Se alle tre grandi sorgenti d’entrata da noi rammentate, aggiungiamo quella delle regie possessioni, allora più estese di quello che siano ai dì nostri, i primi frutti e le decime, che non erano per anche state rese alla Chiesa, i Ducati di Cornwall e di Lancaster, le confische e le multe; la intera rendita annua della Corona potrebbe estimarsi sicuramente a un milione e quattrocentomila lire sterline. Di cotesta rendita, parte era ereditaria; il rimanente, a Carlo era stato concesso a vita; ed egli era libero di spenderla tutta, in qualunque modo gli fosse piaciuto. Tutto ciò ch’egli poteva risparmiare dalla spesa de’ pubblici dipartimenti, andava alla sua borsa privata. Intorno all’uffizio postale ragioneremo più innanzi. Gli utili di quello stabilimento erano stati dal Parlamento concessi al Duca di York.

La entrata del Re era, o avrebbe dovuto essere, sopraccarica del pagamento di circa ottantamila sterline l’anno, ch’era l’interesse de’ danari dalla Cabala fraudolentemente ritenuti nello Scacchiere. Mentre Danby era capo dell’ufficio delle finanze, i creditori avevano ricevuti i loro dividendi, quantunque senza la esatta puntualità che ne’ moderni tempi si costuma; ma coloro che gli erano succeduti al Tesoro, erano stati meno destri o meno solleciti a mantenere la fede pubblica. Dopo la vittoria che la Corte riportò sopra i Whig, nè anche un soldo era stato pagato, nè fatta giustizia ai creditori, finchè una nuova dinastia non istabilì un sistema nuovo. Si erra grandemente immaginando che il sistema di provvedere ai bisogni dello Stato per mezzo di un prestito, fosse recato nell’isola nostra da Guglielmo III. Da tempo immemorabile, ogni Governo Inglese aveva avuto costume di contrarre debiti. Ciò che venne introdotto dalla Rivoluzione, fu la usanza di pagarli onestamente.[42]

V. Saccheggiando i pubblici creditori, era possibile accumulare una entrata di un milione e quattrocento mila lire sterline; ed aggiungendovi di quando in quando qualche sussidio della Francia, sostenere le spese necessarie del Governo, e lo scialacquo della Corte: imperciocchè quel peso che gravava sulle finanze de’ grandi Stati continentali, in Inghilterra sentivasi appena. In Francia, in Germania, ne’ Paesi Bassi, eserciti numerosi, quali Enrico IV e Filippo II non avevano mai mantenuti in tempo di guerra, tenevansi fra mezzo alla pace. In ogni parte si erigevano bastioni e forti, edificandoli con principii ignoti a Parma o a Spinola. Le artiglierie e le munizioni accumulavansi in tanta quantità, che lo stesso Richelieu, il quale dalle precedenti generazioni era stato considerato come operatore di prodigi, avrebbe chiamata favolosa. Niuno poteva viaggiare per molte miglia in quelle contrade, senza udire i tamburi d’un reggimento in marcia, o senza essere fermato dalle sentinelle de’ ponti levatoi d’una fortezza. Nella nostra isola, all’incontro, era possibile vivere e viaggiare lungamente, senza che nessun suono o vista di cose marziali rammentasse che la difesa dello Stato era divenuta una scienza ed una professione. La maggior parte degli Inglesi che avevano meno di venticinque anni, non avevano probabilmente veduta mai nessuna compagnia di soldati regolari. Delle città le quali nella guerra civile avevano valorosamente respinto le armate ostili, nè anche una era capace di sostenere un assedio. Le porte rimanevano aperte di notte e di giorno: i fossi erano senz’acqua: gli spaldi delle mura si erano lasciati andare in rovina, o erano racconci in modo, che il popolo vi potesse con diletto passeggiare nelle notti estive. Molte delle vecchie abitazioni de’ Baroni erano state fracassate dai cannoni di Fairfax e di Cromwell, ed erano mucchi di rovine coperte di edera. Quelle che restavano in piedi, avevano perduto il loro aspetto marziale, ed erano diventate palazzi rurali dell’aristocrazia. I fossati erano mutati in vivai di carpii e di lucci. I terrapieni erano coperti di olezzanti arbusti, a traverso de’ quali aprivansi viottoli, che conducevano su a tempietti ornati di specchi e di pitture.[43] Sui promontori delle coste, e su per molti colli del paese interno, vedevansi tuttavia posti alti, sormontati di barili, che un tempo erano ripieni di pece: in tempi di pericolo vigilavano attorno ad essi le sentinelle; e in poche ore, appena scoperta una flotta spagnuola nel canale, o appena veduto che un migliaio di predoni scozzesi aveva passato il fiume Tweed, i fuochi d’accenno splendevano per un tratto di cinquanta miglia, e tutte le Contee correvano alle armi. Ma erano trascorsi molti anni da che que’ fuochi non si accendevano più; ed oramai venivano considerati più presto come curiose reliquie de’ vecchi costumi, che come parte d’una macchina necessaria alla salvezza dello Stato.[44]

