S’egli fosse stato un principe crudele, licenzioso e rapace, la nazione avrebbe fatto un estremo sforzo per liberarsi dalla dominazione militare. Ma gli aggravi che pativa il paese, tuttochè eccitassero lo scontento, non erano tali da spingere grandi masse di popolo a porre a repentaglio le vite, le sostanze e la tranquillità delle proprie famiglie. Le tasse, quantunque fossero più gravose che non erano sotto gli Stuardi, non parevano di gran peso quando paragonavansi a quelle degli Stati vicini, e si ragguagliavano ai mezzi dell’Inghilterra. Le proprietà erano sicure. Perfino i Cavalieri, i quali astenevansi di turbare il nuovo Governo, godevano in pace di ciò che era loro rimasto fra il trambusto delle guerre civili. Le leggi erano violate solo ne’ casi che riguardavano la salvezza e il Governo del Protettore. La giustizia tra uomo e uomo era amministrata con esattezza ed onestà non conosciute per lo innanzi. In Inghilterra non v’era stato Governo, dalla Riforma in poi, meno persecutore di quello di Cromwell nelle questioni religiose. Gli sventurati Cattolici Romani, a dir vero, appena venivano considerati come cristiani; ma al clero della caduta Chiesa Anglicana era permesso di praticare il proprio culto, a condizione di astenersi dal predicare intorno a cose politiche. Anche agli Ebrei, ai quali il pubblico culto fino dal secolo decimoterzo era stato inibito, fu permesso, a dispetto della forte opposizione de’ mercanti gelosi e de’ teologi fanatici, di edificare una sinagoga in Londra.
La politica estera del Protettore, nel tempo stesso, otteneva l’approvazione di coloro che più lo detestavano. I Cavalieri potevano appena frenarsi dal desiderare che colui che aveva fatto tanto per innalzare la fama del paese, fosse un Re legittimo; e i repubblicani erano costretti a confessare che il tiranno non perdonava ad altri, fuori che a sè stesso di far torto al paese, e che se egli l’aveva spogliato della libertà, lo aveva in ricambio coperto di gloria. Dopo mezzo secolo in cui l’Inghilterra nella politica d’Europa pesava poco più di Venezia o della Sassonia, essa divenne subitamente la Potenza più formidabile del mondo; dettava condizioni di pace alle Provincie Unite, vendicava gl’insulti comuni fatti alla Cristianità da’ pirati di Barberia, vinceva gli Spagnuoli per terra e per mare, s’impossessava d’una delle più considerevoli isole d’America, e conquistava sul littorale fiammingo una fortezza, che consolò l’orgoglio nazionale della perdita di Calais. Ella aveva la supremazia dell’Oceano. Era a capo degl’interessi protestanti. Tutte le Chiese riformate sparse nei Regni cattolici riconoscevano Cromwell come loro tutore. Gli Ugonotti della Linguadoca, i pastori che nelle capanne delle Alpi professavano un protestantismo più antico di quello di Augusta, vivevano sicuri dall’oppressione per il solo terrore di quel gran nome. Lo stesso Papa era costretto a predicare umanità e moderazione ai Principi papisti; poichè una voce che rade volte minacciava invano, aveva dichiarato che se il popolo di Dio venisse tormentato, i cannoni inglesi si sarebbero fatti sentire in Castel Sant’Angelo. A dir vero, non vi era cosa che Cromwell, per utile di sè e della sua famiglia, potesse tanto desiderare quanto una guerra religiosa in Europa. In tal guerra egli sarebbe stato il capitano degli eserciti protestanti. Il cuore dell’Inghilterra sarebbe stato con lui. Le sue vittorie sarebbero state salutate con unanime entusiasmo, non più visto nel paese dopo la disfatta dell’Armada, ed avrebbero cancellata la macchia che uno solo atto, condannato dalla voce generale della nazione, ha lasciata nella sua splendida fama. Sventuratamente, egli non ebbe occasione di far mostra delle sue ammirevoli virtù militari, tranne contro gli abitanti delle Isole Britanniche.
Finchè egli visse, il suo potere si mantenne fermo, e fu per i suoi sudditi obietto di avversione mista ad ammirazione e a paura. Pochi, veramente, amavano il suo Governo; ma coloro che più l’odiavano, l’odiavano meno di quel che lo temessero. Se fosse stato un Governo peggiore, sarebbe stato forse abbattuto, malgrado il suo vigore. Se fosse stato un Governo più debole, sarebbe stato certamente distrutto, malgrado tutti i suoi meriti. Ma egli aveva moderazione tanta, da astenersi da quelle oppressioni che rendono gli uomini insani; ed aveva una forza ed energia cui nessuno, fuorchè gli uomini resi insani dall’oppressione, si sarebbero rischiati di aggredire.
