LXXII. La colonia era anchʼessa lacerata da intestine contese, si nazionali che religiose. Di quei che la componevano, i più erano Inglesi; ma non pochi erano delle contrade meridionali della Scozia. Metà appartenevano alla Chiesa Anglicana; gli altri erano Dissenzienti. Ma in Irlanda lo Scozzese e lʼInglese erano fortemente vincolati dalla comune origine: lʼAnglicano e il Presbiteriano lo erano dal protestantismo comune. Tutti i coloni avevano comuni la lingua e glʼinteressi pecuniarii. Erano circondati da nemici comuni, e potevano vivere sicuri per mezzo di cautele e sforzi comuni. Perle quali cose, le poche leggi penali che erano state fatte in Irlanda contro i Protestanti Non-Conformisti, erano lettera morta.[158] La bacchettoneria dei più ostinati partigiani della Chiesa, non poteva allignare al di là del Canale di San Giorgio. Appena il Cavaliere giungeva in Irlanda e vedeva che senza valido e coraggioso aiuto deʼ suoi compatriotti puritani, egli e tutta la sua famiglia avrebbe corso pericolo dʼessere assassinato daʼ ladroni papisti, lʼodio chʼei sentiva contro il Puritanismo, cominciava, suo malgrado, ad intiepidire e spegnersi. Fu notato da uomini illustri di ambedue i partiti, che un Protestante il quale in Irlanda veniva chiamato Tory, in Inghilterra sarebbe stato tenuto per Whig moderato.[159]

I Protestanti Non-Conformisti da parte loro tolleravano, con pazienza maggiore di quanta potesse da loro aspettarsi, la vista del più assurdo ordinamento ecclesiastico che sia mai stato nel mondo. Quattro arcivescovi e diciotto vescovi erano impiegati a reggere circa la quinta parte del numero degli Anglicani che abitavano nella sola diocesi di Londra. Del clero parrocchiale, gran parte erano pluralisti, e risedevano lungi dalle loro cure. Vʼerano alcuni che dai propri beneficii ricavavano poco meno di mille lire sterline di rendita annua, senza mai adempire al loro ufficio spirituale. E non pertanto. questa istituzione mostruosa ai Puritani stabiliti in Irlanda, spiaceva meno che la Chiesa Anglicana ai settari inglesi. Imperocchè in Irlanda le scissure religiose erano subordinate alle nazionali; e il Presbiteriano, mentre come teologo non poteva non condannare la gerarchia stabilita, sentiva per essa una specie di compiacimento, qualvolta la considerava come un sontuoso e pomposo trofeo della vittoria riportata dalla illustre razza da cui discendeva.[160]

In tal modo i mali che pativano i Romani Cattolici irlandesi, non avevano nulla di comune con quelli deʼ Cattolici inglesi. Il Cattolico Romano delle Contee di Lancaster o di Stafford altro far non doveva che diventare protestante, e subito trovavasi, per ogni rispetto, nel medesimo livello in cui erano i suoi vicini: ma se i Cattolici Romani di Munster o di Connaught si fossero fatti protestanti, sarebbero sempre rimasti un popolo soggetto. Tutti i danni che il Cattolico Romano avesse potuto patire, in Inghilterra, erano effetto di durissime leggi, e vi si poteva porre rimedio con leggi più liberali. Ma fra le due popolazioni che abitavano in Irlanda, era una ineguaglianza, la quale non essendo cagionata dalle leggi, non poteva per virtù di quelle cessare. Lo impero che lʼuna esercitava sullʼaltra, era quello della opulenza, sopra la povertà, del sapere sopra lʼignoranza, e della cultura sopra la barbarie.

LXXIII. E parve che lo stesso Giacomo, in sul principio del suo regno, conoscesse perfettamente le sopra esposte cose. I perturbamenti dellʼIrlanda, diceva egli, nascevano non dalle differenze tra Cattolici e Protestanti, ma da quelle tra Irlandesi ed Inglesi.[161] Le conseguenze che da tali premesse avrebbe dovuto dedurre, erano chiare; ma, sventuratamente, per lui e per lʼIrlanda, ei non seppe conoscerle.