La sola armata riconosciuta dalla legge, era la guardia cittadina. Era stata riordinata per virtù di due leggi, passate in Parlamento poco dopo la Restaurazione. Chiunque possedeva cinquecento lire sterline annue in terreni, o seimila lire sterline d’utili personali, era tenuto ad apprestare, equipaggiato e pagato a proprio carico, un uomo a cavallo. Chiunque possedeva cinquanta lire sterline annue in terreni, o seicento d’utili personali, era similmente tenuto ad apprestare un lanciere o moschettiere. I possidenti minori furono ordinati in una specie di società, a significare la quale la nostra lingua non ha vocabolo proprio, ma che un Ateniese avrebbe chiamata Synteleia; e ciascuna di coteste società doveva fornire, secondo i propri mezzi, un soldato a cavallo, o un pedone. Il numero della cavalleria e fanteria in tal guisa raccolto, stimavasi comunemente ascendere a cento trenta mila uomini.[45]

Per virtù dell’antica Costituzione del reame, e del recente e solenne riconoscimento di ambedue le Camere, il Re era il solo Capitano Generale di queste grandi forze. I Lordi Luogotenenti e i deputati loro comandavano a lui sottoposti, e ordinavano le raccolte per gli esercizi o le ispezioni. La durata di siffatti ragunamenti, nondimeno, non poteva eccedere quattordici giorni in un anno. I Giudici di Pace avevano potestà d’infliggere pene per infrazioni di disciplina. La Corona non contribuiva nulla alla spesa ordinaria; ma quando la milizia cittadina veniva chiamata alle armi contro l’inimico, al suo mantenimento provvedeva il Governo a carico della entrata generale dello Stato, e la sottoponeva al massimo rigore della legge marziale.

Eranvi di quelli che non guardavano di buon occhio la milizia cittadina. Uomini che avevano molto viaggiato nel continente, ammirato la rigorosa precisione con che ogni sentinella movevasi e parlava nelle cittadelle edificate da Vauban, veduto gli eserciti possenti che affluivano per tutte le strade della Germania a respingere gli Ottomanni dalle porte di Vienna, ed erano stati abbagliati dalla pomposa magnificenza delle guardie palatine di Luigi, irridevano al modo con cui i contadini delle Contee di Devon e di York marciavano, giravansi, e portavano gli archibugi e le picche. Gl’inimici delle libertà e della religione dell’Inghilterra, guardavano con abborrimento una forza che non potevasi, senza estremo periglio, adoperare contro quelle libertà e quella religione, e non lasciavano fuggire veruna occasione senza porre in dileggio le rustiche soldatesche.[46] I saggi amatori della patria, quando raffrontavano queste rozze leve coi battaglioni che, in tempo di guerra, tra poche ore potevano condursi alle coste di Kent o di Sussex, erano costretti a concedere, che, per quanto pericolo vi fosse nel mantenere uno esercito stanziale, sarebbe stato anche più pericoloso provvedimento lo affidare l’onore e la indipendenza del paese all’esito d’una lotta tra i campagnoli capitanati dai Giudici di Pace, e i vecchi guerrieri condotti dai Marescialli di Francia. Cotali opinioni in Parlamento non potevano manifestarsi se non con grande riserbo, perocchè la milizia cittadina era una istituzione eminentemente popolare. Ogni qualunque osservazione intorno ad essa eccitava lo sdegno di ambi i grandi partiti dello Stato, ed in ispecie di quello che mostravasi zelantissimo della Monarchia e della Chiesa Anglicana. Le legioni delle Contee erano comandate quasi esclusivamente da nobili e gentiluomini Tory; i quali andavano alteri del loro grado militare, e tenevano come fatto a sè stessi ogni insulto contro la istituzione alla quale appartenevano. Sapevano bene pur troppo, che tutto ciò che dicevasi contro la guardia cittadina era detto in favore d’un esercito stanziale, il cui nome era da loro abborrito. Un simigliante esercito aveva signoreggiata l’Inghilterra, e sotto esso il Re era stato assassinato, la nobiltà degradata, i gentiluomini spogliati delle loro terre, la Chiesa perseguitata. Non v’era signore rurale che non avesse da raccontare una storia di danni e d’insulti a lui inflitti, o al padre suo, dai soldati parlamentari. Un vecchio Cavaliere aveva veduto mezza la sua campestre residenza distrutta. Gli olmi ereditarii d’un altro erano stati abbattuti. Un terzo non poteva mai porre il piede dentro la chiesa della propria parrocchia, senza che i suoi scudi sfigurati, i capi mozzi delle statue de’ suoi antichi, gli rammentassero come i soldati d’Oliviero avessero di quel sacro luogo fatto stalla ai propri cavalli. E però, quegli stessi realisti che erano pronti a combattere per il Re loro, erano gli ultimi ai quali egli potesse chiedere i mezzi di assoldare milizie regolari.

