il Capo Giudice rapidamente accumulava un patrimonio, saccheggiando l’alta classe de’ Whig. Faceva largo traffico di grazie. L’affare più lucrativo di questa specie ch’egli facesse, fu con un gentiluomo chiamato Edmondo Prideaux. È certo che Prideaux non aveva prese le armi contro il Governo; ed è probabile che il suo unico delitto fosse la ricchezza avuta in retaggio dal padre, illustre legale, che aveva occupato uffici eminenti sotto il Protettore. Jeffreys non lasciò intentato alcun mezzo per farlo comparire reo di tradigione. Offerse la grazia ad alcuni prigioni, a patto di testificare contro Prideaux. Questo sventurato giacque lungo tempo in carcere; e infine, vinto dal timore della forca, consentì a pagare quindici mila lire sterline, onde esserne liberato. Questa gran somma di danaro andò tutta nelle mani di Jeffreys; il quale comprò una terra, cui il popolo pose il nome di Aceldama, alludendo a quel campo maledetto che era stato comperato col prezzo d’un sangue innocente.[465]

In questo lavoro d’estorsione, egli era abilmente aiutato dalla ciurma de’ parassiti che avevano costume di ubriacarsi e ridere con lui. L’ufficio di questi uomini era di mercanteggiare coi condannati vinti dal terrore della morte, e coi genitori tremanti per la vita de’ figli. Parte di questo bottino andava a Jeffreys. Dicesi, che con uno di questi compagnoni gozzovigliando, giuocasse la grazia di un ricco traditore. Non era senza pericolo il ricorrere ad altro intercessore che ai suoi cagnotti; perocchè egli era gelosissimo di codesto monopolio di clemenza. Altri sospettò perfino ch’egli avesse fatti impiccare taluni, soltanto perchè s’erano ingegnati d’ottenere la regia clemenza per vie indipendenti da lui.[466]

LXII. Alcuni cortigiani, nondimeno, studiaronsi di partecipare alquanto di cotesto traffico. Le donne della corte della Regina si resero notevoli per rapacità e durezza di cuore. Parte del disonore da esse acquistato cade sulla loro signora; imperocchè solo per la relazione che avevano con essa poterono arricchirsi con quel turpe traffico; e non è dubbio che ella con una parola, con uno sguardo, avrebbe potuto frenarle. Invece, le inanimiva coi pessimo esempio, se non voglia credersi con espressa approvazione. Pare ch’ella fosse una delle molte creature che sostengono l’avversa meglio che la prospera fortuna. Mentre il suo marito era suddito ed esule, escluso dai pubblici uffici, e in presentissimo pericolo di perdere il diritto-al trono, con la soavità e la umiltà de’ modi ella rendeva a sè cortesi anche coloro che maggiormente abborrivano la religione di lei. Ma la sua buona indole scomparve appena la fortuna mutò aspetto. La mansueta ed affabile Duchessa divenne una sgraziata ed altera Regina.[467] Le sciagure che poi ebbe a patire, l’hanno resa obietto di qualche interesse; ma tale interesse si accrescerebbe non poco, ove alcuno potesse dimostrare che ella, nel tempo della sua grandezza, salvasse o almeno si provasse di salvare una sola vittima dalla più spaventevole proscrizione che sia mai stata in Inghilterra. Sventuratamente, la sola richiesta che si conosca fatta da lei rispetto ai ribelli, fu che le fossero donati cento di quelli condannati alla deportazione.[468] L’utile ch’ella ne trasse, computando quelli che nel viaggio morirono di fame o di febbre, non può estimarsi a meno di un migliaio di ghinee. Non possiamo, adunque, maravigliarci che le sue serve imitassero la sua avidità, indegna di una principessa; e la sua crudeltà, innaturale ad una donna. Richiesero mille lire sterline da Ruggiero Hoare, mercante di Bridgewater, che aveva contribuito alla cassa militare dell’armata ribelle. Ma la preda sopra la quale gettarono con maggiore avidità li artigli, fu tale, che anche i cuori più crudi se ne sarebbero astenuti. Già alcune delle fanciulle che avevano in Tauton offerta a Monmouth la bandiera, avevano crudelmente scontato il loro delitto. Una di loro era stata gettata in un carcere, dove una infermità contagiosa faceva strage. Ammalatasi, vi morì. Un’altra erasi presentata in tribunale dinanzi a Jeffreys implorando misericordia. «Portala via, carceriere,» urlò il Giudice, con uno di quegli atroci sguardi che spesso avevano atterrito animi più robusti che non era quello della malarrivata fanciulla. Ella dètte in uno scoppio di lacrime, si gettò il cappuccio sul viso; seguì il carceriere, e presa di spavento, dopo poche ore era freddo cadavere. La maggior parte, però, delle donzelle che erano andate in processione, viveva tuttavia. Alcune di esse non avevano nè anche dieci anni d’età. Tutte avevano agito secondo gli ordini della loro maestra di scuola, senza sapere che commettevano un delitto. Le dame di corte della Regina chiesero al Re licenza di estorcere danari dai genitori di quelle povere creature; e la licenza fu data. In Taunton giunse l’ordine di prendere e mettere in carcere tutte quelle tenere fanciulle. Sir Francesco Warre di Hestercombe, rappresentante Tory di Bridgewater, fu pregato di togliersi il carico di riscuotere il danaro del riscatto. Gli fu scritto di manifestare con vigorosi termini, come le dame di Corte non avrebbero patito indugio alcuno, e fossero deliberate di tradurre le colpevoli dinanzi al tribunale, se non veniva tosto sborsata una convenevole somma di danari, e per somma convenevole intendevano sette mila lire sterline. Warre ricusò di immischiarsi, menomamente in un affare così scandaloso. Le dame di corte allora si rivolsero a Guglielmo Penn, il quale accettò la commissione. Eppure parrebbe che un po’ di quel pertinace scrupolo ch’egli aveva spesso mostrato circa al togliersi il cappello di capo, non sarebbe stato fuori di luogo in simigliante occasione. Forse egli fe’ tacere i rimorsi della propria coscienza, ripetendo a sè stesso che nessuna parte della estorta pecunia rimarrebbe nelle sue mani; che ricusando egli il mandato delle dame, esse avrebbero trovato agenti meno umani; che compiacendole, avrebbe accresciuta la propria influenza in Corte: e che mercè tale influenza, egli aveva potuto e poteva ancora rendere grandi servigi ai suoi oppressi confratelli. Le dame d’onore, infine, furono costrette a contentarsi di meno del terzo della somma che avevano primamente richiesta.[469]

