LXXVI. Clarendon rimase amaramente mortificato al trovarsi come un membro subordinato in quella amministrazione, della quale egli aveva creduto dʼessere il capo. Lamentavasi che qualunque cosa egli facesse, fosse male rappresentata daʼ suoi detrattori: e che i più gravi provvedimenti intorno al paese da lui governato, erano fatti in Westminster, resi noti al pubblico, discussi nelle botteghe di Caffè, scritti in migliaia di lettere private, vari giorni prima che ne fosse dato avviso al Lord Luogotenente. Poco importargli, diceva, la sua dignità personale; ma non esser cosa lieve, che il rappresentante della maestà del trono fosse reso zimbello al pubblico disprezzo.[168] La paura rapidamente si diffuse fra glʼInglesi appena conobbero che il vicerè, loro concittadino e protestante, non poteva proteggerli secondo che avevano sperato. Cominciarono a fare amaro esperimento di ciò che importi essere una casta soggetta. Erano molestati daglʼindigeni con accuse di crimenlese e di sedizione. Questo protestante aveva carteggiato con Monmouth; quellʼaltro aveva con poco rispetto favellato del Re quattro o cinque anni innanzi, mentre si discuteva la Legge dʼEsclusione; e la testimonianza del più infame degli uomini serviva a provare la colpa. Il Lord Luogotenente riferì, che temeva, ove non si fosse posto fine a siffatto modo dʼagire, in Dublino tra breve sarebbe stato il regno del terrore simile a quello che sʼera veduto in Londra, allorchè lʼonore e la vita deʼ cittadini erano nelle mani di Oates e di Bedloe.[169]

A Clarendon fu, dopo poco tempo, annunziato, in un conciso dispaccio di Sunderland, il principe avere deliberato di fare senza indugio un pieno cangiamento nel Governo civile e militare dellʼIrlanda, e di porre negli uffici un gran numero di Cattolici Romani; e si aggiungeva, con pochissima grazia, che la Maestà Sua aveva in tali cose chiesto consiglio a uomini più competenti del suo inesperto Lord Luogotenente.[170]

Avanti che cotesta lettera fosse pervenuta al vicerè, la nuova di ciò che vi si conteneva era per vari mezzi arrivata in Irlanda. Il terrore deʼ coloni fu immenso. Essendo inferiori di numero alla popolazione indigena, la loro condizione sarebbe stata tristissima se la popolazione indigena si fosse armata contro loro di tutti i poteri dello Stato: e tale, nientemeno, era la minaccia. Gli Inglesi abitanti di Dublino passava lʼuno accanto allʼaltro per le vie con afflitto sembiante. Nella Borsa i negozi erano sospesi. I possidenti affrettavansi a vendere a qualunque prezzo le loro terre, e mandare in Inghilterra le somme ricavate. I trafficanti cominciavano ad assestare i loro conti, ed apparecchiavansi a ritirarsi dai commerci. Lo effetto della paura tosto si risentì nella pubblica rendita.[171] Clarendon tentò dʼispirare agli impauriti quella fiducia chʼei non aveva in cuore. Assicurò loro, che la proprietà sarebbe stata considerata come sacra; e disse di sapere di certa scienza, che il Re era determinato di mantenere lʼAtto, così chiamato, di Stabilimento, che guarentiva i loro diritti sulle terre. Ma al Governo in Inghilterra egli scriveva in tono diverso. Rischiossi per fino a querelarsi del Re, e senza biasimare lo intendimento che Sua Maestà aveva dʼimpiegare i Cattolici Romani, suggerì con vigorose parole, che i Cattolici Romani destinati agli impieghi fossero inglesi.[172]

La risposta di Giacomo fu secca e fredda. Dichiarò, come egli non intendesse privare i coloni inglesi delle terre loro, ma molti di loro ei teneva suoi nemici; e dacchè consentiva di lasciare tutta lʼopulenza nelle mani deglʼinimici, era maggiormente necessario che lʼamministrazione civile e militare fosse posta in quelle degli amici suoi.[173]

