XLIII. Battevano le ore undici, allorquando il Duca, con le sue Guardie del corpo, uscì dal Castello. La sua mente non era nello stato convenevole a chi tra breve debba tentare un colpo decisivo. Gli stessi fanciulli, che affollavansi a vederlo passare, si accorgevano—e lo rammentarono poi lungamente—come il suo viso fosse tristo, e pieno di sinistro augurio. L’armata marciò per un sentiero circolare, lungo pressochè sei miglia, verso gli accampamenti regi in Sedgemoor. Parte di quel cammino serba fino ai giorni presenti il nome di sentiero della Guerra (War Lane). I fanti erano condotti dallo stesso Monmouth; i cavalli affidati a Grey, malgrado le proteste di molti, che rimembravano lo sciagurato fatto di Bridport. Fu ordinato che si osservasse il più rigoroso silenzio, non si battessero tamburi, non si scaricasse arma. La parola la quale doveva fra le tenebre servire di riconoscimento agl’insorti, era Soho. Senza dubbio era stata prescelta per alludere a Soho Fields in Londra, dove sorgeva il palazzo del Duca.[420]
Verso l’un’ora, nella mattina di lunedì, 6 di luglio, i ribelli erano sullo scopeto. Ma tra loro e il nemico giacevano tre grossi rigagni pieni d’acqua e di mota. Monmouth sapeva di doverne passare due, chiamati Black Ditch, e Langmoor Rhine. Ma, strano a dirsi! neppure da un solo de’ suoi esploratori gli era stata fatta menzione d’un fosso, chiamato Bussex Rhine, che copriva da presso il campo regio.
I carri che trasportavano le munizioni, rimasero all’ingresso dello scopeto. I cavalli e i fanti, ordinati in lunga, e stretta colonna, passarono sur un argine il Black Ditch. Ve n’era un altro simile traverso al Langmoor Rhine; ma la guida, in mezzo alla nebbia, smarrì la via: innanzi che si provvedesse allo sbaglio, ci fu qualche indugio e tumulto. In fine passarono; ma nella confusione prese fuoco una pistola. Alcune delle Guardie a cavallo che facevano la scolta, udirono lo scoppio, e si accorsero come una gran moltitudine di gente avanzavasi fra mezzo alla nebbia. Scaricarono le loro carabine, e corsero di galoppo per varie direzioni a chiamare all’armi. Alcune andarono a Weston Zoyland, dove era la cavalleria. Un soldato a cavallo dette di sproni, e corse al campo dove era la fanteria, gridando con gran forza che l’inimico era per giungere. I tamburi del reggimento di Dumbarton batterono alle armi, e i soldati corsero alle proprie file. Ed era tempo, perocchè Monmouth andava disponendo l’armata per dare lo assalto. Ordinò a Grey di precedere con la cavalleria, mentre egli stesso lo seguiva a capo de’ fanti. Grey si spinse innanzi finchè i passi gli vennero inaspettatamente troncati dal Bussex Rhine. Sul lato opposto del fosso la fanteria reale ordinavasi frettolosamente a battaglia.
«Per chi siete voi?» chiese gridando un ufficiale delle Guardie a piedi. «Pel Re» rispose una voce dalle file della cavalleria ribelle. «Per quale Re?» disse l’altro. «Re Monmouth» fu la risposta, accompagnata col grido di guerra che quaranta anni prima era stato inscritto sui vessilli de’ reggimenti parlamentari: «Dio sia con noi.» E immantinente, le truppe reali fecero tale scarica d’archibugi, che pose in fuga per ogni banda i cavalli degl’insorgenti. Il mondo attribuisce questa ignominiosa rotta alla pusillanimità di Grey. Nulladimeno, non è in nessuna guisa certo che Churchill avrebbe fatta miglior prova a capo d’uomini i quali non avevano mai per innanzi maneggiate armi a cavallo, e i cui cavalli non erano avvezzi, non solo a starsi fermi al fuoco, ma ad obbedire al freno.
Pochi momenti dopo che la cavalleria del Duca erasi dispersa per il pantano, giunse correndo la fanteria, guidata fra le tenebre dalle micce accese del reggimento di Dumbarton.
Monmouth rimase attonito, vedendo che un largo e profondo fosso giaceva tra lui e il campo ch’egli aveva sperato di sorprendere. Gl’insorti fermaronsi sull’argine e fecero fuoco, che fu ricambiato da una parte della fanteria reale, schierata sull’argine opposto. Per tre quarti d’ora, il fuoco degli archibugi non cessò mai. I contadini del Somerset si condussero come vecchi soldati, tranne che dettero troppo alta la mira alle artiglierie loro.
