Il Duca di York, così tardo d’ingegno da non sentire il pericolo, o così fanatico da non curarsene, era impaziente di veder mandato subito ad esecuzione lo articolo concernente la religione cattolica romana: ma Luigi ebbe la saviezza di prevedere che, se ciò fosse seguito, sarebbe in Inghilterra scoppiata tale esplosione, da frustrare probabilmente quelle parli del disegno le quali gli stavano più a cuore. Fu però stabilito che Carlo seguitasse a chiamarsi protestante, e a ricevere nelle grandi solennità la Comunione secondo il rituale della Chiesa Anglicana. Il suo fratello, più scrupoloso di lui, più non comparve nella Cappella Reale.
Verso questo tempo mori la Duchessa di York, figlia del bandito Conte di Clarendon. Era stata per alcuni anni di soppiatto cattolica romana. Lasciò due figlie, Maria ed Anna, entrambe dipoi regine della Gran-Brettagna. Vennero educate protestanti per espresso comando del Re, il quale conosceva che sarebbe stato inutile a lui di confessarsi membro della Chiesa d’Inghilterra, se le due fanciulle che pareva dovessero succederli al trono, fossero, per licenza di lui, cresciute nel grembo della Chiesa di Roma.
I principali servi della Corona in questo tempo erano uomini, i nomi de’ quali hanno meritamente acquistata non invidiabile celebrità. È d’uopo, nondimeno, studiarsi di non aggravare la memoria loro con la infamia che di diritto spetta al loro signore. Del trattato di Dover il Re stesso è principalmente responsabile. Egli tenne intorno a quello conferenze cogli agenti francesi; scrisse di propria mano molte lettere a quello spettanti; e’ fu colui che suggerì i più disonorevoli articoli che vi si contengono; e studiosamente ne nascose alcuni alla più parte de’ Ministri del suo Gabinetto, o, come veniva popolarmente chiamato, della sua Cabala.
XXVIII. Poche cose nella nostra storia sono più curiose dell’origine e del progresso del potere che oggimai possiede il Gabinetto. Fino da tempi assai remoti, i Re d’Inghilterra sono stati assistiti da un Consiglio privato, al quale la legge assegnava non pochi importanti ufficii e doveri. Per alcuni secoli, questo Consiglio deliberò intorno ai più gravi e gelosi affari di Stato. Ma gradatamente venne cangiando d’indole. Diventò troppo numeroso per la speditezza delle faccende, o per serbare il segreto. Il grado di Consigliere privato era spesso conferito come onorificenza a uomini, ai quali il Governo non confidava nulla, e nè anche richiedeva la opinione. Il sovrano nelle più solenni occasioni rivolgevasi ad un ristretto numero di principali Ministri, onde averne consiglio. I vantaggi e svantaggi di siffatto modo di operare erano stati additati da Bacone, col suo consueto giudicio e sagacia; ma e’ non fu se non dopo la Restaurazione, che il Consiglio intimo cominciò ad attirare a sè l’attenzione universale. Per molti anni, i politici all’antica seguitarono a considerare il Gabinetto come un ufficio incostituzionale e pericoloso. Nulladimeno, divenne sempre più importante; ed alla perfine, si recò in mano quasi tutto il potere esecutivo, e venne poi ad essere estimato come parte essenziale del nostro ordinamento politico. Eppure, strano a dirsi! continua tuttora ad essere affatto sconosciuto alla legge. I nomi de’ nobili e de’ gentiluomini che lo compongono, non vengono mai officialmente annunciati al pubblico. Non si prende ricordo delle sue adunanze e deliberazioni; e la sua esistenza non è stata mai riconosciuta da nessun atto del Parlamento.
XXIX. Per alcuni anni, il vocabolo Cabala venne comunemente usato come sinonimo di Gabinetto. Ma accadde per una fortuita coincidenza, che nel 1671 il Gabinetto fosse composto di cinque individui, nei nomi de’ quali le lettere iniziali formavano il vocabolo Cabala (Cabal): Clifford, Arlington, Buckingham, Ashley e Lauderdale. Questi Ministri furono, quindi, per enfasi chiamati la Cabala; e tosto resero quel nome così infame, che poscia non è stato mai usato se non in significato di riprovazione.
