Il numero di coloro che in tal guisa furono macellati, non si conosce con certezza. Nove furono registrati ne’ libri mortuari della parrocchia di Taunton; ma que’ libri contengono i nomi di coloro che ebbero sepoltura cristiana. Coloro che furono impiccati in catene, e coloro, le teste e le membra de’ quali furono mandate ai circostanti villaggi, dovettero essere un numero molto maggiore. Credevasi in Londra, a quel tempo, che Kirke, nella settimana che seguì alla battaglia, facesse morire cento prigioni.[445]
Nondimeno, la crudeltà non era l’unica passione di questo uomo. Amava il danaro, e non era novizio nell’arte di estorcere. Per quaranta lire sterline poteva ottenersi un salvocondotto, col quale, comecchè fosse di nessun valore al cospetto della legge, il compratore poteva passare senza molestia per i posti militari degli Agnelli, onde ridursi ad un porto di mare, e rifugiarsi ad un paese straniero. Le navi che dovevano mettere alla vela per la Nuova Inghilterra, trovaronsi in quell’occasione così affollate di fuggitivi di Sedgemoor, che si correva pericolo le provvigioni non bastassero al viaggio.[446]
Kirke, non ostante la rozza e feroce indole sua, amava anche i piaceri; e nulla è più probabile di ciò ch’egli si giovasse del proprio potere a sbramare le sue lussuriose voglie. Fu detto ch’egli avesse vinta la virtù d’una donna onesta, promettendole di salvare la vita ad un uomo da lei svisceratamente amato; e dopo ch’ella ebbe ceduto, le mostrasse appeso alle forche il cadavere di colui, per amore del quale la sventurata aveva sacrificato il proprio onore. Ogni giudice imparziale è forza che non presti fede a siffatta novella, non essendovi prova che la confermi. La più antica autorità su cui si possa appoggiare, è una poesia scritta da Pomfret. Gli storici più insigni di quell’età, mentre discorrono i delitti di Kirke, o non ricordano punto cotesta atrocissima scelleratezza, o la rammentano come cosa vociferata, ma senza prove. Coloro che la raccontano, la descrivono con tali varianti, da renderla incredibile. Alcuni pongono la scena in Taunton, altri in Exeter. Chi dice la eroina della novella fosse una fanciulla, chi una sposa. Questi affermano che colui che ella intendeva redimere col proprio disonore, le fosse padre: quegli altri fratello, ed altri ancora marito. Inoltre la storiella, innanzi che Kirke fosse nato, era stata detta di molti altri oppressori, ed era divenuta têma avidamente trattato dagli scrittori di drammi e di novelle. Due uomini politici del secolo decimoquinto, Rhynsault, il prediletto di Carlo il Temerario Duca di Borgogna, ed Oliviero le Dain, il prediletto di Luigi XI di Francia, erano stati accusati del medesimo delitto. Cintio lo aveva tolto a subietto di un suo romanzo; Whetstone dal racconto di Cintio aveva desunto il rozzo dramma di Promo e Cassandra; e Shakespeare avea tolto da Whetstone lo intrecciò della sua insigne Tragicommedia, che chiamò Misura per Misura. E come Kirke non fu il primo, così non fu nè anche l’ultimo, cui la voce popolare attribuisse cotesto eccesso di malvagità. Mentre in Francia infuriava la reazione che seguì alla tirannide de’ Giacobini, una similissima colpa fu apposta a Giuseppe Lebon, che era uno de’ più odiosi strumenti del Comitato di Salute Pubblica; e dopo esame, anco i suoi persecutori conclusero che non aveva alcun fondamento.[447]
Il Governo era mal satisfatto di Kirke, non per la barbarie con che aveva trattati i suoi prigioni poveri, ma per la venale mitezza che aveva dimostra ai colpevoli ricchi.[448] Fu, dunque, sollecitamente richiamato. Nel medesimo tempo era per compiersi una meno illegale e insieme più cruda strage. La vendetta venne differita per alcune settimane. Desideravasi che non si principiasse il giro per le contrade occidentali finchè gli altri non fossero terminati. Infrattanto, le carceri delle Contee di Somerset e di Dorset rigurgitavano di migliaia di prigioni. Il migliore amico e protettore di cotesti infelici in quella estremità, fu uno che abborriva le loro opinioni religiose e politiche, e al quale essi avevano senza provocazione fatto del male; voglio dire il vescovo Ken. Il buon prelato adoperò ogni mezzo per ammansare i carcerieri, e dalla sua propria mensa vescovile diede soccorsi per potere migliorare il rozzo e scarso alimento di coloro che gli avevano guasta la sua cara Chiesa Cattedrale. La sua condotta in quel caso era in armonia con tutta la sua vita. Aveva, a dir vero, intenebrato lo intelletto da molte superstizioni e molti pregiudizi; ma il suo carattere morale, ove imparzialmente si giudichi, sta al paragone con qualsivoglia altro nella storia ecclesiastica, e sembra farsi da presso, per quanto concede la infermità della umana natura, alla perfezione ideale della virtù cristiana.[449]