Per le quali cose, vari Cattolici Romani furono chiamati al Consiglio Privato; e spedironsi ordini ai municipii perchè ammettessero i Cattolici Romani ai privilegi municipali.[174] A molti ufficiali dellʼesercito fu arbitrariamente tolto e grado e pane. Invano il Lord Luogotenente patrocinò la causa di parecchi, che egli sapeva essere buoni soldati e leali sudditi. Fra costoro erano vecchi Cavalieri, che avevano strenuamente pugnato per la monarchia, e che portavano onorate cicatrici. Neʼ loro posti furono messi uomini i quali altro merito non avevano che la loro religione. Dicevasi che deʼ nuovi capitani e luogotenenti alcuni erano stati bifolchi, altri servitori, altri anche predoni; taluni erano così assuefatti a portare scarponi, che inciampavano e procedevano stranamente impacciati neʼ loro stivali da soldati. Non pochi degli ufficiali destituiti arruolaronsi nellʼesercito olandese, e quattro anni dopo provarono il diletto di sconfiggere ignominiosamente i loro successori, e cacciarli oltre le acque del Boyne.[175]

Lʼangoscia e il timore di Clarendon si accrebbero ad una nuova che gli giunse per vie private. Senza la sua approvazione, senza nè anche fargliene saper nulla, facevansi apparecchi per armare e disciplinare tutta la popolazione celtica dellʼisola di cui egli era governatore di solo nome. Tyrconnel da Londra dirigeva le cose; e i prelati cattolici erano suoi agenti. Ciascun prete era stato richiesto di compilare una lista di tutti i suoi parrocchiani maschi, atti alle armi, e mandarla al suo Vescovo.[176]

LXVII. Già correva voce che Tyrconnel sarebbe tra breve ritornato a Dublino, investito di poteri straordinari e indipendenti; e la voce ogni giorno maggiormente spandevasi. Il Lord Luogotenente, che per nessuno insulto al mondo sapeva indursi a rinunziare alla pompa e agli emolumenti del suo ufficio, dichiarò che avrebbe piegata la fronte dinanzi al volere del Re, e si sarebbe mostrato in ogni cosa suddito obbediente e fedele. Disse di non avere mai in vita sua avuto il minimo litigio con Tyrconnel, ed era sicuro che nè anche adesso nascerebbe differenza tra loro.[177] Eʼ pare che Clarendon non si rammentasse della congiura fatta a rovinare la fama della sua innocente sorella, della quale congiura Tyrconnel era stato precipuo macchinatore. Simigliante ingiuria non è tale che un uomo dʼalto animo possa agevolmente perdonare. Ma nella malvagia corte nella quale gli Hydes si erano tanto tempo affaccendati a farsi lo stato, simiglianti ingiurie venivano di leggeri perdonate e poste in oblio, non mai per magnanimità di carità cristiana, ma per semplice abiettezza e difetto di senso morale. Nel giugno 1686, Tyrconnel giunse in Irlanda. Il regio mandato lʼautorizzava solamente a comandare le truppe; ma aveva istruzioni concernenti tutte le parti dellʼamministrazione, e a un tratto si recò in mano il Governo effettivo dellʼisola. Il di dopo il suo arrivo, esplicitamente dichiarò, che gli uffici dovevano largamente darsi ai Cattolici Romani, e che per ciò era dʼuopo mandar via i Protestanti. Si dètte con pertinacia ed ardore a riordinare lʼarmata. E davvero chʼera questa lʼunica delle funzioni di comandante supremo chʼegli potesse adempire: poichè, quantunque fosse coraggioso nelle risse e neʼ duelli, non conosceva punto lʼarte militare. Alla prima rassegna chʼegli fece, coloro i quali gli stavano da presso poterono chiaramente accorgersi che egli non sapeva guidare un reggimento.[178]