Sir Tommaso Clifford era Commissario del Tesoro, e s’era reso grandemente notevole nella Camera de’ Comuni. Era il più rispettabile fra’ membri della Cabala, come quello che in una indole fiera ed imperiosa aveva un forte, quantunque miseramente pervertito, sentimento del dovere e dell’onore.
Enrico Bennet, Lord Arlington, Segretario di Stato, aveva, fino dall’epoca in cui pervenne all’età d’uomo, passata la vita quasi sempre nel continente; ed aveva imparato quell’indifferentismo cosmopolitico verso le Costituzioni e le Religioni, che spesso si osserva negli individui che hanno spesi gli anni in una vagabonda diplomazia. Se vi era forma di Governo che a lui piacesse, ell’era quella di Francia. Se v’era Chiesa ch’egli preferisse, ella era quella di Roma. Aveva qualche ingegno nel conversare, ed anche nel trattare gli affari ordinari del suo ufficio. Nel corso d’una vita spesa a viaggiare e a far negoziati, aveva imparata l’arte di accomodare il linguaggio e il portamento all’indole della società fra mezzo alla quale ei si trovava. Con la vivacità, ne’ recessi della reggia, svagava il principe; con la gravità, nelle discussioni e nelle conferenze, imponeva riverenza al pubblico; e gli era riuscito di tirare a sè, in parte rendendo servigi, in parte dando speranze, un numero considerevole di partigiani.
Buckingham, Ashley e Lauderdale, erano uomini de’ quali la immoralità, ch’era infezione epidemica ne’ politici di quei tempi, mostravasi ne’ suoi più maligni sembianti, ma variamente modificata da grandi varietà di tempra e d’intendimento. Buckingham, uomo sazio di piaceri, erasi dato all’ambizione quasi per passatempo. Come si era provato a svagarsi con lo studio dell’architettura e della musica, con lo scrivere farse e cercare la pietra filosofale; così ora si provava a svagarsi con un negoziato secreto, e con una guerra cogli Olandesi. Era già stato, più presto per volubilità e vaghezza di cose nuove, che per alcun profondo proposito, infido ad ogni partito. Un tempo erasi messo nelle file de’ Cavalieri. In un altro, erano corsi mandati d’arresto contro di lui, incolpato di mantenere corrispondenza proditoria colle reliquie del partito repubblicano nella città. Era nuovamente diventato cortigiano, e voleva acquistare il favore del Re con servigi, dai quali i più illustri di coloro che avevano pugnato e sofferto per la Casa Reale, avrebbero rifuggito compresi d’ orrore.
Ashley, più testardo, e dotato di assai più feroce e solida ambizione, era stato parimente versatile. La versatilità di Ashley nasceva, però, non da leggerezza, ma da deliberato egoismo. Aveva serviti e traditi vari Governi; ma aveva adattati i suoi tradimenti così bene ai tempi, che, fra mezzo a tutte le rivoluzioni, s’era sempre venuto innalzando. La moltitudine, compresa d’ammirazione per una prosperità, la quale, mentre ogni altra cosa perpetuamente mutavasi, era rimasta immutabile, attribuiva a lui una prescienza pressochè miracolosa, ed assomigliavalo a quello ebreo uomo di Stato, che, come è scritto, veniva consultato dal popolo come l’oracolo di Dio.
Lauderdale, chiassoso e triviale nella gioia e nella collera, era forse, sotto l’apparenza di una presuntuosa franchezza, l’uomo più disonesto della Cabala. Erasi reso cospicuo fra gl’insorgenti scozzesi del 1638, ed era zelante della Convenzione. Lo accusavano d’essere stato complice di coloro che avevano venduto Carlo I al Parlamento Inglese, ed era perciò dai Cavalieri reputato traditore, peggiore, s’era pur possibile, di quelli che avevano seduto nell’Alta Corte di Giustizia. Spesso parlava con ìstemperato scherzo dei giorni in cui egli era stato santocchio e ribelle. Ed ora la Corte se ne giovava come di precipuo strumento per imporre a forza il culto episcopale ai concittadini di lui; e in cosiffatto proposito, non abborrì dallo adoperare inesorabilmente la spada, il capestro e lo stivaletto.[18] Nondimeno, chi conoscevalo, sapeva bene che trenta anni di vicende non avevano prodotto il minimo cangiamento ne’ suoi veri sentimenti; che tuttavia egli odiava la memoria di Carlo I, e seguitava a preferire ad ogni altra forma di Governo ecclesiastico quella de’ Presbiteriani.