LIII. Questa sua opera di carità non durò lungo tempo. Pensavasi già a spopolare rapidamente ed efficacemente le carceri. In sul principiare di settembre, Jeffreys, accompagnato da quattro altri giudici, cominciò quel giro la cui memoria durerà quanto la nostra razza e la lingua nostra. Gli ufficiali che comandavano le truppe nei distretti dove egli doveva recarsi, ebbero ordini di prestargli qualunque forza militare avesse potuto richiedere. La ferocità dell’indole sua non aveva mestieri di sprone; e nondimeno gli fu dato incitamento. Al Lord Cancelliere andavano mancando la salute e gli spiriti. Era stato profondamente afflitto dalla freddezza del Re e dalla insolenza del Capo Giudice; e poco era il conforto che poteva trovare gettando lo sguardo sopra la trascorsa sua vita, la quale, se non era infamata da alcuno atroce delitto, era lorda di vigliaccheria, di amore di sè e di servilità. L’infelice ne rimase così profondamente umiliato, che allorquando comparve per l’ultima volta in Westminster Hall, aveva in mano un mazzetto di fiori per nascondersi il viso; perocchè, secondo egli stesso confessò poscia, non poteva sostenere lo aspetto della tribuna e degli uditori. E’ sembra che la idea della vicina morte gl’inspirasse insolito coraggio. Deliberò di alleggiare la propria coscienza, chiese un’udienza al Re, parlò con zelo dei pericoli che inseparabilmente accompagnano i violenti ed arbitrali consigli, e riprovò le illegali crudeltà commesse dai soldati nella Contea di Somerset. Poco dopo si partì da Londra per andare a morire. Mandò l’ultimo fiato pochi giorni dopo che i giudici erano partiti per le contrade occidentali. Venne subito dato annunzio a Jeffreys, che poteva aspettarsi il Gran Sigillo in premio di fedeli e vigorosi servigi.[450]
LIV. In Whinchester il Capo Giudice aprì le sessioni della sua commissione. La Contea di Hamp non era stata il teatro della guerra; ma molti de’ vinti ribelli s’erano, come il loro capo, quivi rifuggiti. Due di loro, Giovanni Hickes, teologo non-conformista, e Riccardo Nelthorpe, giureconsulto posto fuori la legge per avere avuta parte nella congiura di Rye House, avevano cercato asilo nella casa di Alice, vedova di Giovanni Lisle. Giovanni Lisle aveva seduto nel Lungo Parlamento e nella Alta Corte di Giustizia, era stato Commissario del Gran Sigillo a tempo della Repubblica, ed era stato creato Lord da Cromwell. Questi titoli datigli dal Protettore, non erano stati riconosciuti da nessuno de’ Governi che avevano retta la Inghilterra dopo la caduta della casa di Cromwell; ma sembra che, conversando, venissero dati a Lisle anche da’ realisti. La vedova di lui, quindi, era comunemente conosciuta col nome di Lady Alice. Era imparentata a molte rispettabili e ad alcune nobili famiglie, ed era generalmente stimata anco dai gentiluomini Tory della sua Contea. Imperciocchè costoro bene conoscevano, avere essa riprovati taluni atti di violenza a’ quali il suo marito aveva partecipato, sparse amare lacrime sopra la sorte di Carlo I, e protetti e aiutati nella loro miseria molti Cavalieri. La stessa donnesca cortesia, onde era stata mossa a mostrarsi amichevole ai realisti, mentre loro volgeva avversa la sorte, non gli consentì di ricusare un pane e un nascondiglio agli sciagurati che adesso la scongiuravano di proteggerli. Gli accolse in casa propria, dette loro cibo e bevanda, e luogo di riposo. Il dì dopo, la sua casa fu circuita di soldati. Cercarono dappertutto. Hickes fu trovato nascosto nella cantina, e Nelthorpe dentro il camino. Se Lady Alice conosceva gli ospiti suoi essere stati implicati nella insurrezione, senza dubbio era rea di ciò che rigorosamente si chiama delitto capitale. Imperocchè la legge che distingue il principale dallo accessorio, rispetto ad alto tradimento, era allora, ed è tuttavia tale, che disonora la Giurisprudenza inglese. Nei