Se si fosse potuta mitigare la sola animosità nazionale, non vʼè dubbio che lʼanimosità religiosa, non essendo tenuta desta da crude leggi penali, e da rigorosi Atti di Prova, si sarebbe spenta da sè. Calmare una animosità nazionale simile a quella che vicendevolmente sentivano le due razze abitatrici della Irlanda, non poteva essere opera di pochi anni. Nondimeno, un savio e buon principe vi avrebbe, potuto molto contribuire; e Giacomo lʼavrebbe potuto imprendere con vantaggi che nessuno deʼ suoi predecessori o successori ebbe giammai. Come Inglese e Cattolico Romano, egli apparteneva mezzo alla casta dominatrice e mezzo alla dominata, e però aveva i requisiti necessari a far la parte di mediatore fra esse. Nè riesce difficile indicare la via chʼegli avrebbe dovuto prendere. Avrebbe dovuto dichiarare inviolabile la proprietà territoriale esistente, ed annunziare ciò in modo così efficace da calmare lʼansietà deʼ nuovi possidenti, e da estinguere le sinistre speranze che i vecchi proprietari potessero nutrire. Poco importava chiarirsi se vi fosse ingiustizia nel passaggio deʼ beni da uno ad un altro individuo. Quel passaggio, giusto o ingiusto, era seguito tanti anni innanzi, che rovesciarlo sarebbe stato il medesimo che crollare le fondamenta della società. È dʼuopo che ci sia un limite di tempo ad ogni diritto. Dopo trentacinque anni di non interrotto possesso, dopo venticinque, anni di possesso solennemente guarentito dalle leggi, dopo innumerevoli fitti e cessioni, ipoteche e legati, era troppo tardi porre ad esame la validità deʼ titoli. Nondimeno, qualche cosa si sarebbe potuta fare a guarire, i cuori lacerati e rialzare, le prostrate fortune deʼ gentiluomini irlandesi. I coloni erano in prospere condizioni. Avevano grandemente migliorate le loro terre facendovi su fabbricati, piantagioni e chiuse. In pochi anni la rendita era quasi raddoppiata; il commercio era vivo; e le pubbliche entrate, che ascendevano quasi a trecento mila sterline lʼanno, erano più che bastevoli alle spese del Governo locale, e davano un avanzo che mandavasi in Inghilterra. Non vʼera dubbio alcuno, che il primo Parlamento che si fosse ragunato in Dublino, ancorchè rappresentasse quasi esclusivamente glʼinteressi inglesi, in ricompensa alla promessa che il Re avrebbe fatta di mantenere queglʼinteressi neʼ loro diritti legali, gli avrebbe volentieri concessa una considerevolissima somma onde indennizzare, almeno in parte, le famiglie irlandesi ingiustamente spogliate. In cotesto modo, aʼ tempi nostri, il Governo Francese pose fine ai litigi nati dalla più vasta confisca che sia mai stata in Europa. E in simil modo, se Giacomo avesse seguito il parere deʼ suoi consiglieri protestanti, avrebbe almeno grandemente mitigato uno dei precipui mali che affliggevano lʼIrlanda.[162]

Fatto ciò, egli avrebbe dovuto affaticarsi a porre in armonia le razze avverse, proteggendo imparzialmente i diritti e frenando gli eccessi di entrambe. Avrebbe dovuto punire con pari severità lʼindigeno che trascorreva alla licenza della barbarie, e il colono che abusava della forza della civiltà. Fino al punto cui poteva giungere la legittima autorità della Corona—e in Irlanda era molto estesa—niuno che per occupare un ufficio avesse i requisiti dʼintegro e di esperto, avrebbe dovuto esserne escluso a cagione della razza alla quale apparteneva e della religione che professava. È probabile che un Re Cattolico Romano, potendo liberamente disporre dʼuna grossa rendita, avrebbe, senza grave difficoltà, potuto persuadere i prelati e i preti cattolici romani a cooperare con lui nella grande impresa della riconciliazione. Molto, nondimeno, sarebbe rimasto a farsi dalla mano riparatrice del tempo. La razza natia avrebbe dovuto imparare dalla colonia la industria e la preveggenza, le arti del vivere civile, e la lingua dellʼInghilterra. Non poteva essere uguaglianza tra uomini che abitavano dentro case, e uomini che stavansi dentro porcili; tra gli uni che si cibavano di pane, o gli altri che alimentavansi di patate; tra quelli che parlavano la nobile favella di grandi filosofi e poeti, e questi che, con pervertito orgoglio, vantavansi di non potere contorcere la loro bocca a balbettare un gergo nel quale erano scritti gli Augumenti delle Scienze e il Paradiso perduto.[163] Nulladimeno, non è irragionevole il credere che se la moderata politica la quale siamo venuti esponendo, fosse stata fermamente seguita dal Governo, ogni distinzione si sarebbe andata a poco a poco cancellando; e adesso non vi sarebbe vestigio della ostilità che ha formata la sciagura della Irlanda, come non ne esiste della avversione che un tempo regnava tra i Sassoni e i Normanni in Inghilterra.