Ma le altre divisioni dell’armata regia erano tutte in movimento. Le Guardie del Corpo e gli Azzurri vennero a spron battuto da Weston Zoyland, e dispersero in un attimo alcuni cavalli di Grey, i quali tentavano di raccogliersi. I fuggenti sparsero la paura fra i loro compagni del retroguardo, ai quali erano affidate le munizioni. I vagonieri retrocessero a gran passi senza fermarsi, finchè si videro molte miglia lontani dal campo di battaglia. Monmouth fino allora aveva sostenuta la parte propria come un robusto ed esperto guerriero. Era stato veduto a piedi, impugnando la picca, e incoraggiando con la voce e con l’esempio la propria fanteria. Ma conosceva sì bene le cose militari, da accorgersi che tutto era finito. I suoi uomini avevano perduto il vantaggio che avrebbero potuto derivare dal buio e dalla sorpresa. Erano stati abbandonati dalla cavalleria e dai vagoni della munizione. Le forze del Re erano unite e in buon ordine. Feversham, desto dal fuoco, alzatosi di letto, annodata bene la cravatta, e guardatosi allo specchio, era venuto a vedere ciò che facevano i suoi. Intanto,—e ciò fu di maggiore importanza,—Churchill aveva rapidamente disposte in guisa affatto nuova le fanterie. Il giorno era presso a spuntare. L’esito d’un conflitto alla luce del sole, in un piano aperto, non poteva essere dubbio. Nondimeno, Monmouth avrebbe dovuto sentire come a lui non convenisse fuggire, mentre migliaia d’uomini, che dallo affetto che gli portavano erano stati spinti alla propria rovina, seguitavano a combattere per la sua causa. Ma le vane speranze e lo intenso amore della vita prevalsero. Vide che, indugiando, la cavalleria regia gli avrebbe potuto impedire la ritirata. Montò, quindi, a cavallo e uscì dal campo.
Nondimeno, i suoi fanti, comunque abbandonati, fecero estrema resistenza. Le Guardie del Corpo gli strinsero dalla diritta, gli Azzurri da mancina; ma i villani della Contea di Somerset, con le falci loro e le punte degli archibugi, fecero fronte, come fossero vecchi soldati, alla cavalleria reale. Oglethorpe fece vigorosa prova per romperli, e fu validamente respinto. Sarsfield, egregio ufficiale irlandese, il cui nome acquistò dipoi una trista celebrità, gli assaltò dall’altro lato; ma indietreggiarono i suoi, ed egli stesso fu gettato a terra, dove rimase alcun tempo come morto. Gli sforzi de’ robusti campagnuoli non potevano lungamente durare. Non avevano più polvere. Gridavano spesso: «Munizione! per l’amor di Dio; munizione!» Ma munizione non v’era. Quand’ecco sopraggiunge l’artiglieria regia. Era stata collocata a mezzo miglio, nella strada maestra, da Weston Zoyland a Bridgewater. Erano così difettosi gli arnesi da guerra dell’armata inglese, che vi sarebbe stata molta difficoltà a strascinare i grossi cannoni al luogo dove ardeva la guerra, se il vescovo di Winchester non avesse offerti all’uopo i cavalli della propria carrozza. Questo immischiarsi di un prelato cristiano in un negozio di sangue, è stato, con istrana incoerenza, riprovato da scrittori Whig, i quali non vedono nulla di criminoso nella condotta de’ numerosi ministri puritani che in quell’occasione avevano prese le armi contro il Governo. Anche dopo arrivati i cannoni, vi era cotale difetto di artiglieri, che un sergente del reggimento di Dumbarton dovette badare da sè al maneggio di alcuni di quelli.[421] Ciò non ostante, i cannoni, comunque male adoperati, tosto posero fine alla pugna. Le picche dei battaglioni ribelli cominciarono a piegare; le file si ruppero; la cavalleria reale fece impeto di nuovo, rovesciando ogni cosa che le si parava dinanzi; la fanteria si mosse traverso al fosso. Anco in tanta estremità, i minatori di Mendip si tennero ostinatamente fermi, e venderono cara la vita loro. Ma in pochi minuti la rotta degl’insorti fu compiuta. De’ soldati, trecento erano morti o feriti. De’ ribelli, più d’un migliaio giacevano esanimi sullo scopeto.[422]
In tal modo ebbe fine l’ultimo combattimento, che meriti il nome di battaglia combattuta sul suolo inglese. La impressione che ne rimase nei semplici abitatori di quelle vicinanze, fu profonda e durevole; impressione che, a dir vero, si è spesso rinnovata. Imperocchè, anche ai tempi nostri, lo aratro e la marra non rade volte disseppelliscono funebri ricordi, teschi, stinchi, e armi stranamente formate di villici strumenti. I vecchi contadini, non è guari, raccontavano che nella loro fanciullezza solevano giocare sullo scopeto alla battaglia fra gli uomini di Re Giacomo e quelli di Re Monmouth, e che questi sempre gridavano: Soho![423]