casi di fellonia, una distinzione fondata sopra la giustizia e la ragione è da farsi tra principale ed accessorio dopo il fatto. Chiunque asconda alla giustizia un uomo ch’egli sa essere un assassino, comunque meriti una pena, non è meritevole della pena debita all’assassino; ma chiunque dia ricovero ad un uomo ch’egli sa essere traditore, è, secondo la sentenza di tutti i nostri giuristi, reo d’alto tradimento. Non è mestieri dimostrare l’assurdità e la crudeltà d’una legge che comprende nella medesima definizione, e punisce della stessa pena, delitti che stanno agli opposti estremi nell’ordine della colpa. Il sentimento che fa rabbrividire il suddito più leale al pensiero di porre a vergognosa morte il ribelle, che vinto, inseguito, e in agonia mortale, chiegga un morso di pane e un po’ d’acqua, può essere debolezza; ma è debolezza strettamente congiunta alla virtù; debolezza la quale, nel modo onde è formato l’essere umano, mal possiamo sradicare dall’animo, senza svellere con essa molti altri nobili e benevoli sentimenti. Un savio e buono legislatore potrebbe reputare giusto non sanzionare tal debolezza; ma quasi sempre vi si mostrerà connivente, e la punirà con moderazione. In nessun caso la considererà come un delitto della più brutta specie. Se Flora Macdonald bene operasse nascondendo il condannato erede degli Stuardi, se un valoroso soldato de’ tempi nostri bene operasse aiutando Lavalette a fuggire, sono quistioni intorno alle quali i casuisti potrebbero variamente opinare: ma porre tali azioni nella medesima classe coi delitti di Guido Faux e di Fieschi, è un fare oltraggio alla umanità e al senso comune. Tale, nondimeno, è la classificazione della nostra legge. È manifesto che nulla altro che un mite Governo potrebbe rendere sopportabile siffatta condizione della legge. Ed è giusto dire, che pel corso di molte generazioni nessun Governo inglese, tranne uno solo, ha trattato con rigore le persone ree solamente di avere protetto gli sconfitti e gl’insorti fuggitivi. Alle donne, in ispecie, è stato concesso, come per una tal quale tacita prescrizione, il diritto d’usare fra mezzo alle devastazioni e alle vendette quella pietà, che è il più caro di tutti i loro vezzi. Sino dallo scoppio della gran guerra civile, numerosi ribelli, alcuni de’ quali erano uomini ben altrimenti importanti che Hickes e Nelthorpe, sono stati protetti, contro la severità di governi vittoriosi, dalla destrezza e generosità femminile. Ma nessun sovrano inglese cui sia fuggita di mano la preda, salvo il feroce e implacabile Giacomo, ebbe mai la barbarie nè anche di pensare a porre una donna a cruda e vergognosa morte, per una cotanto veniale e caritatevole trasgressione.
Per quanto odiosa fosse la legge, fu d’uopo stiracchiarla a fine di uccidere Alice Lisle. Secondo la dottrina sostenuta da’ più insigni autori, ella non poteva essere dichiarata convinta, fino a che non fossero stati dichiarati tali i ribelli da essa ospitati.[451] Ciò non ostante, fu trascinata al tribunale innanzi che a Hickes o a Nelthorpe fosse fatto il processo. In quel caso non era agevole ottenere una sentenza a seconda delle voglie del principe. I testimoni tergiversavano. I Giurati, che erano i principali gentiluomini della Contea di Hamp, raccapricciavano al pensiero di mandare una povera creatura a morire, per essersi condotta in guisa da meritare lode meglio che biasimo. Jeffreys era furibondo; avvegnachè, essendo questo il primo caso di crimenlese ch’egli trattava nell’intrapreso giro, sembrasse assai probabile che la preda gli avesse a fuggire dalle unghie. Tempestava, malediceva, bestemmiava con parole di che nessun uomo bene educato avrebbe fatto uso in una corsa o in un combattimento di galli. Uno de’ testimoni, chiamato Dunne, in parte commosso per Lady Alice, in parte atterrito dalle minacce e maledizioni del Capo Giudice, perdè affatto il cervello, e in fine si tacque. «Oh! come è dura la verità» disse Jeffreys «ad uscir fuori dalle labbra d’un ribaldo e bugiardo presbiteriano!» Il testimone, dopo pochi minuti, balbettò poche parole vuote di senso: «Vi fu mai» esclamò il Giudice con una bestemmia, «vi fu egli mai sopra la faccia della terra un simigliante scellerato? Credi tu che vi è un Dio? Credi tu nel fuoco dell’inferno? Tra tutti i testimoni che mi sono capitati fra le mani, non ne ho mai veduto uno simile a te.» Il povero uomo, insensato per terrore, nuovamente si tacque; e nuovamente Jeffreys urlò: «Spero, Signori Giurati, che voi notiate l’orribile condotta di costui. Come si può egli fare a meno di non abborrire costoro e la religione che professano? Un Turco è un santo in agguaglio di codesto sciagurato. Un pagano arrossirebbe di tanta ribalderia. Gesù benedetto! Fra quale genia di vipere ci è toccato di vivere!»