Carlo, nonostante, pochi mesi dopo la sua Restaurazione, aveva cominciato a formare una piccola armata stanziale. Pensava che, senza una protezione migliore di quella della civica milizia e delle guardie reali, la sua persona o il suo palazzo appena sarebbero in sicuro, nella propinquità d’una città vasta, piena di guerrieri, che erano stati pur allora sbandati. Egli, quindi, spensierato e prodigo come era, studiossi di risparmiare dai suoi piaceri una somma bastevole a mantenere un corpo di guardie. Con lo accrescersi del traffico e della ricchezza pubblica, le sue rendite crescevano; e in tal guisa potè, a dispetto del mormorare de’ Comuni, ingrossare a poco a poco le sue milizie regolari. Un’addizione considerevole fu ad esse fatta innanzi la fine del suo regno. Il costoso, inutile e pestilenziale stabilimento di Tangeri, venne abbandonato ai Barbari che vi abitavano all’intorno; e il presidio, composto di un reggimento di cavalleria e due di fanteria, fu richiamato in Inghilterra.

La piccola armata così formata da Carlo, fu il germe di quel grande e rinomato esercito, che, in questo secolo, ha marciato trionfalmente a Madrid e Parigi, a Canton e Candahar. Le guardie del corpo, che adesso formano due reggimenti, erano allora partite in tre corpi, ciascuno dei quali constava di duecento carabinieri, esclusi gli ufficiali. Questo corpo, cui era affidata la sicurezza del Re e della real famiglia, aveva un carattere speciale. Anche i semplici soldati erano insigniti del grado di gentiluomini della Guardia. Molti di loro erano di buone famiglie, ed avevano servito nelle guerre civili. La loro paga era maggiore di quella che si dà al più prediletto reggimento de’ tempi nostri; ed in quella età veniva riputata provvisione rispettabile per un figlio cadetto di scudiero di provincia. I loro bei cavalli, le ricche valdrappe, le corazze, le vesti ornate di nastri, di velluto e di frange d’oro, facevano bello spettacolo nel Parco di San Giacomo. Una piccola coorte di dragoni granatieri, che erano di più bassa classe ed avevano paga minore, era annessa a ciascun corpo. Un’altra legione di cavalleria, predistinta da vesti e manti azzurri, e tuttavia chiamata gli Azzurrini (the Blues), stava generalmente acquartierata nelle vicinanze della capitale. Propinquo ad essa rimaneva anche il corpo che oggi porta il nome di primo reggimento dei dragoni, ma che allora era il solo reggimento de’ dragoni che fosse in Inghilterra. Era stato composto della cavalleria che era ritornata da Tangeri. Un solo corpo di dragoni, che non faceva parte di nessun reggimento, stanziava presso Berwick, a fine di mantenere la pace fra i predoni del confine. A quest’uso peculiare pensavasi allora che il dragone fosse singolarmente adattato. Ne’ tempi posteriori è divenuto un semplice soldato di cavalleria: ma nel secolo decimosettimo, venne accuratamente descritto da Montecuccoli, come un pedone che servivasi del cavallo per giungere con maggiore speditezza a un luogo designato dal servizio militare.