LXXVIII. Cacciare dallʼarmata glʼInglesi e porvi glʼIrlandesi, era, secondo la sua opinione, il principio e il fine dellʼamministrazione della guerra. Ebbe lʼinsolenza di cassare il capitano delle Guardie del Corpo del Lord Luogotenente; nè Clarendon seppe di ciò chʼera seguito, se non quando vide un Cattolico Romano, il cui volto gli giungeva nuovo, scortare il suo cocchio di gala.[179] Il cangiamento non si limitò ai soli ufficiali. Le file furono pienamente disfatte e rifatte. Quattro o cinquecento soldati furono reietti da un solo reggimento, principalmente sotto pretesto dʼessere di statura inferiore a quella richiesta dalla legge. Nulladimeno, anche lʼocchio più inesperto conobbe a un tratto che essi erano più atti e meglio formati deʼ loro successori, il cui aspetto selvaggio e squallido disgustava i riguardanti.[180] Ai nuovi ufficiali fu ingiunto di non arruolare nessun soldato protestante. I reclutatori, invece di battere i loro tamburi per raccogliere volontari nelle fiere e nei mercati, secondo lʼantica usanza, recavansi ai luoghi aʼ quali i Cattolici Romani solevano andare in devoto pellegrinaggio. In poche settimane, il Generale aveva posto nello esercito più di due mila reclute indigene; e chi gli stava dappresso, con sicurtà affermava che pel dì di Natale in tutta lʼarmata non sarebbe rimasto nè anche un soldato di razza inglese.[181]

In tutte le questioni che sorgessero nel Consiglio Privato, Tyrconnel mostravasi similmente violento e parziale. Giovanni Keating, Capo giudice deʼ Piati Comuni, uomo insigne per abilità, integrità e lealtà, espose con modi assai miti, che tutto ciò che il Generale potesse ragionevolmente chiedere per la sua propria Chiesa, era la perfetta uguaglianza. Disse, il Re aver voluto manifestamente intendere, che nessun uomo meritevole della fiducia pubblica dovesse essere escluso perchè Cattolico Romano, e nessuno immeritevole della pubblica fiducia dovesse essere ammesso perchè Protestante. Tyrconnel subito cominciò a vomitare imprecazioni e bestemmie. «Io non so che rispondere a ciò; ma devono essere tutti Cattolici Romani.»[182] I più assennati Irlandesi aderenti alla Religione Cattolica rimasero atterriti alla demenza di lui, e provaronsi di rimproverarlo; ma li cacciò via imprecando.[183] La sua brutalità trascorreva tantʼoltre, che molti lo credevano ammattito. Eppure, era meno strana della svergognata volubilità con che gli uscivano di bocca le bugie. Lungo tempo prima aveva acquistato il soprannome di Lying Dick Talbot (il bugiardo Guglielmo Talbot); e a Whitehall ogni strana finzione veniva chiamata una delle verità di Dick Talbot. Adesso giornalmente mostrava dʼessere ben meritevole di cotesta non invidiabile riputazione. E davvero in lui il mentire era una infermità. Dopo dʼaver dato ordini di destituire gli ufficiali inglesi, era capace di condurli nelle sue segrete stanze, e assicurarli della fiducia ed amicizia che sentiva per loro, dicendo: «Dio mi confonda, mi sperda, mi fulmini sʼio non avrò a cuore i vostri interessi.» Talvolta coloro ai quali aveva fatto simili giuramenti, sapevano, innanzi ohe il giorno si chiudesse, dʼessere stati destituiti.[184]

LIX. Al suo arrivo, quantunque bestemmiasse oscenamente contro lʼAtto di Stabilimento, e chiamasse glʼinteressi inglesi cosa iniqua, cosa scellerata, cosa maledetta, simulò nondimeno dʼesser convinto che la distribuzione delle proprietà, non si poteva, dopo si lungo corso dʼanni, alterare.[185] Ma giorni dopo, cangiò linguaggio. In Consiglio si mise a declamare con veemenza intorno alla necessità di renderò le terre agli antichi padroni. Ma non aveva per anche ottenuto lʼassenso del Re a codesto fatale disegno. Nella mente di Giacomo, il sentimento nazionale tenzonava ancora debolmente contro la superstizione. Egli era uomo inglese; era Re inglese; e non poteva, senza tristi presentimenti, acconsentire alla destruzione della maggior colonia che lʼInghilterra avesse mai fondata. Glʼinglesi Cattolici Romani, ai quali aveva costume di chiedere consiglio, furono di quasi unanime opinione a favore dellʼAtto di Stabilimento. Non solo lʼonesto e moderato Powis, ma il dissoluto e testardo Dover, porsero savi e patriottici consigli. Tyrconnel mal poteva sperare di frustrare da lungi lo effetto che tali ammonimenti producevano nella mente del Re. Deliberò, quindi, di difendere in persona la causa della sua casta; e però, verso la fine dʼAgosto, partì per lʼInghilterra.