—«Io non so che dire, mio signore,» disse tremando Dunne. Il Giudice di nuovo con una mitraglia di bestemmie. «Vi fu egli mai al mondo» gridò «più impudente briccone? Fate lume, ch’io possa vedere il suo viso di bronzo. Voi, o gentiluomini, che siete consiglieri della Corona, badate di pronunciare contro costui una sentenza che lo dichiari spergiuro.» Dopo che i testimoni furono siffattamente esaminati, Lady Alice fu chiamata a difendersi. Cominciò dicendo,—il che poteva esser vero,—che quantunque ella si fosse accorta del turbamento di Hickes allorquando lo accolse in casa, non sapeva nè sospettava che fosse implicato nella ribellione. Egli era ministro di Dio, ed uomo di pace. Non poteva ella, dunque, pensare ch’egli avesse prese le armi contro il Governo; e aveva supposto ch’ei si volesse nascondere perchè v’erano contro lui mandati d’arresto per avere predicato in piazza. Il Capo Giudice si mise a tempestare: «Ma ve lo dirò io. Non v’è un solo tra questi bugiardi e piagnolosi presbiteriani, che, d’un modo o d’un altro, non abbia avuto mano nella ribellione. Il Presbiterianismo comprende ogni specie di scelleraggine. Null’altro fuorchè il Presbiterianismo ha potuto rendere Dunne ribaldo. Mostrami un presbiteriano, e ti mostrerò un bugiardo.» Riepilogò il caso col medesimo tono, declamò per un’ora contro i Whig e i Dissenzienti, e rammentò ai Giurati come il marito della colpevole avesse avuto parte nella morte di Carlo I; fatto non provato da veruna testimonianza; e se provato, sarebbe stato di nessun peso nel caso della donna. I Giurati si ritrassero, e rimasero lungo tempo a deliberare. Il Giudice divenne impaziente, dicendo di non potere intendere in che modo, in un caso così chiaro, essi s’erano alzati dal seggio. Mandò un messo a dire loro, che se non si spicciavano subito, avrebbe aggiornata la Corte, e gli avrebbe chiusi a chiave tutta la notte. Così posti alla tortura, uscirono fuori, ma per dire che dubitavano se esistesse la reità. Jeffreys li rimproverò con veemenza; ed essi, dopo un’altra deliberazione, profferirono ripugnanti l’opinione che affermava la esistenza della colpa.
Il dì seguente fu pronunciata la sentenza. Jeffreys ordinò che Lady Alice fosse arsa viva quel giorno stesso. Questo eccesso di barbarie mosse a pietà ed a sdegno anche i più ardenti partigiani della Corona. Il clero della Cattedrale di Winchester protestò dinanzi al Capo Giudice, il quale, comunque di brutale natura, non era così stolto da porsi al pericolo d’una contesa sopra tale subietto con una classe tenuta in tanta riverenza dal partito Tory. Consentì a differire a cinque giorni la esecuzione della sentenza. Nel qual tempo, gli amici della sventurata scongiurarono Giacomo a mostrarsi clemente. Varie dame d’alto grado intercessero per lei. Feversham, la cui influenza in Corte era cresciuta per la fresca vittoria, e che, come ne corse la voce, era stato comprato all’uopo, parlò a favore di Lady Alice. Clarendon, cognato del Re, orò slmilmente per lei. Ma tutto fu vano. Il più che potè ottenersi, fu che la condanna al fuoco venisse commutata con la decapitazione. La donna si sobbarcò con coraggiosa calma al proprio fato, e le fu mozzo il capo sul palco nel mercato di Winchester.[452]
LV. Nell’Hampshire, Alice Lisle fu la sola vittima; ma il giorno che seguì alla sua decapitazione, Jeffreys giunse a Dorchester, città principale della Contea nella quale Monmouth era sbarcato, ed ebbe principio la strage giudiciale.
Il tribunale, per ordine del Capo Giudice, fu parato di scarlatto; la qual novità parve al popolo indicare sanguinosi proponimenti. Si disse anche, che quando il prete il quale predicò in occasione dell’aprirsi della Corte, insistè sul dovere della misericordia, il Giudice sorrideva ferocemente digrignando i denti; la qual cosa fu tenuta a sinistro augurio di ciò che era per eseguire.[453]