Nessun sovrano inglese ha mai porto maggior prove d’indole feroce, di quel che facesse Giacomo II; e nondimeno, la sua crudeltà non era odiosa quanto la sua clemenza, o forse sarebbe più esatto il dire, che la clemenza e crudeltà sue erano tali da infamarsi vicendevolmente. Il ribrezzo che sentiamo alla sorte de’ semplici villani, de’ fanciulli, delle dame delicate, si accresce qualvolta ci facciamo a considerare a chi e per quali ragioni egli accordava il perdono.

La regola secondo la quale un principe, dopo una ribellione, dovrebbe condursi nello scegliere i ribelli perchè siano puniti, è singolarmente chiara. Contro i capi, gli uomini cospicui per ricchezza e educazione, i quali con la potenza e le arti proprie abbiano indotta la moltitudine ad errare, il Governo deve mostrarsi dirittamente severo. Ma lo ingannato volgo, finita la strage sul campo di battaglia, è d’uopo che venga trattato con estrema clemenza. Questa regola, così manifestamente concorde alla giustizia ed alla umanità, non solo non venne osservata, ma fu invertita. Mentre coloro i quali si sarebbero dovuti mandare impuniti, venivano tratti a centinaia al macello, i pochi che si sarebbero potuti giustamente abbandonare allo estremo rigore della legge, erano risparmiati. Cotesta bizzarra clemenza ha resi perplessi alcuni scrittori, e ad altri è stato subietto di ridicoli elogi. Non era nè al tutto misteriosa, nè al tutto degna di lode: e può in ciascun caso attribuirsi ad una cagione sordida o ad una malefica, a sete di pecunia o a sete di sangue.

LXIII. Nel caso di Grey non erano circostanze attenuanti. Per le sue doti, il suo sapere, il grado che per retaggio ei teneva nello Stato, e l’alto comando che aveva avuto nell’armata ribelle, sarebbe stato agli occhi d’un Governo giusto, obietto più meritevole di castigo di quello che fossero Alice Lisle, Guglielmo Hewling, o chiunque altri delle centinaia di contadini ignoranti, de’ quali i teschi e gli squartati corpi erano esposti nelle città della Contea di Somerset. Ma il patrimonio di Grey era grande, e rigorosamente ipotecato. Egli altro non aveva de’ suoi beni che una rendita vitalizia, e non poteva perdere più di ciò che fruiva. Se veniva punito di morte, le sue terre erano subito devolute allo erede prossimo. Se gli si concedeva il perdono, poteva pagare un grosso riscatto. Gli fu quindi concesso di redimersi, dando una scritta d’obbligo per quaranta mila lire sterline al Lord Tesoriere, ed altre somme minori ad altri cortigiani.[470]

LXIV. Sir Giovanni Cochrane aveva tenuto fra i ribelli scozzesi il grado medesimo occupato da Grey nelle contrade occidentali d’Inghilterra. Che Cochrane fosse perdonato da un principe oltremodo vendicativo, pareva incredibile. Ma Cochrane era cadetto d’una ricca famiglia; non poteva, dunque, daini ottenersi danaro se non col salvargli la vita. Il padre suo, Lord Dundonald, offerse cinque mila lire sterline di mancia ai preti della casa reale; e la grazia fu conceduta.[471]

Samuele Storey, rinomato seminatore di sedizioni, che era stato commissario nella armata ribelle, e con veementi arringhe, in cui Giacomo era descritto come incendiario ed avvelenatore, aveva infiammato l’ignorante popolaccio della Contea di Somerset, ottenne il perdono; imperocchè aiutò mirabilmente Jeffreys ad estorcere le quindici mila lire sterline a Prideaux.[472]

Nessuno dei traditori aveva meno diritto a sperare grazia che Wade, Goodenough e Ferguson. Questi tre capi della ribellione erano fuggiti insieme dal campo di Sedgemoor, ed erano giunti salvi alla costa; ma avevano trovato una fregata in crociera presso il luogo dove speravano imbarcarsi. Si erano quindi l’uno dall’altro partiti. Wade e Goodenough, in breve tempo scoperti, furono menati a Londra. Comunque fossero stati profondamente implicati nella congiura di Rye House, comunque si fossero resi notevoli fra’ capi della insurrezione delle contrade occidentali, fu loro lasciata la vita, perchè potevano rivelare cose, onde il Re togliesse cagione ad uccidere e spogliare taluni ch’egli odiava, ma ai quali non aveva fino allora potuto trovare delitto da apporre.[473]