II. Uno dei fini principali dello scrittore che intenda a farsi una esatta idea della condizione d’una comunità in un dato tempo, deve essere quello d’indagare di quanti individui essa allora era composta. Sventuratamente, non può con esattezza stabilirsi quanta fosse la popolazione dell’Inghilterra nel 1685; perocchè nessuno dei grandi Stati allora aveva adottata la saggia costumanza di enumerare periodicamente il popolo. Gli scrittori non potevano se non congetturare da sè stessi; e poichè facevano ciò senza esaminare i fatti e sotto il dominio di forti passioni e pregiudizi, i loro computi spesso riuscivano assurdi. Anco gl’intelligenti cittadini di Londra, ordinariamente, affermavano la città loro contenere parecchi milioni d’anime. Molti hanno con molta sicurezza asserito, che nei trentacinque anni trascorsi dallo avvenimento di Carlo I al trono fino alla Restaurazione, la popolazione della città era cresciuta di due milioni.[28] E mentre erano ancor fresche le devastazioni della peste e del fuoco, era costume asserire che la città contava tuttavia un milione e mezzo d’abitatori.[29] Alcuni altri, stomacati da siffatte esagerazioni, trascorsero agli estremi opposti. Così Isacco Vossio, uomo indubitatamente dotto, sosteneva con franchezza che Inghilterra, Scozia, Irlanda, prese insieme, non v’erano se non se due milioni di creature umane.[30]

Ciò non ostante, non ci mancano affatto i mezzi di correggere i gravi falli, in cui taluni cervelli per vanità nazionale, ed altri per vaghezza di paradosso, cadevano. Esistono tre computi, che sembrano meritevoli di attenzione speciale. Non dipendono in nulla l’uno dall’altro; procedono sopra principii diversi; e nondimeno, poca è la differenza de’ risultamenti che dànno.

Uno di cotesti computi fu fatto nell’anno 1696 da Gregorio King, araldo di Lancaster, aritmetico politico grandemente sottile e giudizioso. A fondamento de’ suoi calcoli, tolse il numero delle case indicato dagli ufficiali che fecero l’ultima esazione della imposta sui focolari. La conclusione alla quale egli venne, fu che la popolazione dell’Inghilterra era di circa cinque milioni e mezzo d’anime.[31]

Verso quel medesimo tempo, il Re Guglielmo III volle conoscere la forza comparativa delle varie sètte religiose, in che la comunità era divisa. Istituita una inchiesta, gli furono da tutte le diocesi del Regno trasmesse le necessarie relazioni. Secondo le quali, il numero de’ suoi sudditi inglesi doveva essere circa cinque milioni e duecento mila.[32]

Da ultimo, ai dì nostri, Finlaison, esperto computista, sottopose gli antichi registri parrocchiali a tutti gli esperimenti che potè somministrargli il moderno progresso della scienza statistica. Egli opinò, che verso il chiudersi del secolo decimosettimo, la popolazione dell’Inghilterra fosse poco meno di cinque milioni e duecentomila anime.[33]

Di questi tre computi, formati da diversi individui, senza che l’uno s’accordasse con l’altro, sopra materiali di specie diversa, il più alto, che è quello di King, non eccede d’un dodicesimo il più basso che è quello di Finlaison. Possiamo, quindi, con franchezza asserire, che mentre Giacomo II regnava, l’Inghilterra conteneva tra cinque milioni e cinque milioni e mezzo d’abitatori. Secondo il maggior computo, essa aveva un terzo della popolazione de’ tempi nostri, e meno del triplo della popolazione che adesso è raccolta nella sua gigantesca metropoli.