LXV. Si è detto spesse volte, ma apparentemente con poca ragione, che Oliviero morì a tempo per la sua rinomanza, e che la sua vita, se si fosse prolungata, si sarebbe forse chiusa fra le sciagure e i disastri. Vero è che fino all’ultimo dì egli venne onorato da’ suoi soldati, obbedito da tutta la popolazione delle Isole Britanniche, e temuto da tutti i potentati stranieri; ch’egli fu tumulato in mezzo ai sovrani d’Inghilterra, con pompa funebre tale, quale non s’era mai per lo innanzi veduta in Inghilterra; e che il suo figlio Riccardo gli succedè al potere con tanta quiete, con quanta un Principe di Galles succederebbe ad un Re legittimo.
Per cinque mesi l’amministrazione di Riccardo Cromwell procedè con tanta quiete e regolarità, da far credere a tutta la Europa ch’egli fosse fermamente assiso sul seggio dello Stato. Certo, le sue condizioni erano in qualche modo molto migliori di quelle del padre suo. Il giovane Cromwell non aveva nemici. Le sue mani erano nette di sangue civile. Gli stessi Cavalieri concedevano ch’egli era un gentiluomo onesto e d’indole buona. La parte presbiteriana, potente per numero e per ricchezza, aveva sostenuto un litigio mortale col Protettore defunto, ma inchinava a favoreggiare il nuovo. Aveva avuta sempre bramosia di vedere ristaurato l’antico sistema politico del Regno, con alcune più chiare definizioni e guarentigie per le pubbliche libertà; ma aveva molte ragioni di temere la ristaurazione della vecchia Dinastia. Per questa genia di politici Riccardo era l’uomo opportuno. La umanità, la schiettezza, la modestia sue, la mediocrità delle sue doti, e la docilità con che, lasciavasi guidare da uomini più saggi di lui, lo rendevano mirabilmente atto ad essere capo d’una Monarchia limitata.
Per qualche tempo parve grandemente probabile ch’egli, dietro la scorta di destri consiglieri, avesse a conseguire ciò cui suo padre aveva invano aspirato. Nel convocarsi un Parlamento, gli ordini furono spediti secondo la vecchia costumanza. I piccoli borghi che erano stati privati della franchigia elettorale, riebbero i perduti privilegi; Manchester, Leeds, ed Halifax cessarono di mandare rappresentanti, e alla contea di York fu concesso di eleggerne due soli. Parrà forse strano ad una generazione la quale è quasi trascorsa alla frenesia nella questione della riforma parlamentare, che quelle grandi contee e città si sottoponessero con pazienza ed anche con compiacenza a siffatto provvedimento; ma, comecchè gli uomini di senno, anche in quella età, potessero discernere i vizi del vecchio sistema rappresentativo, e prevedere che tali vizi produrrebbero in pratica o presto o tardi gravissimi mali, questi mali pratici non ancora sentivansi molto. Il sistema rappresentativo d’Oliviero, dall’altra parte, quantunque fosse derivato da solidi principii, non era popolare. Gli eventi fra i quali originava, e gli effetti che aveva prodotti, preoccupavano gli animi contro esso. Era nato dalla violenza militare, e null’altro aveva prodotto che contese. La intera nazione era stanca del governo della spada, o desiava il governo della legge. E però la ristaurazione anco delle anomalie e degli abusi che consuonavano strettamente con la legge e che erano stati distrutti dalla spada, produssero universale soddisfazione.
Fra i Comuni esisteva una forte opposizione, composta in parte di aperti repubblicani, in parte di realisti occulti; ma una grande e ferma maggioranza sembrava favorevole al disegno di richiamare a vita l’antica Costituzione politica sotto una nuova Dinastia. Riccardo venne solennemente riconosciuto come Primo Magistrato. La Camera de’ Comuni non solamente assentì di trattare le pubbliche faccende co’ Lordi d’Oliviero, ma votò una legge che riconosceva in que’ Nobili i quali nelle ultime perturbazioni avevano parteggiato per la libertà pubblica, il diritto a sedere nella Camera Alta senza bisogno di nuova creazione.