LXXIV. E fu sventura che Giacomo, invece di farsi mediatore, divenisse il più feroce e dissennato uomo di parte. Invece di calmare il rancore delle due popolazioni, lʼinfiammò fino ad un punto non mai prima veduto. Deliberò di invertire la loro posizione relativa, e porre i coloni protestanti sotto i piedi deʼ Celti papisti. Appartenere alla Chiesa Anglicana, essere di razza inglese, era agli occhi suoi un demerito per conseguire gli uffici civili e militari. Meditava il disegno di confiscare nuovamente e partire il suolo di mezza lʼisola; e manifestava così chiaramente tale pensiero, che una classe degli abitatori dellʼIrlanda fu tosto agitata da terrori chʼei poscia invano volle calmare, e lʼaltra da speranze chʼegli poi vanamente si studiò di frenare. Ma questa era piccolissima parte della sua colpa e demenza. Stabilì deliberatamente, non solo di dare agli abitatori aborigeni dellʼisola lʼintero possesso del loro paese, ma di giovarsene anche come strumenti per istabilire la tirannide in Inghilterra. Lʼesito di questo divisamento fu quale era da prevedersi. I coloni si posero in sulle difese, con la invincibile pertinacia della loro razza. La madre patria considerava come sua propria la causa loro. Allora seguì una lotta disperata per una terribile partita di giuoco, sulla quale ambe le parti posero ogni cosa più caramente diletta: nè possiamo giustamente biasimare lʼIrlandese o lʼInglese per avere, in tanta estremità, ubbidito alla legge della propria difesa. Il conflitto fu tremendo, ma breve. Il più debole cedette. La sua sorte fu crudele; e nondimeno la crudeltà onde fu trattato, era degna, non di difesa, ma di scusa; imperocchè, quantunque egli avesse sofferto tutto ciò che la tirannia possa infliggere, non patì più di quanto egli stesso avesse inflitto altrui. Lo effetto dellʼinsano attentato di soggiogare la Inghilterra per mezzo della Irlanda, fu che glʼIrlandesi divennero servitori deglʼInglesi. Gli antichi possidenti sforzandosi di ricuperare ciò che avevano perduto, perderono la maggior parte di ciò che era loro rimasto. Il breve predominio del papismo produsse poi tal numero di leggi barbare contro il papismo, che il libro statutario dʼIrlanda è passato in proverbio dʼinfamia per tutta la Cristianità. Tali furono gli amari frutti della politica di Giacomo.

Abbiamo già veduto che uno deʼ primi suoi atti, dopo che ascese al trono, fu quello di richiamare Ormond dalla Irlanda. Ormond in quel Regno era considerato come capo deglʼinteressi inglesi; aderiva fermamente alla religione protestante; e il suo potere eccedeva dʼassai quello di un ordinario Lord Luogotenente, prima perchè per grado ed opulenza era il più grande fraʼ coloni, e poi perchè non solo era capo dellʼamministrazione civile, ma anco comandante delle forze. Il Re, in quel tempo, non voleva affidare interamente ad un Irlandese il Governo. Vero è chʼegli avea detto che un vicerè nativo dellʼisola, sarebbe presto diventato sovrano indipendente.[164] Per allora, quindi, ei pensò di partire il potere di che Ormond era rivestito, dando lʼamministrazione civile ad un Lord Luogotenente inglese e protestante, e il comando delle armi ad un Irlandese Cattolico Romano. Lord Luogotenente fu fatto Clarendon; Comandante dello esercito Tyrconnel.

Tyrconnel discendeva, secondo che sopra abbiamo detto, da una di quelle degeneri famiglie di Pale, che comunemente erano annoverate fra la popolazione primigenia dʼ Irlanda. Talvolta chiacchierando parlava con albagia normanna dei barbari Celti,[165] ma in fatto parteggiava per i naturali dellʼisola. Odiava i coloni protestanti, i quali lo rimeritavano di pari abborrimento. Clarendon sentiva assai diversamente; ma per indole, interesse e principii, era un ossequioso cortigiano. Aveva animo basso; trovavasi in circostanze impacciate; ed aveva la mente profondamente imbevuta delle dottrine che la Chiesa Anglicana aveva a quei tempi con tanta assiduità propagate. Nondimeno, era fornito di doti non ispregevoli; e sotto un buon Re, forse sarebbe stato un rispettabile vicerè.

LXXV. Circa nove mesi erano scorsi dal richiamo dʼOrmond allo arrivo di Clarendon in Dublino. In quellʼintervallo di tempo, il Re era rappresentato da un Consiglio di Lordi Giudici; ma lʼ amministrazione militare era nelle mani di Tyrconnel. Già i disegni della Corte cominciavano a svolgersi. Un ordine reale giunse da Whitehall per disarmare la popolazione. Tale ordine fu rigorosamente eseguito da Tyrconnel, rispetto aglʼInglesi. Benchè le campagne fossero infestate da bande di ladroni, un gentiluomo protestante appena poteva impetrare licenza di tenere un paio di pistole. Al contadiname del paese, dallʼaltra parte, fu concesso di tenere le armi.[166] La esultanza deʼ coloni perciò fu grande; allorchè, finalmente, nel dicembre del 1685, Tyrconnel fu chiamato a Londra, e Clarendon spedito a Dublino. Ma tosto si conobbe che la direzione del Governo Irlandese era di fatto in Londra, non in Dublino. Ogni corriere postale che giungeva dal Canale di San Giorgio, recava nuove della infinita influenza che Tyrconnel esercitava nelle cose irlandesi. Dicevasi che sarebbe fatto Marchese, Duca, comandante delle armi; che gli sarebbe affidata la impresa di riordinare lʼarmata e le Corti di Giustizia.[167]