III. L’augumento del popolo è stato grande in ogni parte del Regno, ma generalmente maggiore nelle Contee settentrionali, che nelle meridionali. Veramente, gran parte del paese oltre il Trent, fino al secolo decimottavo era in istato di barbarie. Cagioni fisiche e morali avevano cooperato perchè lo incivilimento non si spandesse per quella regione. Il cielo era inclemente, il suolo in condizioni tali, da richiedere arte somma ed industria nella coltivazione; e poca poteva essere l’arte e la industria in una contrada che spesso era teatro di guerra, e che, anche quando vi regnava una pace di solo nome, veniva perennemente devastata dalle bande di ladroni scozzesi. Avanti e lungo tempo dopo il congiungimento delle due Corone britanniche, eravi tanta differenza tra Middlesex e Northumberland, quanta oggi ve n’è tra il Massachusetts e gli stabilimenti di quelle genti nomadi, le quali nelle rimote contrade occidentali del Mississipi, amministrano rozzamente la giustizia con la carabina e il pugnale. Nel regno di Carlo II, i vestigii lasciati da lunghi anni di strage e di saccheggio vedevansi ancora chiaramente per molte miglia al mezzogiorno del Tweed, nello aspetto della contrada e nei costumi del popolo. Eravi ancora una genia di predoni, che dedicavasi all’arte di saccheggiare le case e rapire interi branchi di gregge. Poco dopo la Restaurazione, il Governo reputò necessario promulgare leggi severissime, a impedire simiglianti delitti. Ai Magistrati di Northumberland e di Cumberland fu data potestà di levare bande d’uomini armati per la difesa della proprietà e dell’ordine; e onde provvedere alle spese di cosiffatte leve, imposero una tassa locale.[34] Fu ordinato che le parrocchie tenessero de’ cani addestrati a fine di dar la caccia ai ladroni. Non pochi vecchi che vivevano ancora a mezzo del secolo decimottavo, potevano bene rammentarsi del tempo in cui quei cani feroci erano d’uso comune.[35] Eppure, anche con tali aiuti, spesso era impossibile rintracciare i nascondigli di quei malfattori fra i luoghi alpestri e paludosi. Imperocchè la geografia di quella selvaggia contrada conoscevasi imperfettamente. Anco dopo che Giorgio III ascese al trono, il sentiero su per le rocce da Borrowdale a Ravenglas era tuttavia un secreto studiosamente custodito dagli abitatori delle valli, taluni de’ quali s’erano probabilmente in gioventù loro sottratti per que’ sentieri alle ricerche della giustizia.[36] Le abitazioni de’ gentiluomini e le grandi case coloniche erano fortificate. I buoi nella notte venivano custoditi sotto gli spaldi della residenza, che chiamavasi col nome di Peel. Coloro che vi abitavano, dormivano con le armi allato. Grosse pietre ed acqua bollente erano sempre pronte a schiacciare e scottare il ladrone che si fosse rischiato ad assalire il piccolo presidio. Nissuno ardiva viaggiare per quel paese, senza aver fatto testamento. I giudici, nel loro viaggio periodico, con tutta la torma degli avvocati, procuratori, scrivani e servitori, cavalcavano da Newcastle a Carlisle armati, e scortati da una forte guardia sotto il comando degli Sceriffi. Era mestieri recare seco le necessarie provvisioni; perocchè la contrada era un deserto, dove era d’ogni cosa difetto. Il luogo nel quale la cavalcata fermavasi a desinare, sotto una quercia immensa, non è peranche caduto in oblio. La irregolare rigidità con che amministravasi la giustizia, faceva ribrezzo all’animo di coloro che erano vissuti in più tranquilli distretti. I Giurati, spinti dall’odio e dal sentimento del comune pericolo, dichiaravano rei convinti gli aggressori delle case e i rapitori degli armenti, con la fretta con cui giudica una Corte marziale in occasione di tumulti, e a centinaia gli mandavano alla forca.[37] A memoria di alcuni che hanno veduta la presente generazione, il cacciatore il quale procedeva fino alle scaturigini del Tyne, trovava gli scopeti attorno Keeldar Castle popolati d’una razza di uomini selvaggi quasi al pari degli Indiani della California; e sentiva, maravigliando, le donne, mezzo ignude, cantare rozze e fiere melodie, mentre gli uomini con le daghe in pugno danzavano una danza guerresca.[38]

Lentamente e con difficoltà la pace venne stabilita lungo i confini. La seguirono l’industria e le arti del vivere civile. Intanto scoprivasi che le regioni a settentrione del Trento, possedevano nelle loro miniere di carbone una sorgente di ricchezza assai più preziosa delle miniere aurifere del Perù. Conobbesi che nel vicinato di cotesti strati carboniferi, quasi ogni specie di manifattura si poteva esercitare con grande utile. Le genti presero ad affluire di continuo a que’ luoghi. Raccogliesi dai computi del 1841, che l’antica provincia arcivescovile di York conteneva due settimi della popolazione d’Inghilterra. Ai tempi della Rivoluzione, credevasi che quella provincia contenesse solo un settimo della popolazione.[39] Nella Contea di Lancaster il numero degli abitatori sembra essere cresciuto nove volte di più; mentre in Norfolk, Suffolk e nella Contea di Northampton, appena trovasi raddoppiato.[40]

IV. Intorno alle tasse possiamo favellare con maggior precisione e sicurezza, che intorno alla popolazione. La rendita dell’Inghilterra, alla morte di Carlo II, era piccola in paragone de’ mezzi che essa allora possedeva, o delle somme di pecunia che levavano i Governi degli Stati al nostro propinqui. Dopo l’epoca della Restaurazione, era venuta quasi sempre crescendo; e nondimeno, era poco più di tre quarti della rendita delle Provincie Unite, ed appena un quinto di quella di Francia.

Il più importante capo di entrata era quel balzello detto excise, il quale nell’ultimo anno del regno di Carlo produsse cinquecento ottantacinquemila lire sterline, nette di spese. Il prodotto netto delle dogane ascese, nell’anno stesso a cinquecentotrentamila lire sterline. Questi carichi non pesavano molto gravemente sulla nazione. La tassa sui camini o focolari, quantunque fosse meno produttiva, destò maggiori mormorazioni. Il malcontento che nasce dalle imposte dirette, sta, a dir vero, quasi sempre fuori di proporzione alla quantità di danaro che riportano allo Scacchiere; e la tassa sui camini era, anco fra le imposte dirette, particolarmente odiosa: imperocchè non poteva levarsi se non se per mezzo di visite domiciliari; alle quali visite gl’Inglesi hanno sempre avuto tale abborrimento, che il popolo degli altri paesi se ne potrebbe formare solo una debole idea. I padroni di case poveri, spesso non potevano pagare la imposta sui loro focolari. Ogni qualvolta ciò avveniva, gli esattori sequestravano senza misericordia la mobilia: poichè la tassa era data in appalto; e un appaltatore di tasse, fra tutti i creditori, secondo porge il proverbio, è il più rapace. Gli esattori venivano apertamente accusati di condursi, nello esercizio del loro abborrito mestiere, con durezza e insolenza. Dicevasi, che appena essi mostravansi sulla soglia d’un tugurio, i fanciulli cominciavano a piangere, e le vecchie correvano a nascondere i loro arnesi da cucina. Anzi, l’unico letto d’una povera famiglia soventi volte veniva portato via, e venduto. Il prodotto annuo netto di cotesta tassa era di duecentomila lire sterline.[41]