Tanto bene andavano le cose per gli uomini di Stato che dirigevano la condotta di Riccardo! Quasi tutte le parti del Governo vennero allora ricostituite come stavano in sul principio della guerra civile. Se il Protettore e il Parlamento si fossero lasciati procedere senza ostacoli, mal può dubitarsi che un ordine di cose simile a quello che poscia stabilivasi sotto la Casa di Hannover, sarebbe stato stabilito sotto quella di Cromwell. Ma era nello Stato un potere più che bastevole a lottare con Riccardo e col Parlamento. Riccardo sopra i soldati non aveva altra autorità, se non quella del gran nome che gli era toccato in retaggio. Non gli aveva mai condotti alla vittoria. Non aveva nè anche portate le armi. Tutti i suoi gusti e le sue abitudini erano per la pace. Nè le sue opinioni intorno a cose religiose erano approvate dai santocchi militari. Ch’egli fosse un uomo dabbene, dimostrollo con prove più soddisfacenti che non erano i profondi gemiti e i lunghi sermoni; cioè con l’umiltà e la dolcezza quando stava in cima all’umana grandezza, e con la tranquilla rassegnazione ai torti ed alle sciagure più crudeli: ma non ebbe sempre la prudenza di nascondere il disgusto ch’egli sentiva de’ piagnistei allora comuni in ogni caserma. Gli ufficiali che avevano maggiore influenza fra le truppe stanzianti presso Londra, non gli erano amici. Erano uomini chiari per valore e condotta nel campo di battaglia, ma scemi di saviezza e di coraggio civile; doti che in grado eminentissimo possedeva il loro capo defunto. Taluni di loro erano Indipendenti o Repubblicani onesti, ma fanatici. Questa specie di uomini era rappresentata da Fleetwood. Altri ambivano di giungere al posto d’Oliviero. La sua rapida elevazione, la sua gloria e prosperità, la sua inaugurazione nella reggia, le sue sontuose esequie nell’Abbadia, avevano infiammata la loro immaginazione. Come lui erano di buona nascita, come lui bene educati; non sapevano quindi intendere perchè, al pari di lui, non fossero degni di portare la veste purpurea e la spada dello Stato; e anelavano all’obietto della loro ardente ambizione, non, come lui, con pazienza, vigilanza, sagacia e fermezza, ma con quella irrequietudine e con quel perpetuo ondeggiare che formano il carattere della mediocrità aspirante. Il più cospicuo di questi deboli scimmiottatori del gran Cromwell, era Lambert.
LXVI. Nel giorno stesso in cui Riccardo ascese al supremo seggio dello Stato, gli ufficiali si misero a congiurare contro il loro nuovo signore. La buona intelligenza che era fra lui e il suo Parlamento, affrettò la crisi. La paura e l’ira invasero il campo. I sentimenti religiosi e militari dell’esercito trovavansi profondamente irritati. E’ pareva che gl’Indipendenti dovessero essere soggetti ai Presbiteriani, e gli uomini della spada agli uomini della sottana. Formossi una coalizione tra i malcontenti militari e la minoranza repubblicana della Camera de’ Comuni. È da dubitarsi che Riccardo avesse potuto trionfare della predetta coalizione, anche se fosse stato dotato del lucido intendimento e del ferreo coraggio di suo padre. Egli è certo che la semplicità e la mansuetudine sue non erano i requisiti necessari a padroneggiare gli eventi. Cadde senza gloria e senza lotta. Lo esercito si servì di lui come di strumento a disciogliere le Camere, e allora lo mise sprezzantemente da parte. Gli ufficiali si resero grati ai loro alleati repubblicani dichiarando che la espulsione della Coda del Parlamento era illegale, ed invitando l’Assemblea a riprendere le proprie funzioni. Il vecchio presidente e un numero competente di vecchi rappresentanti vennero proclamati, fra mezzo alla mal repressa derisione ed esecrazione del paese, Supremo Potere dello Stato. Nel tempo stesso fu espressamente dichiarato che quinci innanzi non vi sarebbe nè Primo Magistrato nè Camera di Lordi.
Ma tale stato di cose non poteva durare. Il giorno in cui risorse il Lungo Parlamento, rivisse del pari il suo vecchio conflitto con lo esercito. Nuovamente dimenticò che esso esisteva a beneplacito dei soldati, e cominciò a trattarli come sudditi. Di nuovo le porte della Camera de’ Comuni furono chiuse dalla violenza militare; ed un Governo Provvisorio, creato dagli ufficiali, assunse il reggimento della cosa pubblica.